Sarà pure un sondaggio, ma il calo vistoso (ben cinque punti) di Scopelliti nelle rilevazioni Ipr Marketing sul gradimento dei governatori italiani offre l’occasione per riflettere ulteriormente sul momento vissuto da Peppe e dalla sua coalizione. Fino a qualche tempo fa il messaggio di Scopelliti e l’impatto sull’elettorato calabrese facevano perno su una semplice equazione: sostenetemi che io, in virtù dei miei rapporti con Berlusconi, faccio arrivare in Calabria una montagna di soldi. Insomma, l’evocazione dei finanziamenti pubblici, in quanto tale, bastava per alimentare il sogno iniziato con Lele Mora sul Lungomare di Reggio e virtualmente concluso, sempre su quel Lungomare, con Miss Italia e Rtl: concluso, ovviamente, per l’impatto devastante della crisi, i tagli agli enti locali e l’avvento del governo Monti.
In un paese normale, in una regione normale, il valore di una classe dirigente si misurerebbe dalla capacità di amministrare il territorio con un utilizzo oculato delle risorse o, in parole povere, dalla capacità di fare il miglior pane possibile con la farina che c’è. Questo si chiama buongoverno. È un terreno sul quale Scopelliti e i suoi avversari fanno fatica a camminare. Fate attenzione. In Calabria non si dice quasi mai io ho fatto costruire una strada utile e sicura, io ho fatto costruire un presidio ospedaliero all’avanguardia, io ho fatto costruire scuole o asili nido modello, io ho fatto costruire depuratori che garantiscono la pulizia del mare e la salvaguardia delle coste. Si dice, invece, io ho fatto arrivare tanti soldi per le strade, la sanità, l’istruzione, l’ambiente. Quando gratti sotto gli annunci, scopri soldi distribuiti a valanga e sperperi a fronte di incompiute o opere del tutto inutili. Quando gratti, vincono solo quelli che si sono pappati gli appalti
Il punto è che l’opinione pubblica, ben contenta di farsi ipnotizzare dal luccichio del pubblico denaro che da queste parti ha il significato biblico della manna dal cielo, ora comincia a chiedersi cosa ci sia sotto. E non trova una classe dirigente in grado di indicare un credibile percorso di cambiamento, di buongoverno. Fa sorridere, ora che Berlusconi non c’è più, vedere Scopelliti assurgere a Che Guevara dei viaggiatori calabresi contro i vergognosi tagli di Trenitalia che isolano ancora di più la punta dello stivale. Ma lui dov’era? Dov’era quando Moretti decideva di tagliare il sistema di trasporti ferroviari al Sud?
Allo stesso tempo, che dire di esponenti politici già del centrosinistra di governo come Peppe Bova e Nicola Adamo, fuorusciti dal Pd in nome del calabro autonomismo, che improvvisamente diventano alfieri del reddito minimo garantito? Non potevano introdurlo loro quando stavano al governo della Calabria? Cosa glielo ha impedito? Che senso ha proporlo ora, quando non si sa cosa tagliare, figuriamoci introdurre nuove spese?
Peraltro il Pd, che dovrebbe avere in poppa il vento degli errori e dei disastri del centrodestra, in questa regione non sembra avere idee sulle quali marciare. A Catanzaro non c’è nessuno ad approfittare dell’autogol di Traversa, dell’autodafé decretato dal ministero dell’Interno contro le furbizie del Pdl e del deputato-ex sindaco. Scalzo, già candidato giovane del Pd sacrificato contro il panzer Traversa, ora chiede di essere ricandidato nell’indifferenza quasi generale. A Reggio, tra dissesti, scandali e indagini in corso, l’opposizione di centrosinistra dovrebbe volare, dovrebbe prendere in mano l’iniziativa e cercare di portare la città a nuove elezioni e a una nuova fase. Invece ci si limita a qualche comunicato stampa. O, massimo dell’emozione, quando qualche big come D’Alema decide di scendere in riva allo Stretto, si cerca di prenotare qualche sala che non sia così difficile da riempire in attesa che succeda qualcosa. Magari che sia la magistratura a sciogliere i nodi che la politica non riesce ad affrontare.
Torniamo al calo di consensi del governatore Scopelliti. Qualcuno dice che sia finita la luna di miele con i calabresi. Noi ci limitiamo a constatare che sono finiti i soldi e che è in discussione non solo un modo di governare ma anche il senso di un progetto politico: lo champagne costa. Ora sarebbe il tempo delle idee, che non sono finite, semplicemente non ci sono mai state. C’è qualcuno che può vendercene una? Paghiamo in BTP.







bello sandro, condivido al 100 %. siamo tutti colpevoli dello stallo del csx davanti allo sfascio detrminato da peppe e la sua gang