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Siamo disabili tutto l’anno, non solo il 3 dicembre

Il 3 dicembre è la “Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità”. Quest'anno il tema è rimuovere le barriere per creare una società inclusiva e accessibile a tutti. Eppure le barriere non sono solo architettoniche. Ci spiega perché una persona che si scontra ogni giorno con ogni tipo di barriera

3 dicembre. È la “Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità”, come stabilito dal Programma di azione mondiale per le persone disabili, accolto nel 1982 dall’Assemblea generale dell’Onu. Mira alla promozione e alla diffusione dei temi legati alla disabilità, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui concetti di dignità, diritti e benessere delle persone disabili, sviluppando la consapevolezza dei benefici che si possono trarre dall’inclusione delle persone con disabilità, in ogni ambito della vita sociale.

Ho riflettuto molto sulla valenza di tale giornata, per me.
Essendo persona con disabilità, non la condivido per diverse ragioni.  Gli obiettivi che si prefigge questa giornata sono indiscutibili, ma io mi chiedo: perché promuovere una giornata sulla disabilità? Porta con sé benefici positivi, tangibili? Onestamente credo proprio di no. Con tale manifestazione siamo ancora una volta etichettati come persone appartenenti a un mondo a parte. Anche i media, in termini di sensibilizzazione, dovrebbero cambiare idea sulle persone con disabilità: le pubblicità televisive sul mondo della disabilità la riflettono solo ed esclusivamente come qualcosa assolutamente negativo. Dipingono la persona come soggetto avente solo necessità di assistenza, quando esistono anche persone che si affacciano alla vita sfidandola, mettendosi in gioco nonostante tutto, a volte uscendo vittoriosi anche da situazioni critiche. Anche la nostra vita è fatta di sogni, di motivazioni, mete da raggiungere: non siamo soggetti passivi.

Può capitare che la malattia limiti le nostre aspettative ma, almeno per esperienza personale, posso affermare che, se anche il corpo dovesse fermarsi, l’importante è che la mente continui sempre a correre. Scrive Paulo Coelho:Quando le tue gambe sono stanche, cammina con il cuore”.

Sovente le famiglie con figli disabili lamentano un certo stato di abbandono da parte delle istituzioni, scarsa attenzione ai problemi reali che vivono. Si ritrovano, di fatto, soli a lottare giornalmente perché, diciamola tutta, non c’è una vera e propria rivoluzione che interessi l’umanità. Fino a quando un problema, sia esso transitorio o permanente, non ci interessa da vicino, si fa poco affinché un’altra persona possa vivere al meglio una determinata situazione: “il problema non è mio e quindi non entro in merito”. Si tende a rimanerne largamente al di fuori. È altresì vero che, sul tema della disabilità, si è fatto molto, soprattutto all’estero, ma la strada è ancora lunga, almeno per quanto riguarda l’Italia. Pieno di barriere architettoniche e mentali.

Nel nostro Paese sono state emanate molte leggi a favore delle persone con disabilità. Mi riferisco, ad esempio, alla famosa legge 68/99, che avrebbe dovuto garantire il diritto al lavoro ma che rimane di fatto una bella norma inapplicata. Mi viene in mente come si svolse poco tempo fa un mio colloquio di lavoro. Si trattava esattamente di una selezione per educatore in una struttura per bambini disabili. Premetto che nel curriculum vitae inviato non avevo specificato il mio essere persona con disabilità, perché a mio avviso era ininfluente. Appena gli esaminatori mi hanno vista sono ammutoliti, dimostrando un certo imbarazzo. Uno di loro si è deciso a parlare, rivolgendomi domande non inerenti e poco delicate, esprimendo chiaramente il fatto che non ero adatta a ricoprire quel ruolo, chiedendosi persino in che modo potessi svolgere l’attività, viste le mie difficoltà fisiche. Si tratta dell’ennesima dimostrazione della miopia mentale diffusa, nonostante le norme ci “proteggano”. L’Italia vorrebbe far credere di essere al passo culturalmente ma nel quotidiano  questo non accade. Parlo a questo punto a nome di tutte le persone con disabilità, che possono condividere o meno questo mio pensiero, ma visto che siamo in un paese democratico dove esiste la libertà di pensiero, ognuno può esprimere il proprio parere.

Sono certa che non abbiamo bisogno di “commemorazioni” come persone “speciali”: renderci protagonisti di una sola giornata è veramente ridicolo e umiliante. Soprattutto nell’attuale fase storica di profonda crisi economica, dove sono messi a repentaglio anche i diritti  inderogabili,  quali per esempio il diritto all’assistenza 24 ore su 24 delle persone con disabilità gravi, che il 16 novembre hanno avviato lo sciopero della fame perché non vedevano garantiti i propri diritti.  Essendo persone che fanno parte del mondo, abbiamo il desiderio di essere considerate persone attive a 360° gradi all’interno della società: anche noi possiamo dare alla collettività un contributo sociale e culturale. Siamo disabili, eppure possiamo dare il nostro contributo, tutti i giorni dell’anno, non solo in questo 3 dicembre a noi dedicato.

4 risposte a Siamo disabili tutto l’anno, non solo il 3 dicembre

  1. g.guarnieri scrive:

    I tuoi articoli sono motivo di riflessione e coinvolgimento. Siamo una comunità‘ ed in quanto tale ci dobbiamo supportare, a volte anche piccoli gesti possono scalfire la corazza. Continua così, ciao Chiara.

  2. Giuseppe Morello scrive:

    Forse oggi è l’inizio e nello stesso tempo la fine dell’anno dove una miriade di famiglie e persone singole che vivono la disabilità portano il loro resoconto sulle lotte e i ritultati ottenuti, forse. E’ da un pò di tempo che andando in giro per la mia città e oltre, noto sempre meno le barriere architettoniche, questo è sicuramente un ottimo risultato nel meridione vedersi le strutture, finalmente, superabili o quasi. Ciò che mi fa strano è l’insipida disattenzione sulla barriera culturale, in prima persona, singolarmente, cerco di rispondere ai perchè che mi si presentano in contesti poco ordodossi dando risposte esaustive, ma questi perchè sono obbligatori per chi crede alla discrezione alla privacy nella propria sfera privata? Mi riferisco ai perchè sul come si riesce a vivere a spostarsi a far una determinata cosa, per l’amor di Dio, è corretto educare ma a tutto esiste un limite. Io persona disabile non voglio essere paragonato ad una vetrina, dove gli altri prendono possesso della mia condizione. Il 3 dicembre non mi cambia la quotidianità, cambia però a chi ha il cuore fragile dandone valore!

  3. vita di coppia scrive:

    Passato il 3 dicembre gli Italioti si sentono a posto con la loro coscienza… ma sì mettiamo il disabile in naftalina tanto chissenefrega? cosa vuoi che pretendano?

  4. marina scrive:

    sono la mamma di una ragazza con gravissima disabilità , totalmente non autosufficiente , e sono una di quelle persone che vedono nella giornata internazionale per le persone con disabilità solamente celebrazioni sterili che sono utili sono a spendere un mucchio di denaro ma che non porta concretamente nessun beneficio alle persone, 39 anni che vivo la disabilità di un figlio, cosa è cambiato? per noi quasi nulla, troviamo ancora oggi difficoltà a accedere alle cure sanitarie, non abbiamo adeguato sostegno economico che permetta veramente di avere pari opportunità, siamo come molte altre famiglie disabili , ma nessuno prende veramenmte in considerazione la nostra tipologia di nucleo familiare , questo perchè la disabilità intellettiva non ha voce e noi genitori troppo presi dalla quotidianità difficile non sempre troviamo la forza per fare emergere ciò che viviamo e vivono i nostri figli, siamo gli invisibili tra gli invisibili , vorrei che il 3 dicembre fosse tutto l’anno , ma non è così , come dice il detto? passata la festa gabbato lo santo , ecco , questi siamo noi .