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Ora anche la processione di S. Procopio è sotto la lente della Procura. Dopo le notizie giornalistiche il sindaco Lamberti reagisce: “Tutte baggianate”

Dopo quello di Oppido Mamertina, la Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria sta indagando su altri due episodi in cui si sarebbero verificati inchini ai boss durante le processioni religiose. Le informative dei carabinieri sono nelle mani del procuratore Federico Cafiero de Raho. La prima riguarda il comune di San Procopio, con un sospetto ‘inchino’ della statua del patrono del paese davanti alla casa del boss Nicola Alvaro, 82 anni, avvenuto subito dopo i fatti di Oppido Mamertina. Sindaco del paese è Eduardo Lamberti Castronuovo, che ricopre pure la carica di assessore provinciale alla Legalità di Reggio Calabria.

Il secondo episodio è stato segnalato da poco anche se risale a marzo e riguarda la processione in occasione dei festeggiamenti del patrono di Scido. Il fascicolo è in corso di formazione e le indagini dovranno chiarire se i sospetti sono fondati.

”La gente non ci fa più caso perché si è sempre fatto così ma deve capire che ora non si fa più così”, ha commentato con l’Adnkronos il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. ”E’ evidente che si tratta di un’occupazione del territorio da parte delle cosche – spiega de Raho – al punto da occupare anche la libertà degli individui e violare i più elementari principi”.

Sul presunto inchino di San Procopio, il sindaco Castronuovo nega che ci sia stata qualche fermata fuori programma, anzi il percorso, dice, ha ricevuto il ‘bollino’ dei carabinieri. ”Ho seguito la processione insieme ai carabinieri, ai quali ho chiesto se c’erano luoghi dove la processione non si poteva fermare e mi hanno detto di no, altrimenti l’avrei fermata”, racconta. Il percorso quest’anno ”ha fatto soste normali, previste. E’ stato allungato soltanto per farla arrivare sotto una casa di riposo che la mia amministrazione ha aperto per dare la possibilità di vedere la manifestazione religiosa a una signora di novant’anni, impossibilitata a muoversi”.

Castronuovo sottolinea con forza il suo operato a San Procopio: ”Qui la ‘ndrangheta si combatte con la riapertura di un asilo che lo Stato aveva chiuso, a mie spese perché ho rinunciato alle indennità di sindaco e di assessore provinciale, con la biblioteca e luoghi di aggregazione per anziani”. E’ già stato convocato un consiglio comunale straordinario urgente martedì prossimo proprio per discutere delle nuove polemiche dopo la processione. ”Chiederò ai cittadini – anticipa il sindaco – di sottoscrivere una denuncia contro il giornalista perché è una montatura. Ho filmato tutta la processione e invece lui non c’era. Noi ci inchiniamo soltanto di fronte alla legge e chi mi conosce sa che sono intransigente. Nessuno verrebbe da me a chiedere qualcosa di illegale”.

E’ l’obolo versato da Grazia Violi, moglie dell’ottantaduenne pregiudicato Nicola Alvaro, ad avere alzato il sospetto dei carabinieri sulla processione di San Procopio. Secondo quanto riportato questa mattina dal Quotidiano della Calabria, la donna avrebbe lasciato la sua offerta al santo patrono davanti alle autorità civili e religiose. Suo marito era stato arrestato nell’ambito delle indagini sull’attentato al generale Carlo Alberto dalla Chiesa ma poi venne scagionato. Secondo quanto riportato dal quotidiano, la processione si è fermata per qualche minuto davanti alla casa di Alvaro e la moglie in quel frangente avrebbe versato il contributo spontaneo. (AdnKronos)

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