LE PULCI AMMAESTRATE

Peppe avrà anche ragione, ma io sono fiera di aver torto

Considerazioni dopo la manifestazione delle DCR, Donne Calabresi in Rete, che ha portato davanti al palazzo del Consiglio regionale le voci e i colori della Calabria che non ci sta

Caro Peppe, hai ragione tu.

Hai ragione quando dici – o fai dire – che la comunità calabrese sostiene il tuo modello. Hai ragione quando ti inalberi per lo scioglimento della “tua” città, per la demonizzazione della “tua” regione. Hai ragione a chiamarti fuori dall’affaire Fallara perché firmavi le carte con la benda sugli occhi, senza controllare gli atti perché ti fidavi. Hai ragione a cercare finanziamenti oltre i confini europei, in Cina per il ponte, negli Emirati Arabi e in altri Paesi simbolo della democrazia per incentivare il turismo. Hai ragione a minimizzare il numero degli avvisi di garanzia, degli arresti delle indagini “contro” i tuoi consiglieri. Hai ragione a fingere che la Calabria non sia arrivata al fondo della cloaca in cui la classe politica l’ha spinta, a indire conferenze stampa, a presenziare a convegni e tavole rotonde, a partecipare a trasmissioni televisive per enumerare i tantissimi finanziamenti in arrivo per chi sa attendere. Hai ragione a sfrugugliare l’orgoglio calabro, e reggino in particolare, facendo passare che il marchio della ‘ndrangheta non pesi sulle troppe continuità nelle contiguità, ma su tutti i cittadini che ti hanno votato. E anche su quelli che non ti hanno votato, ma a cui sta bene che tu continui a sedere, impassibile, sul tuo trono di governatore.

Mi verrebbe quasi da chiederti scusa, come a suo tempo ha fatto un calabrese molto più grande di tutti noi (secondo te posso permettermi di definirmi calabrese solo perché amo e vivo questa terra, o devo infilarmi nella casta dei paria, che non hanno diritto di parola?), innamorato come noi. Scriveva Corrado Alvaro: «Non avrei mai pensato che ci sarebbe toccato vivere al tramonto di un mondo. Proprio ti chiedo scusa. Certo, è ridicolo che io ti chieda scusa del tempo, del secolo, dell’epoca, del mondo come Va. Ma ognuno è responsabile del suo tempo».

Mi verrebbe da chiedere scusa anche ai tanti, troppi calabresi che ogni giorno sputano sentenze contro di te, ti accusano di tutti i mali del mondo, e poi sperano che tutto cambi perché nulla cambi. Ma io non sono Alvaro. E non sono neppure Pennac: non cerco un capro espiatorio su cui gettare il mio malessere. Mi basta guardare il malessere che in Calabria è ancora più tangibile di quanto non sia in altre zone d’Italia. Mi basta ascoltare il dissenso che bisbiglia costantemente, a braccetto con l’immobilismo silenzioso.

Ieri non eravamo in tanti sulle scale dell’Astronave. Neppure duecento (duecento, Peppe: insegna a contare alle tue fedelissime, spiega che c’è differenza tra 20 e 200. Tu hai molta più dimestichezza con i numeri, puoi essere maestro). Ma c’eravamo. Personalmente sono orgogliosa di esserci stata, di aver messo la mia faccia insieme a quelle di chi non consuma le giornate a buttarti addosso veleno, e preferisce utilizzare il proprio tempo a cercare una soluzione per opporsi ad una deriva che richiede aggregazione, con la voglia di trovare insieme una strada nuova, diversa da quella tracciata da te e dalla politica al servizio (dovrebbe essere politica di servizio: vedi come una semplice preposizione, due semplici lettere possano cambiare totalmente l’accezione di un’idea?).

Eppure hai ragione tu. Le idee non contano. Neppure i fatti. Contano i numeri, e i numeri parlano. Parlano di cinquanta consiglieri regionali che oggi trovano migliaia di ragioni per non dimettersi in massa e cercare di ricostruire, liberando la Calabria. Parlano di migliaia di persone, soprattutto reggini, che nei giorni scorsi hanno chiamato per incoraggiare l’appello delle DCR, ringraziando per l’impegno e la voglia di cambiare e poi hanno trovato di meglio da fare che sedersi su quei gradini per chiederti di liberare il Palazzo. Parlano di cittadini che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, che convivono con l’immondizia (quella attorno ai cassonetti e quella sparsa un po’ ovunque, e deambulante), che si oppongono a parole ma poi cercano il proprio nome nel Burc.

Se contano i numeri, hai ragione tu. Se contano i numeri, avrai sempre ragione tu, e chi ti aiuta a fare massa. Ma se contano le idee, se contano i valori, se conta il senso di appartenenza a un territorio, e non al clan del momento, allora, caro Peppe, non hai più ragione. Questo, ho visto ieri sulle scalinate di Palazzo Campanella: la voglia di ritrovare un senso e una direzione comuni, fuori dai personalismi, lontano dalle paure.
«Giustizia non esiste là ove non vi è libertà» scriveva Luigi Einaudi nel 1948. E spiegava, con decenni di anticipo, perché la Calabria, oggi, è stretta in una morsa che toglie il fiato.

5 risposte a Peppe avrà anche ragione, ma io sono fiera di aver torto

  1. Pingback: Se non posso ballare, allora non è la mia rivoluzione. « Donne Calabresi in Rete

  2. Luigi scrive:

    cara paola, ho letto e apprezzato molto quello che scrivi. ogni tua sillaba intrisa di calabresità molto più di quanto succede per tanti altri che calabresi si definiscono ma non sono
    poi ho letto su un blog le riflessioni di una donna che non ho il piacere di conoscere, ma ho capito perche’ questa nostra calabria non andrà mai da nessuna parte: troppo sciarriosa, troppo piena di professionisti di ieri oggi e domani
    e così oggi accanto ai professionisti della politica e ai professionisti dell’antimafia si aggiungono anche le professioniste delle adunate di piazza organizzate che si mettono a dare lezioni sul come dove e quando, urlando contro i socialnet e dimenticandosi persino che la loro egida dovrebbe essere la partenza dell’aggregazione e non della disaggregazione
    andiamo avanti così – continuiamo a farci del male

    a voi donne in rete, poche o tante non importa, il grande merito di averci messo la faccia e di non nascondervi dietro facili bandiere – non ci potevo essere perche’ non ero in calabria ma ci sarò: vi ho trovate e non vi mollo più

    grazie per oggi e per domani

  3. Anna Pascuzzo scrive:

    Scopelliti la chiama la “mia Calabria” perchè in effetti questa Calabria gli assomiglia molto, la sente sua perchè ha il suo lurido dna…assomiglia molto di più a lui e alla sua banda che a me e alle mie compagne…
    Ecco perchè siamo poche e pochi, perchè non vediamo la realtà e crediamo di cambiarla appropriandoci di una Calabria che non ci somiglia per niente…
    Io sono, noi siamo un’altra Calabria, di questa così com’è non so che farmene ! :(

  4. Salvatore scrive:

    Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno.
    DALLA LETTERA AGLI EFESINI CAP. 6 : 10/16 DI PAOLO APOSTOLO

  5. SABY52 scrive:

    Adesso che Paola ha fatto la sua analisi sulla situazione reale della nostra Calabria, tocca a noi , cittadini Comuni, trovare il coraggio per avallare questa sua analisi!! Si, è proprio vero, si divulga ricchezza laddove c’è povertà, si divulga progresso laddove c’è arretratezza, si divulga onestà laddove c’è disonestà, e in tutto questo noi calabresi, reggini in particolare, ci siamo assuefatti a questo stato di degrado, socio- politico che ormai vige da anni in questa nostra bellissima città! Stanchezza? Rassegnazione?? Convenienza? Non lo so! in questa situazione , faccio fatica persino a pensare. Resta il fatto che la Calabria, terra di cultura, solidarietà, accoglienza, turismo e tanto altro, si è ridotta ad essere menzionata dai midia nazionali ed internazionali solo ed esclusivamente per fatti di contiguità con la mafia, avendo di conseguenza primati tali da far vergognare un intero popolo!!!! Triste molto triste!!