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Se sei di sinistra hai 70.000 buone ragioni per andare in depressione

Parliamoci chiaro. Se a litigare per 70.000 euro fossero stati Scopelliti & C., fossero stati quelli del Pdl o del Pd, ci saremmo mossi tutti, giornalisti e giornalettisti, facebookiani e twitteriani, bloggeristi e wikileaksisti, a dire guarda lì, che schifo la politica, siete tutti uguali, andate a casa. E invece a insultarsi pubblicamente per 30 denari (con la rivalutazione, partendo dall’epoca di Cristo, dovremmo arrivare ai 70.000 di oggi) sono i rifondaroli comunisti. E i rifondaroli sono bravi, sono davvero di sinistra, si battono contro ogni guerra nel mondo, per la pace in ogni mondo, per salvare gli alberi dell’Amazzonia e i cani coreani, contro Marchionne e contro Mourinho. Sono bravi, sono giovani, sono puri, hanno sempre ragione. Per questo è imbarazzante sentire i fieri alfieri della legalità insultarsi per il vil denaro, che ammorba le società capitalistiche avanzate a danno del nuovo sottoproletariato urbano e internettiano. Per questo è imbarazzante leggere quanto è avvenuto dopo l’addio del consigliere regionale Nino De Gaetano alla sigla erede, seppure con il Dna annacquato, del partito che fu di Gramsci e Berlinguer. Addio? Addio? Oddio.
E cosa dobbiamo dire noi, che senza di loro (io e qualcun altro) o insieme a loro abbiamo cantato Bandiera rossa e Serenata rap, ci siamo indignati per il trasformismo degli altri, per le clientele degli altri, per i rapporti poco chiari degli altri, per le assunzioni pilotate degli altri, per le leggi ad personam degli altri ma che, ahimè, i comunisti dovevano applicare anche alle loro personae perché sono leggi e le leggi vanno rispettate. Per cui i monogruppi, scandalo dello scantinato calabrese, sono sì una macchina mangiasoldi per gli altri, ma diventano un defibrillatore della libertà e della democrazia se sono di sinistra. Non i sinistri del Pd, ovviamente, perché sono cattivi, ma i sinistri veri, quelli duri e puri, che se portano le Hogan è perché le hanno comprate al bazar del commercio equo e solidale.
Ora, secondo quanto dichiarato dallo stesso, Nino De Gaetano ha detto addio a Rifondazione comunista per motivi strettamente politici, di prospettiva e di sfiducia nella linea portata avanti dai vertici nazionali. La prima sorpresa è stata quella di sentire i segretari regionali di Rifondazione e del Pdci chiedere subito la chiusura del gruppo. E perché mai? Gruppo? Mica ci sarà solo De Gaetano in quel gruppo? Ma che c’è, non vorrete dire che un gruppo o monotale prende finanziamenti anche se è di very sinistra?
E poi, amarezza delle amarezze, hanno lasciato il segno le parole dei rifondaroli regionali e nazionali: «Il consigliere regionale De Gaetano lascia Rifondazione Comunista ed adduce, per questa sua scelta, motivazioni risibili. La verità è di una semplicità al limite della banalità: De Gaetano va via dal Prc per evitare l’umiliazione di essere cacciato». Cacciato? E perché mai? «Egli non versa le quote dovute al Partito dal mese di settembre del 2009, quindi ben prima degli improbabili dubbi sulla linea politica, essendo peraltro recidivo in tale comportamento».
«Per il debito dal settembre 2009 ad oggi – sostengono i vertici regionali di Rifondazione – è in corso a carico di De Gaetano un procedimento disciplinare presso il collegio nazionale di garanzia del Partito. Considerato che la quota da versare ammonta a 3.500 euro al mese, De Gaetano si è intascato la modica cifra di 70.000 euro che invece avrebbe dovuto versare al partito. La lettera inviatagli dal segretario nazionale Paolo Ferrero nei giorni scorsi non era una privata lettera di cortesia. Si è trattato di un atto politico ben preciso: l’ultima possibilità concessa a De Gaetano per mettersi in regola». A proposito: «Egli ha liberamente aderito ad un partito che ha uno statuto nel quale è espressamente stabilito che gli iscritti eletti nelle istituzioni devono versare una quota della loro indennità di carica».
De Gaetano non ha porto l’altra guancia: «Le parole offensive e gli argomenti diffamatori con cui i vertici nazionali e regionali del Prc hanno bollato in queste ore la mia decisione di lasciare il partito confermano, amaramente, quanto sia stata opportuna e giustificata, benché assai sofferta, la mia scelta». Ancora: «Vorrei ribadire ai tanti che fingono di non sapere, che lo stesso “personaggio” ha sostenuto negli ultimi quattro anni con il suo appannaggio di consigliere regionale le spese della federazione provinciale di Reggio Calabria, le sue iniziative sul territorio, tutte le campagne elettorali (forse per una cifra anche complessivamente superiore ai 70mila euro sbandierati come unica ragione della mia scelta). D’altronde, c’è un’ingombrante pila di “pezze” giustificative che sono disponibile ad inviare sui tavoli nazionali, se richiesto».
Staffilata profetica del consigliere regionale: «Mi spiace dover preannunciare ai vertici nazionali e regionali del Prc che, con la stessa, presunta “scusa” e, cioè, l’ormai insormontabile sfiducia per un progetto politico sempre più residuale ed incapace di incidere concretamente sulle sorti del Paese, saranno tanti nei prossimi giorni a lasciare il partito in provincia di Reggio Calabria».
Insomma, De Gaetano non solo ha le pezze d’appoggio, ma è una Sibilla Cumana che come un magnete si tirerà dietro altri e, come in un romanzo d’avventura, tutti insieme andranno ad esplorare nuovi lidi e nuovi orizzonti. Poi magari, finalmente, si ricorderanno di dirci che quei soldi contesi in realtà servono per la pace nel mondo o per gli alberi dell’Amazzonia. Ma ci accontenteremmo anche del salvataggio dei cani coreani. Aivoglia, con 70.000 euro.

2 risposte a Se sei di sinistra hai 70.000 buone ragioni per andare in depressione

  1. roberto scrive:

    ecco la sinistra che avrebbe voluto salvare reggio della morsa della destra ma andate a zappareeeeeeeeee

  2. FB scrive:

    la cosa che veramente fa incazzare è la presunzione e l’arroganza di quella che doveva essere la nuova classe dirigente, la nuova generazione, come la definisci nell’articolo la “vera sinistra” dura e pura. é davvero risibile la giustificazione del De gaetano adducendo il fatto che Lui ha usato l’”appannaggio” per svolgere attività politica sul territorio, ma la regola era “versare la quota al Partito” lo hai fatto: no.

    mi chiedo, se non rispetti le regole dell’organizzazione di cui fai parte e che hai sottoscritto chi mi dice che sei in grado/capace di rispettare le altre di regole?

    Penso comunque che il miglior commento a questa antipatica disputa sia la battuta del Principe De Curtis che rivolgendosi al nuovo che arrampica avrebbe detto ” MA MI FACCIA IL PIACERE…………………”