Attualità

Zitara, “in attesa dell’avvento”: potevate almeno dircelo

La figlia e la moglie del grande meridionalista calabrese si rivolgono agli autori del corto premiato al Festival del Cinema di Venezia, ispirato alla sua opera. "Lo avete visto e intervistato: perché non ci avete detto nulla?"

Quasi come vincere un Oscar, and the winner is… e sentire il tuo nome.

Anche se la sezione “Orizzonti” è marginale rispetto alla grande kermesse della passerella della Biennale di Venezia, sentire pronunciare un titolo familiare è come sentirsi proiettati dentro lo schermo, una Alice che attraversa lo specchio e finisce su un palco, a sentire che suo padre ha scritto una cosa che dà il titolo al film che prende la targa con il leone, il velluto, la scatola pregiata, e compagnia bella.
Ma dopo qualche secondo tutto questo si spegne, il groppo nella pancia si scioglie e si riaggroviglia in un nodo di incomprensione.

Nicola Zitara nel 2006

Perché gli autori, di cui perlomeno uno ha usufruito delle poltrone di casa mia per intervistare papà, non ci hanno detto nulla? Ho appreso la cosa dai giornali, mi sento decisamente defraudata dei miei diritti. Sarebbe stato giusto chiedere di poter usare il titolo dell’articolo di mio padre, cosa che la famiglia avrebbe concesso con piacere e un pizzico di vanità.
Avrei voluto vedere almeno il film per poter dire la mia, avrei voluto sapere dell’esistenza di questo film, sapere che era in concorso a Venezia e conoscere gli autori. Così si fanno le cose, non di nascosto. Tra l’altro gli autori sono di Nicotera, città natale di mia madre. Non è in capo al mondo. Dico, neanche una telefonata o un messaggio su Facebook o una mail alla Fondazione “Nicola Zitara onlus”.
Sono venuti ad intervistare mio padre, hanno fatto il loro bravo film senza che né lui né la famiglia ne sapesse niente ed ora ne raccolgono gli onori. Ben fatto. Io questo modo di fare lo chiamo tecnicamente “mettere in quel posto”.

D'Agpstino e Lavorato durante la premiazione

E’ stato filmato anche un altro documentario con le interviste di mio padre: “Uomini d’onore” di Francesco Sbano, il quale venne a casa e per tutta la postproduzione si tenne in contatto con noi, regalandoci una copia del dvd finito, diventando un amico per mio padre e per la famiglia. Io questo corto vincente non ho avuto neanche il piacere di vederlo. Non so neanche se sia in vendita, non avrei chiesto una copia omaggio, l’avrei anche pagata volentieri. Su Youtube c’è il filmato della premiazione e i ringraziamenti a mio padre e  a Ciccio Salvo. Tutto qui.

E poi perché tutta questa segretezza? Una volta morto Nicola Zitara si tende – mi sia concesso dirlo – a dimenticare che dietro la sua opera è esistita ed esiste ancora una famiglia attiva che protegge il nome di Zitara con il rispetto e l’amore dovuto ad un intellettuale così nobile, pulito, che non è mai sceso a compromessi per ottenere vantaggi personali.

Mio padre ha teorizzato il separatismo rivoluzionario nel suo Negare la negazione. Ciò risulta molto scomodo ai numerosi e frammentari orientamenti politici meridionalisti, che tendono sempre ad inquadrare il Sud in una visione unitarista e europea. Torna scomodo ai Leghisti, torna scomodo ai suoi editori, torna scomodo ai suoi discepoli, torna scomodo persino ai sui parenti.  Per tali motivi più di una volta il pensiero di mio padre è stato piegato ad ottiche unitariste. Ciò che mi preoccupa, non avendo visto il corto, è proprio questo.

Le idee di mio padre sono state quelle sin dagli anni ’70, e per tali vogliamo che sia ricordato, nel bene o nel male.

Il fare le cose di nascosto pertanto mi lascia perplessa e mi induce alla prudenza. Ma per pronunciare un giudizio mi riservo di vedere il film, come e quando sarà possibile non lo so. Spero in un cortese cenno dagli autori.

 

Di seguito riporto una dichiarazione di mia madre, Antonia Capria Zitara, professoressa, giornalista e presidente a vita della Fondazione “Nicola Zitara onlus”.

Nicola Zitara a giugno 2008

Aver letto questa notizia mi ha molto gratificata dato che lo spessore di Nicola Zitara è decisamente internazionale. Il saggio che ha ispirato il film è stato molto apprezzato da personaggi quali Hosea Jaffe e Samir Amin. Non ricordo con esattezza i volti dei due autori poiché a casa nostra c’era sempre un gran via vai , ma sono sicura che Felice D’Agostino sia venuto ad intervistare mio marito nel periodo in cui stava ancora bene e la sua malattia non si era conclamata. Sono ulteriormente contenta perché hanno scelto un tema attualissimo. Il PC allora era, come dire, fuori fase, e il PSI fece la figura del ladro. Forse queste cose oggi non significheranno molto, ma per noi che credevamo nel Sol dell’Avvenire, fu un vero tradimento politico: ci siamo sentiti defraudati, umiliati, derubati. Altrettanto ha fatto la Sinistra nel periodo berlusconiano: ha apparecchiato una tavola e messo su le pietanze in modo che altri potessero mangiarle.

Nicola Zitara nel suo studio

L’avvento di cui parla Zitara è la fine del colonialismo interno, fatto che è stato spiegato con dovizia nel libro L’Unità d’Italia, nascita di una colonia del ’71.
In attesa dell’avvento fu pubblicato parzialmente nel 1967 e poi definitivamente l’anno successivo sulla rivista Quaderni Calabresi, inoltre è pubblicato nell’edizione Jaca Book di Il Proletariato esterno del 1973.

Sono sinceramente contenta che questi due giovani abbiano toccato la parte più incisiva e attuale dell’opera e del pensiero di Zitara. Mi congratulo soprattutto con Felice che ricordo meglio.
Ad entrambi chiedo di continuare su questa strada perché Zitara è un grande maestro, non un falso profeta.

Antonia Capria Zitara

13 risposte a Zitara, “in attesa dell’avvento”: potevate almeno dircelo

  1. Pinca Pallina scrive:

    …è incredibile come i calabresi riescono ad incazzarsi anche là dove dovrebbero essere solo contenti…

  2. Pingback: Zitara e la memoria lunga. In attesa dell’avvento | Scirocco News

  3. serena scrive:

    Credo che le parole della signora Zitara racchiudano la vera essenza di questa vicenda, la polemica è inutile e sterile, l’unica cosa degna di nota è il bellissimo lavoro di questi due ragazzi….e la dedica ad un grande uomo!!!

    E proprio come è stato scritto, “Ad entrambi chiedo di continuare su questa strada…..”

    Cari Felice e Arturo ancora auguroni per questo meritatissimo premio.

  4. Guillermo Laurin Salazar scrive:

    Come diciamo noi da le nostre parti, “nos ahogamos en un vaso de agua”; Si sempre affoghiamo in un bicchiere di acqua, quando solo ce di stare felici per un premio che riempe di gioia a tutti quelli che conosciamo il lavoro dei registi.
    Guillermo Laurin Salazar

  5. Angelo scrive:

    Domande :
    1) Perché SCIROCCO NEWS definisce la sezione “Orizzonti” “marginale rispetto alla grande kermesse della passerella della Biennale di Venezia”
    2) Perché si tira in ballo il documentario “Uomini d’onore” di Francesco Sbano che “venne a casa e per tutta la postproduzione si tenne in contatto con noi, regalandoci una copia del dvd finito, diventando un amico per mio padre e per la famiglia”?
    Angelo Maggio

    • scirocco scrive:

      Probabilmente lei si riferisce a quanto scritto nel pezzo firmato da Lidia Zitara, che potrà rendere ancora più chiaro di quanto già non lo sia il suo punto di vista.

  6. Lidia Zitara scrive:

    Dopo la risposta di Arturo Lavorato, anche se tardivamente, si può finalmente fare luce su questo episodio, che effettivamente è piuttosto banale.

    Ho avuto il piacere (dopo un po’ di ricerche tra parenti e amici per trovare chi mi potesse dare un numero o un recapito) di parlare al telefono con Felice D’Agostino, persona gentile ma decisamente orgogliosa del suo lavoro.
    Come dalla risposta di Arturo Lavorato, dalla nostra conversazione telefonica, si evince che il cortometraggio è meramente incentrato su una diversa ottica da cui osservare il centocinquantenario tanto pubblicizzato e osannato dalla televisione di stato, attraverso manifestazioni ed eventi per i quali non posso che essere concorde con i due registi nel definirli “disgustosi”.
    L’opera, che non contiene DIRETTAMENTE interviste o parti di scritti di mio padre, assume unicamente il titolo di un suo scritto ed è semplicemente a lui dedicata, esattamente come Steven King dedica abitualmente i sui libri alla moglie Tabitha.

    Felice D’Agostino mi ha spiegato al telefono che era solo un omaggio che si voleva rendere ad un personaggio che ha influenzato il loro modo di concepire la politica e la storia, e che volevano così ricordare. Non c’era alcun intento capzioso nel loro agire.
    Eppure, torno a ribadire, di tutto ciò (nonostante la “massima diffusione” data alla notizia dell’evento) la famiglia è stata informata solo dai giornali il giorno stesso della premiazione. Penso che la minima cortesia avrebbe voluto che gli autori richiedessero l’uso del titolo e informare della dedica. Sarebbe stato bello poter avere un contatto “prima” di qualsiasi fraintendimento, non dover ricomporre i cocci “dopo”. In questo caso, sì, non posso che ribadire la mia afflizione per la mancanza di comunicazione.
    Ciò è secondo me parafrasi evidente dello spezzettamento delle forze culturali esistenti in Calabria dove le cose si fanno singolarmente, senza includere altri attori culturali. Tuttavia per questa volta non posso esimermi dal mettere anche me nel novero.
    Come ho detto il muoversi singolarmente genera perplessità e -in questo caso- errori di giudizio, seppur inevitabilemente indotti dal “non sapere”.
    Ho errato nel giudicare i due autori e me ne dolgo, ma anche loro hanno errato, secondo il mio modo di intendere l’etica professionale e la cortesia umana dovuta a tutti.

    Per quanto riguarda Calabria Ora non sono stata anche io che spettatrice infastidita dell’episodio. Racconto solo la scenetta tragicomica capitatami ieri telefonando alla redazione centrale di Cosenza, alla quale io stessa, senza sollecitazione alcuna, avevo chiesto ragione degli epiteti dispregiativi nei confronti dei due Autori. Per carità, quando si ha una notizia tra le mani si cerca sempre di gonfiarla (l’ho fatto anche io: lavoro da quindici anni nel giornalismo e conosco chi lavora “ai limiti”). Ho trovato all’altro capo del telefono un concentrato di arroganza, che non ha trovato parole migliori che dire imperiosamente: “E’ mia cortesia pubblicare i comunicati stampa! Decido io cosa pubblicare e come” (forse in un impeto di sturm und drang) e chiudere il telefono in faccia ad una collega che ha lavorato nella sua testata per due anni.

    Per il resto non posso che chiudere questa polemica ringraziando nuovamente gli Autori per la dedica e invitandoli a casa mia per un caffè.

  7. Pingback: www.LiberaReggio.org » I vincitori del premio Orizzoni del Festival del Cinema di Venezia rispondono alle accuse

  8. Giuseppe Pugliese scrive:

    Tre domande @ Maurizio Trobia:
    1. Premetto che ognuno ha il diritto di incazzarsi come gli pare, ma quando, riferendoti a Lidia Zitara, scrivi “eppure ne ha di motivi per incazzarsi”, perchè non dici anche quali sono questi motivi?
    2. Hai visto il corto?
    3. Ti sei limitato a dire “per chi voti”, senza argomentare, senza entrare nel merito nemmeno di una virgola di ciò che ha scritto Arturo, ma questo è ormai sport nazionale molto diffuso.. Hai letto bene la sua replica?
    Su una cosa sono d’accordo con te: quando parli di distanze e radici del nostro dramma collettivo, ma ovviamente per motivi diametralmente opposti ai tuoi.

    • scirocco scrive:

      Al di là del fatto che Maurizio Trobia ha scritto il proprio commento ieri mattina, mentre Arturo Lavorato ha postato il commento cui ti riferisci un’ora fa (il che esclude la possibilità di “entrare nel merito”), l’articolo esprime molto bene la posizione della famiglia. Tant’è che il regista se la prende con altro organo di stampa, che ha ripreso in altro modo la notizia.
      Noi abbiamo dato con orgoglio la notizia del premio Orizzonti (http://www.scirocconews.it/index.php/2011/09/10/festival-del-cinema-di-venezia-ai-calabresi-felice-dagostino-e-arturo-lavorato-il-premio-orizzonti-per-un-corto-dedicato-a-nicola-zitara/), e abbiamo dato rilievo alla riflessione di Lidia Zitara, che si chiede la ragione per la quale non sia stata avvisata la famiglia, in quanto “suo padre ha scritto una cosa che dà il titolo al film”.
      Una cosa è certa: speriamo presto di vedere il lavoro. Che, siamo sicuri, sarà eccellente.

      • Giuseppe Pugliese scrive:

        Ops…, chiedo scusa a Trobia per la domanda nr 3, ma ritengo tutt’ora valide le altre due. Non volevo certo surrogare Arturo e Felice e nulla avevo scritto riguardo l’articolo, ma visto che hai aggiunto un elemento nuovo alla discussione, esprimo le mie riserve sul taglio dell’articolo che, come dici, “esprime molto bene la posizione della famiglia”. Sicuramente vi sono riportate le posizioni di mamma e figlia ma il titolo: Zitara, “in attesa dell’avvento”: potevate almeno dircelo.
        La figlia e la moglie del grande meridionalista calabrese si rivolgono agli autori del corto premiato al Festival del Cinema di Venezia, ispirato alla sua opera. “Lo avete visto e intervistato: perché non ci avete detto nulla?” direi che riassuma perfettamente la posizione della figlia e non di tutta la famiglia. Concludo dicendo che per quel che mi riguarda, chiunque ha il diritto di pensare e scrivere quello che vuole, così come chi legge un giornale ha il diritto di fare altrettanto. La sensazione è che Lidia Zitara abbia fatto un gran casino sul nulla…

  9. arturo lavorato scrive:

    “Sono sinceramente contenta che questi due giovani abbiano toccato la parte più incisiva e attuale dell’opera e del pensiero di Zitara.
    …sono sicura che Felice D’Agostino sia venuto ad intervistare mio marito …”.

    Con queste toccanti parole Antonia Capria Zitara, moglie di Nicola, commenta la notizia della vittoria a Venezia del nostro cortometraggio “In attesa dell’avvento”  per la sezione Orizzonti.
    Mette conto però precisare che quella visita, alla quale partecipammo entrambi, nulla ha a che vedere con la realizzazione del cortometraggio. La nostra conoscenza del pensiero di Nicola Zitara risale infatti alla metà degli anni novanta, quando i testi del teorico ci furono molto utili per orientare la nostra formazione politica ed intellettuale. L’intervista che andammo a realizzare a Siderno circa otto anni fa, unica volta in cui lo incontrammo, di cui nemmeno abbiamo successivamente preso visione, rispondeva alle richieste di una persona terza che aveva intenzione di realizzare un documentario sull’emigrazione calabrese.
    Il cortometraggio non nasce affatto da uno spunto di Zitara, ma dalla nostra esigenza di contrapporre un punto di vista radicale ed “altro” alle mistificatorie celebrazioni “unitarie” dei 150 anni. I riferimenti, nella dedica finale, nel titolo e in un cartello, restano postumi alla costruzione del film, che a titolo del tutto gratuito viene dedicato alla figura di Zitara e a quella di Ciccio Svelo.

    Di fronte alle parole, brutte ed offensive, con cui ha inteso commentare i riconoscimenti alla nostra opera un’altra parente di Zitara, la figlia Lidia, precisiamo che:
    1-     L’opera filmica è solamente dedicata a Nicola Zitara. Un omaggio cui nessuno ci obbligava e cui tuttavia abbiamo dato in ogni contesto, compresa appunto la premiazione, la massima pubblicità.
    2- Non si tratta di un film su Zitara, ne questo contiene interviste o scritti dell’intellettuale.
    3-     Non ci risulta usurpazione dal riconoscere platealmente un debito teorico attraverso la parafrasi che dà il titolo al film.
    Infine, avremmo spontaneamente e gratuitamente inviato appena possibile copia del film alle interessate, come faremo, aspettando le pronte scuse per le accuse gratuite ed offensive rivolteci.

    Muove a scandalo, comunque, leggere il titolo, che non riprende nessuna dichiarazione, con cui Calabria Ora pubblica le affermazioni della signora Zitara: “Due registi dalla memoria troppo corta”. Ancora più vergognoso lo stigma con cui ci segna, mettendo a didascalia di una nostra foto la parola “irriconoscenti”. Tanto più che si menzionano le dichiarazioni infamanti della figlia omettendo quelle opposte della madre.
    Quando poi si consideri che a questo episodio si è voluta dare molta più enfasi che non alla notizia della premiazione, con un titolo dalle dimensioni tre volte superiori, posizionato nel taglio alto, quando l’altro veniva relegato in basso alla pagina…
    Restiamo tuttavia disposti al beneficio del dubbio verso la testata qualora la medesima ci chiedesse pubblicamente scusa e pubblicasse questa nostra nota, che trasmettiamo, con enfasi non inferiore a quella data alle panzane della signora Zitara.
    felice d’agostino
    arturo lavorato

  10. maurizio trobia scrive:

    Ho letto con attenzione il pezzo di Lidia Zitara.
    Personalmente condivido in pieno ciò che scrive anche perché con estremo garbo (eppure ne ha di motivi per incazzarsi) rivendica semplicemente “Rispetto”, parola evidentemente desueta nella mia regione. Eppure è proprio la mancanza di “Rispetto” ciò che ha fatto sprofondare questa terra. Vorrei evitare di estremizzare o peggio strumentalizzare il pezzo di Lidia Zitara, ma credo che stupirsi delle sue sacrosante rivendicazioni o non condividerle amplifica la distanza tra noi calabresi e le radici del nostro dramma collettivo.