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“Il rispetto nasce da noi, ma deve anche esserci riconosciuto”. Addio, Franca Rame. Con eterno rispetto per quello che sei stata

Cè un momento della mia infanzia che spesso mi ritorna in mente. Sto giocando con delle compagne di scuola sul balcone e sento mio padre che parla con la mamma: “È ora che Franca incominci a recitare, ormai è grande”. Avevo tre anni.

Quello che Franca Rame non poteva immaginare, allora, era che tra le tantissime recitazioni che l’avrebbero consacrata per sempre ci sarebbe stato il suo monologo “Lo Stupro” (nel video la serata a Fantastico del 1988, condotto da Adriano Celentano, anche se la prima rappresentazione è datata 1981), costante ed eterna rivisitazione di quanto le successe nel marzo del 1973.

Franca Rame venne rapita da esponenti dell’estrema destra e subì violenza fisica e sessuale. Il reato fu denunciato, ma la sentenza arrivò solo 25 anni dopo: il reato cadde in prescrizione.
Il coraggio della militanza negli anni Settanta continuò fino alla fine, sul palcoscenico e al Senato, dove fu eletta nel 2006, e da cui se ne andò, con fragore, due anni dopo.

Femminista nell’accezione più genuina del termine, fu sempre capace di affrontare le dure battaglie della vita con determinazione, fierezza e grandissima dignità.

Stamattina, dopo la sveglia e la colazione, il suo respiro è diventato sempre più faticoso: inutili la telefonata al 118 e l’arrivo dell’ambulanza. Franca Rame, nata il 18 luglio 1928 a Parabiago, non stava bene da tempo (il 19 aprile dello scorso anno era stata colpita da un ictus e ricoverata d’urgenza al Policlinico di Milano), ma la sua morte è arrivata improvvisa, poco prima delle 9, nella casa di corso di Porta Romana a Milano dove abitava con Dario Fo, suo marito da quasi 60 anni.

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