Ci sono immagini che ti trafiggono. Le guardi sfogliando un giornale e ti schiaffeggiano. Ti sbattono in testa come pugni su un ring. Ti lacerano come i tagli di Fontana. Però non valgono quanto le sue tele.
Ti ritrovi un giorno per strada, diretta in un posto qualunque. Si dice che non ha importanza la meta, no? Che l’importante è il percorso. Ti ritrovi diretta in un posto, e sei per strada e poi la vedi. Ti specchi in una parte della tua vita, qualcosa che non dimenticherai mai. Gli occhi grandi, sgranati, sembrano insieme troppo grandi e troppo piccoli per l’orbitale che li ospita. I capelli corti. È normale in questa situazione: impossibile tenerli lunghi, a meno che non si abbia una parrucchiera ventiquattr’ore al giorno a disposizione per rimediare alla catastrofe. E quella maglietta colorata, i pantaloni di lino, freschi e larghi. Abbassi lo sguardo, per pudore, per non farle vedere che l’hai vista. Per non farle capire che l’hai riconosciuta, che tu puoi leggerle dentro. Tiri diritto per non mortificarla con la tua consapevolezza. O forse solo perché ti rifiuti di accettare che sei tornata indietro di anni, a quei giorni in cui un’altra maglietta colorata, su altri pantaloni larghi e freschi, erano appesi come su una gruccia sul corpo di tua sorella. I capelli sempre corti, impossibile gestirli, quei bei capelli mossi e neri che tutte le invidiavano e che erano diventati stopposi e che aveva dovuto tagliare corti perché erano diventati ingestibili.
Succede così, che un giorno cammini per strada, fa caldo, sei grata di quel venticello amico che ti aiuta a non arrenderti nel sole di luglio. Cammini e la vedi. Ti scontri col tuo passato e con un presente per cui non puoi fare niente. Ti scontri e devi nuovamente fare i conti con la tua impotenza. Distogli gli occhi, per non farti scoprire commossa, disperata anche dopo anni. Disperata anche dopo che tutto è passato, che la vita ha preso a scorrere più facilmente. Adesso tua sorella sta bene, è riuscita a ritrovarsi ed è bellissima. Oggi più che mai. Però stranamente il tuo cuore continua a sanguinare lacerato. Già, i tagli di Fontana sono opere intramontabili, ormai sono nella storia dell’arte.
E non puoi impedirti di nasconderti per piangere, perché per gli altri sono lacrime anacronistiche. Un vincolo con il passato che non hai saputo spezzare.
Invece sono lacrime di oggi. Perché tu ‘sai’: quegli occhi troppo grandi e troppo piccoli in quelle orbite, lo sai che oggi fanno piangere una madre. Quei bei capelli chissà, magari sarebbero morbidi e setosi, attraenti per gli uomini e affascinanti per i bambini, così ridotti, però, ti fanno solo pensare a quel padre che si impone di non mostrare neanche una lacrima per non far vedere il proprio dolore agli altri figli.
Distogli lo sguardo per non farle capire che sai. Per non tradire la tua paura che quella malattia possa di nuovo incontrarti per strada e risucchiarti in un vortice di dolore, facendoti ripiombare negli anni bui in cui non vedevi alcuna via d’uscita.
Avrei voluto essere diversa, forte, determinata. Capace di aiutare chi, come lei, ha deciso di odiare il mondo e la vita perché paradossalmente li ama troppo. Invece abbasso gli occhi, per concederle a mio modo la dignità di esistere senza sentirsi osservata.
So cosa provocano gli sguardi indiscreti del mondo. E non sono gli sguardi banali e leggeri del gossip, perché questi sono costruiti, sono per vendere le riviste e per plagiare le menti del popolo disattento. Mezzi di distrazione di massa, ormai purtroppo assorbiti nel tessuto sociale. Questi altri, invece, questi sguardi ‘veri’ sono scrutatori, bramosi, morbosi di leggerti dentro, non per affetto, solo per giudicare. “Sapessi quante volte ho litigato con la gente per proteggere mia sorella da quegli sguardi.” Da quel disprezzo e malcelato disgusto di chi aveva la fortuna di non sapere cosa significasse.
Ti ritrovi un giorno a camminare per strada e ti imbatti nel tuo passato, con cui non hai mai fatto bene i conti. Ti accorgi che nonostante i milioni di tentativi sai di non poter essere davvero di aiuto in un caso del genere.
E mentre vorresti darti un’occasione, chiedere a quella persona di fare due passi con te, aver modo di farle sapere che tu la apprezzi lo stesso, che tu lo sai che il suo non è un capriccio; quella maglietta e quei pantaloni sono già lontani, svolazzanti a passo veloce in una strada piena di gente. Abbastanza per avere tutti gli occhi puntati addosso.
“Ma non i miei, cara, stai tranquilla.”
Non ho avuto bisogno di guardarla. L’ho vista con gli occhi del cuore, dei ricordi. Sono tutte uguali, con la paura e la sfida che si rincorrono nei riflessi delle loro iridi. Sono tutte uguali e tutte così stupende. Potenzialmente forze della natura. Non finirà mai, la loro lotta. Anche quando e se saranno fuori dai guai. Anche quando mangeranno di gusto in pizzeria con gli amici.
Porteranno sempre con sé quella maglietta e quei pantaloni troppo larghi.
E questo non lo dico alle ragazze malate, perché loro probabilmente ne faranno tesoro e si faranno forza del fatto che avranno vinto. Lo dico alle loro madri, alle loro sorelle, ai padri. Perché sono loro che sperimentano il fallimento. Che si ritrovano con i tagli nel cuore per troppo amore. Ogni ora di ogni singolo giorno.
Vorrei rincontrarla, quella ragazza. Tra un anno, anche due, perché un po’ di tempo ci vuole per ricominciare a vivere, con la fortuna di trovare l’aiuto giusto, medici competenti e umani che fanno dell’empatia una forza e non una debolezza da vincere. Vorrei rincontrarla, e vederla fiorita come una margherita di primavera, nel meglio del suo tempo, con tutte le strade aperte e con i suoi occhi luminosi e dolci, in un’orbita finalmente della giusta misura. Non sono una persona che spera abitualmente, ma chissà che questo mio desiderio non possa essere esaudito.






Traspare una grande sensibilità d’animo…molto bella.
Non è facile descrivere con parole sentimenti così profondi senza cadere nella banalità…
tenere in vita affetti anche se provocano dolore…..
Complimenti amica.
Continua la scrittura serve anche ad esorcizzare i fantasmi del passato.
complimenti …