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La notte di San Lorenzo è qui e adesso. Mad Simon ne canta sogni e lacrime

Dal 15 luglio il nuovo singolo è scaricabile gratuitamente

Ieri sera ha dato una sferzata secca in piazza Italia, a Reggio Calabria, inginocchiandosi davanti alla gremitissima platea di Tabularasa e rappando il giuramento della ‘ndrangheta. Simone Squillace, in arte Mad Simon, ha interpretato l’ombra, la parte cattiva del contraltare, portando sul palco del battesimo de la ‘ndrangheta davanti all’altare il rapping&playing book messo a punto con Enzo de Liguoro, attore che ha interpretato le luci, le parti sane, recitando i brani di Giancarlo Bregantini, P. Marinetti, don Italo Calabrò.

Oggi arriva un secondo regalo: l’uscita del nuovo singolo, La notte di San Lorenzo. Un brano intenso, dolce e amaro, leggero e pesantissimo, che scivola via veloce, ti impone di riascoltarlo, e riascoltarlo, e riascoltarlo. Solo quando l’hai assorbito del tutto ti accorgi che ti ha lasciato dentro un disagio liquido come le lacrime del cielo del refrain.

Il nuovo singolo, che oggi esce completo di videoclip, su può scaricare gratuitamente dal sito di Mad Simon. «Ormai la musica non si vende più. Per evitare che venga scaricata a bassa qualità su YouTube, meglio l’alta qualità, direttamente dal mio sito» dice Simone, spiegando le motivazioni di questa scelta.

Nato in collaborazione con la Syndrom Band, il singolo è un’anticipazione dell’album.

Il brano rappresenta una sorta di punto di arrivo e di partenza del percorso musicale di Mad Simon. Tutti i membri dei Kalafro, radici di cui Simone ancora si alimenta, stanno seguendo percorsi solisti: sono “sparsi” per l’Italia, «perché di musica si vive, ma con l’arte non si mangia». In questa frase di Mad Simon è riassunta l’essenza del brano, che è una critica rabbiosa, e al contempo una serenata struggente alla musica.

«Ritornavo da un concerto» racconta Simone «in quello stato di grazia, di soddisfazione, di pace con me stesso e con il mondo che solo il suonare sa darmi. Erano le quattro del mattino. Ero io. Solo io, con i miei pensieri, il mio viaggio in macchina verso casa. Due ore, poi sarei tornato alla quotidianità. Alle sei ricominciava il lavoro. Ho iniziato a canticchiare. È nato il brano, che poi ha preso corpo, in una notte come tutte le altre, ma diversa dalle altre: la notte dei desideri, “La notte di San Lorenzo”».

Un sound raffinato, morbido, ti scivola dentro. Ti lasci avvolgere dalla chiave soul e funk, che pur mantiene lo stile rap e reggae di Mad Simon. Una commistione di generi, mix di soul, reggae, funk, che diventa una vera e propria unione tra generi, una black music che nasce dalle tante prove di tanti musicisti (Simone Squillace, Voce – Sax; Ivana Pellicanò, Voce; Raffaele Bova, Voce – Chitarra; Dario Zema, Percussioni; Pasquale Campolo, Hammond – Rhodes; Claudio Bruno, Chitarra; Emanuele Triglia, Basso; Fabio Listo, Batteria) che hanno diversi percorsi. Raffinata e leggera, la lasci entrare sentendola dolce. Ma quando è dentro ti stringe, ne avverti il retrogusto amaro.

E allora capisci la profondità del viaggio sulla Fiat Giungla 600 (vecchia vent’anni in più del suo proprietario, Simone) che fa da filo conduttore del videoclip, prodotto da Argotfilm (regia Nanni Musiqo Ragusa, assistente regia Maurizio Albanese, montaggio Elio Ragusa), in quella notte come tante”, “in testa desideri che non ho mai espresso e non ho mai esaudito”. Allora sei anche tu “polvere in mezzo al vento”, anche tu vedi “il film della mia vita senza titolo sopra la copertina, e conta poco se regista o primo attore, dovrei esserne l’autore, senza timore di cambiare trama e di cambiare ancora”. Senti “la tosse di chi soffoca perché si sente vivo” e capisci davvero, come non l’hai mai capito prima così chiaramente, perché “anche il cielo ora lacrima”.

“Questa notte è solo un altro nodo in gola, tacchi e suola, è già l’aurora, tra un’ora si lavora” scrive e canta Mad Simon. Quello che non scrive è che quel nodo in gola non è solo suo. È un nodo che si moltiplica all’infinito, e prende sempre più giovani cui è stata tolta anche la speranza di desiderare qualcosa. Sua è la grande capacità di trasformare in note ed emozioni l’incapacità di accettare questa realtà. Suo è il modo lieve di soffocare l’urlo di rabbia e trasformarlo in una carezza fatta di sound.

È una notte come tante che ho trascorso
mani sul volante, niente atlante o percorso
solo uno strano senso di rimorso
passo due volte dallo stesso posto
riconosco lo stop e le diana pacco rosso
sul cruscotto solo cenere, nell’aria solo fumo
sul mio viso luce d’ambra che si alterna con il buio
penso a poco prima sorridevo falsamente
ma la mente gioca brutti scherzi, mentirsi non serve
mentre la vista si appanna provo ad accenderne un’altra
e spengo l’auto, sono abbastanza in alto
porto lo sguardo oltre verso l’orizzonte
e spero che dal lato opposto ci sia un altro che
si senta come me e sogni all’infinito, puntando il dito
se una stella mi sfiorasse adesso sentirei il prurito
di chi veste panni che non gli appartengono
in testa desideri che non ho mai espresso e non ho mai esaudito

Lasciati guidare dalle note del tempo
le luci della notte sono accanto a te
e siamo solo polvere in mezzo al vento
anche il cielo ora lacrima

Le invisibili percosse di chi soffre senza alcun motivo
e la tosse di chi soffoca perché si sente vivo
mentre tutto intorno piano piano muore
è una goccia di colore sul mio viso ed un accenno di sorriso
fisso le mie mani, stringono forte l’aria o forse l’anima
dovrei ascoltarla e non provare a prenderla
fuggi via e portami con te sulla mia isola
dove la musica segna la direzione non la bussola
il trucco è rigare diritto, ma dall’ultimo sorso ne esco sempre
sconfitto
e la testa gira su una monetina sfila il film della mia vita
senza titolo sopra la copertina
e conta poco se regista o primo attore, dovrei esserne l’autore
senza timore di cambiare trama e di cambiare ancora
ma questa notte è solo un altro nodo in gola
tacchi e suola, è già l’aurora, tra un’ora si lavora.

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