Attualità

Il servizietto al Bronzo A e la levata di scudi e tulle

Gerald Bruneau, fotografo "di chiara fama", entra nel Museo della Magna Graecia con veli, boa, tanga leopardati, macchine fotografiche e luci per dire la sua su omofobia e derivati

Possedere i bronzi – pardon: il bronzo A, quello B non è degno di lui – significa infilargli il tanga leopardato e coprirlo di tulle da sposina, rigorosamente bianco, con tocco fucsia di boa? Evivaddio, direbbe chi è venuto dopo di me. Forse anche prima: soffro di jet lag storico, con questa cosa del prima e dopo Cristo, prima e dopo la mia esistenza e la relativa lavata di mani.

Passo indietro per capirci.

Questo Gerald Bruneau, fotografo – anche di Giulio Andreotti, tanto per, di cui spiegò, post mortem, quel suo toccarsi la fede per scandire il tempo finito – se l’è inventata bella. Tanto di nascosto nel Museo della Magna Graecia (ma si chiama ancora così?) non ci sarà andato, visto l’armamentario che ha fatto entrare, tra luci, trucchi e parrucchi, per il “servizietto” al BronzoA. Se scatta un flash scattano gli allarmi, in quella sala ovattata e pluriattenzionata. E qualcuno entra, agghinda, tocca, fotografa, senza che qualcun’altro se ne accorga?
Dei lavori di Gerald Bruneau qualcuno scrive: “un tuffo senza fine in un oceano di molteplici e variegate realtà, talmente diverse le une dalle altre da disorientare chiunque provi a metterci piede. Ed io mi ci sono persa”. Dell’ultima trovata, quella del Bronzo rivestito (sarà una citazione au contraire della Maya desnuda?) che segue La Paolina in vetrina, ha scritto in tempo reale Dagospia. E Lettera43. E altri media nazionali. Ieri sera ve ne siete accorti anche voi, organilocalicalabri. E solo oggi i social fanno a gara a pubblicare l’indignazione per questa cosa “shock”.

Insomma. Se ce li vogliono portare via, questi bronzi, giustamente urliamo allo scandalo. Se accennano ad una mostra fuori confine cittadino ci mobilitiamo massicci. Ora lo facciamo pure se un fotografo da tempo agli onori della cronaca cita Sontag (“l’immagine, per ottenere tutta la sua potenziale efficacia e scuotere le coscienze, deve essere ben ancorata alla situazione storica, quindi affrontare le tematiche più spinose e pressanti; tra queste, oggi, di primaria importanza, dignità, uguaglianza, e giustizia sociale”) e dice la sua contro l’omofobia nella città che proprio due settimane fa ha ospitato il primo GayPride della regione. #CalabriaPride14, per la precisione.

Io mi sto zitto, come faccio da due millenni.
E tacco u scecco, come si fa qui.
Ma non ci sto a gridare allo scandalo spostando il tema dell’irriverenza. Che è nei confronti della tutela di un’opera artistica, non nel significato che si vuole dare all’irriverenza.

E. E spero. E spero fortemente che Gerald Bruneau o altro fotografo di grido arrivi in fretta a Reggio Calabria per fotografare l’immondizia che decora le strade o quella che riempie i Palazzi. Magari susciterebbe quella levata di scudi che continua ad essere silente, in riva allo Stretto.
Odiatemi pure. Ma lavarsi le mani non vuol dire tapparsi le orecchie. E quando i silenzi sono troppo forti li sento urlare. Proprio come voi.

Una risposta a Il servizietto al Bronzo A e la levata di scudi e tulle

  1. decamp scrive:

    QUANDO IL PIACERE DIVENTA ARTE: ……… e VA BE, MA SI DAI, SICUNDU MIA ESTI TUTTA MBIRIA

    Si proprio comu a chidda ru famosu poeta Giunta, oggi da tutti venerato senza virgogna alcuna.

    Caro Ponzio finalmente la possiamo rileggere dicendole che in questo caso sono del suo stesso pensiero.

    Ora in tal senso le racconto una piccolissima storia per farle capire quanto sciamparati siamo in questa città.

    Correva l’anno 1992, una persona a me cara, voleva fare una ricerca su un tema mai investigato in questa città ne in Calabria, essendo lei archeologa, per un caso strano della vita chiese ed ottenne una ricerca dal ministero dei beni culturali italiano attraverso quello spagnolo, suo paese d’origine, al fine di poter indagare sulla presenza dei mercenari in Calabria in un determinato periodo storico della nostra terra.

    Bene, per farla breve, dovendo scegliere una sede in questa terra, tentò con tutte le sue forze e pazienza di poter colloquiare con l’allora “capa intendente” la quale dopo giorni e giorni di anticamere e attese, non si degno minimamente di riceverla, al punto che fu costretta a traslocare in quel di Cosenza presso l’università della Calabria che in poco tempo le trovo la giusta collocazione con tanto di assegnazione di alloggio presso il relativo campus, ricerca condotta in porto nel migliore dei modi e tanti saluti e baci alla nostra beneamata città, fine della storia passata.

    Ora veniamo ai giorni nostri, proprio poco tempo fa, prima che si scatenasse l’ennesima farsa sui bronzi, con tanto di capre belanti a più non posso, io che nel mio piccolo mantengo fresca la memoria sul mio e altrui passato, mi recai dopo anni, presso il nostro museo, reparto gestione, chiedendo di poter fare alcune indagini su un dato tema, non la tedio più di tanto, bene lo sa che cosa mi hanno detto, che per fare ciò avrei dovuto:
    1) dire chi fossi, a che titolo volevo consultare i materiali d’archivio e per quale ragione volevo farlo.
    2) Che avrei potuto consultare il materiale d’archivio solo dopo aver rappresentato le mie necessità, attraverso apposito modulo, alla capa Intendente attuale, la quale una volta letto forse mi avrebbe autorizzato a farlo.

    Ora, non essendo io appartenente ad alcuna delle categorie protette nel settore culturale cittadino e non, diciamo che allo stato attuale mi posso solo definire un semplice laureato specializzato in beni culturali, senza altre etichette di carattere ufficiale e/o culturali riggitani, comu pozzu riri insomma non fazzu parti i nudda congrega i me speranzi erunu e forsi sunnu, praticamenti zeru tagghiati comu nto “92.

    Naturalmente prima di ricevere le predette gradite risposte, chiesi se gli archivi erano in qualche modo consultabili con strumenti informatici, risposta secca, si allura esti tutto supra e carti e mballatu nte carpetti, pa consulta avimu rigistri i carta e i dda putiti partiri.

    Jamu bbonu, pinsai nta me menti, chisti ru ’92, cu tutti i sordi chi si mangiaru a stipendi e mostri inutili, non truvaru tempu mi fannu l’unica operazioni utili chi s’aviva a fari pi tutta dda bella rroba chi avivmu nta stu bellu museu, pacienza pinsai e cusì nci rispundia, va bene ripasso non appena posso.

    Morale della favola, 32 mln per fare il museo moderno e pu restu quantu nci voli, virimu ru 92 a oggi, passaru sulu 22 anni, forsi prima mi moru pozzu turnari e forsi viu puru u mesu a manu ri marziani.

    UBER ALLES MUSEU I RIGGIU, PI CANTARI MISSA NCI VONNU I SORDI ……….. OPS VULIVA RIRI I SURDI MUTI E CIECHI E ALUURA PURU U BOA POTI FARI SORDI VERAMENTI.

    PS: SICUNDU MIA TUTTO ESTI NA CATRIGA SIA CHIDDA I MILANU CHI CHIDDA I RIGGIU
    VO VIRIRI CHI NDI RISPUNDI CUSI ” ERA NOSTRA INTENZIONE VALORIZZARE I BRONZI CON UNA BELLA PROVOCAZIONE ALLA MILANESE” SI PROPRIO COME AI TEMPI DELLA MILANO DA BERE.
    E POI, BRONZI O NON BRONZI TUTTO FINISCI BATTIATU A ROMA, SI BATTIUNU I CRISTIANEDDI NTA FASCIA, FIGURAMUNDI DDU STATUE I BRONZU VECCHIU.