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Reggio, sequestrati lo storico locale “Cordon bleu” e i supermercati Spaccio Alimentare e Doc Market

Creavano società per aggirare il fallimento. La Guardia di finanza ritiene però di avere svelato il trucco e così ha denunciato sei persone bancarotta impropria, emissione di fatture false ed estorsione, e ha eseguito un provvedimento di sequestro di beni e attività del valore di tre milioni di euro. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni domiciliari in Reggio Calabria e Milano presso le sedi delle società coinvolte e di quattro fiduciarie interessate alla vicenda.
Tra i beni sequestrati rientrano lo storico locale ”Cordon Bleu” sul centralissimo corso Garibaldi (il locale resterà aperto seppur affidato ai custodi nominati dall’autorità giudiziaria), i supermercati ”Spaccio Alimentare” e ”Doc Market”.
Il provvedimento ha interessato le società Gsc s.r.l., Doc market s.r.l. (che controlla l’omonima catena di supermercati), Gabrem immobiliare e Gesi group s.r.l.

Il Cordon bleu

IL COMUNICATO DELLA GUARDIA DI FINANZA

Al termine di una complessa indagine gli uomini del Gruppo della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, sotto la direzione della Procura della Repubblica reggina – Sost. Proc. Dott. Stefano Musolino – hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di beni e quote societarie nei confronti di 6 indagati accusati a vario titolo di bancarotta impropria, emissione di fatture false ed estorsione. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni domiciliari in Reggio Calabria e Milano presso le sedi delle società coinvolte e di 4 fiduciarie interessate alla vicenda.

L’indagine ha preso le mosse nel mese di febbraio 2011 a seguito della denuncia di una trentina di dipendenti di alcuni supermercati del capoluogo reggino i quali lamentavano da alcuni mesi di non percepire lo stipendio e temevano il licenziamento. Gli approfondimenti  esperiti dalle Fiamme Gialle permettevano di accertare che L.B. e suo marito T.G. rispettivamente soci unici della società che gestiva i predetti supermercati e di una immobiliare, in sede di procedura di concordato preventivo dinanzi al Tribunale avrebbero fatto apparire le due società come enti distinti e separati con contestuale creazione di crediti apparenti tra loro al fine di ingannare i creditori ammessi alla predetta procedura.

Veniva inoltre accertata la costituzione di ulteriori due imprese che attraverso successivi intrecci societari ed affitti di rami di azienda avrebbero permesso una intestazione meramente formale delle stesse in capo ad alcune fiduciarie milanesi anche se di fatto la loro gestione sarebbe sempre rimasta in capo ad L.B. Tali manovre avrebbero agevolato la distrazione dal patrimonio della società in liquidazione di numerosi beni di significativo valore commerciale a favore di terzi futuri acquirenti o di società dagli stessi occultamente partecipate. Nel prosieguo delle indagini venivano infine portati alla luce alcuni episodi estorsivi in danno di dipendenti i quali con minaccia del licenziamento sarebbero stati costretti alla restituzione di una parte degli stipendi certificati in busta paga ma di fatto percepiti per importi inferiori.

Oltre ai due coniugi sono stati denunciati anche la sorella di L.B., due dipendenti della società in liquidazione ed S.S., quali soci unici o amministratori delle diverse imprese costituite.

Il valore complessivo delle  quote societarie e dei beni sequestrati può essere quantificato in oltre 3 milioni di euro costituiti in particolare da 7 immobili a destinazione commerciale, 2 capannoni industriali, 1  unità immobiliare residenziale di notevole pregio, 1 unità immobiliare non residenziale, 1 fabbricato rurale e 2 autovetture di grossa cilindrata che saranno affidati per la gestione a due custodi nominati dall’Autorità Giudiziaria.

il supermercato Spaccio Alimentare

 

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