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Addio a Vincenzo Consolo. Ad alta voce

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«Ma che siamo noi, che siamo?… Formicole che s’ammazzano di travaglio in questa vita breve come il giorno, un lampo. In fila avant’arriere senza sosta sopra quest’aia tonda che si chiama mondo, carichi di grani, paglie, pùliche, a pro’ di uno, due più fortunati. E poi? Il tempo passa, ammassa fango, terra sopra un gran frantumo d’ossa. E resta, come segno della vita scanalata, qualche scritta sopra d’una lastra, qualche scena o figura». [Filosofiana, da Le pietre di Pantalica]

Si è spento oggi a Milano, Vincenzo Consolo. Era nato il 18 febbraio 1933 a Sant’Agata di Militello, ed ha lasciato un’eredità immensa come scrittore e come saggista. È considerato uno tra i maggiori narratori italiani contemporanei. È un autore sui generis perché non ha scrtitto veri e propri romanzi, convinto com’era che “non si possono scrivere romanzi perché ingannano il lettore”, ma ha sempre prediletto una narrazione orientata verso la poesia.

In questo video del 16 ottobre 2010 legge un brano tratto da Lo spasimo di Palermo.
Lo vogliamo ricordare così, con la sua lieve e delicata profondità.

«Al di qua della morte, mentre siamo in vita, il dovere dell’intellettuale è quello di essere partecipe a quelli che sono i destini di infelicità dell’uomo, che risiedono nelle zone di marginalità della società, nelle classi meno privilegiate, meno abbienti, e quindi bisogna capire quali sono le condizioni di questi emarginati e perché questi emarginati in certi momenti tragici arrivano a dei gesti estremi».

Una risposta a Addio a Vincenzo Consolo. Ad alta voce

  1. mariangelaregolo@virgilio.it scrive:

    BUON VIAGGIO MAESTRO…