Cultura

Valerio Aulicino: teatro classico, emozioni contemporanee

Un'intervista che è anche un amarcord: dal ragazzino “a modo” che conoscevo da piccolo all’artista che fa della costanza nello studio il proprio stile di vita
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Non mi doveva proprio sfuggire, mille peripezie in queste settimane pre-agostane ma alla fine ci sono riuscita ad incontrarlo. Quell’adolescente che mi ha incantato per mesi con la sua fermezza e la sua straordinaria maturità. Conosco l’attore Valerio Aulicino da quando stava per finire le scuole medie. Ci trovavamo a parlare dei “fatti della vita” sul posto di lavoro sia di sua madre che mio.

Dimostrava già una spiccata levatura culturale e una eccezionale sensibilità, un’educazione d’altri tempi oserei dire. Quelli giusti, quelli in cui il rispetto verso l’altrui persona, delle sue idee e delle sue diverse vedute diventava per l’interlocutore una risorsa di cui fare tesoro.

Valerio Aulicino era così da piccolo. Un adolescente che con la maturità sarebbe diventato un uomo deciso anche a voler formarsi professionalmente e artisticamente nel campo del teatro e della recitazione “d’autore”.

Certo, il gioco ed i divertimenti per noi ragazzi sono importanti ma sono lo studio e l’impegno che porteranno frutti” mi diceva Valerio quando eravamo seduti l’uno di fronte all’altra negli intervalli del mio lavoro “e mai sottovalutare e soprattutto rendere per scontati i sacrifici dei nostri genitori”.
Quelle parole non potevano non riecheggiarmi nella mente quando ho visto su un sito web specializzato che tra i protagonisti di una tragedia in scena il mese scorso a Siracusa c’era proprio lui, il ragazzino “a modo” con il quale trascorrevo piacevolmente delle ore a scambiarci opinioni e vedute.

Ed è stato autimatico, a questo punto, cercarlo e parlare con lui ancora una volta. Per me, per Reggio, per conoscerlo ancora meglio.

Perché il teatro classico e non il contemporaneo?

Il Teatro classico richiede una preparazione più profonda e globale. Sicuramente il teatro classico può essere la base Per altre formule di recitazione in quanto è molto più impegnativo.

Cosa significa per un ragazzo – ti posso chiamare ancora così vero? – trovarsi a recitare in uno degli scenari più suggestivi non solo della Sicilia ma anche di tutto il mondo?

È una emozione fantastica e fortissima. Non tutti possono provarla. Entri in un altro mondo. Recitare davanti a migliaia di spettatori attenti e motivati è una emozione indescrivibile. Da brividi.

In poche parole, raccontami le emozioni vissute la prima volta che ti sei trovato là.

Quando ho iniziato le prove per questi spettacoli, già stare in contatto e vedere professionisti all’opera mi ha fatto provare una gioia immensa. Attraverso loro puoi imparare tantissimo ed io personalmente ho appreso tanto da questi professionisti.
Recitare lì è molto interessante anche  dal punto di vista tecnico. Il Teatro Greco rispetto ad altre realtà fa provare sensazioni assolutamente diverse anche nel modo di recitare.
Quando ho messo la prima volta piede nel Teatro Greco a Siracusa mi veniva da piangere. Da spettatore, per la prima volta avevo assistito all’EDIPO RE sognavo di essere nel cast e non vedevo l’ora di conoscere personalmente gli attori per attingere da loro consigli e “dritte” su come stare su questo palcoscenico. Da attore, facente parte dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, durante le mie pause solevo origliare mentre il regista dava consigli ai professionisti. Mi fermavo con attenzione a seguire passo dopo passo tutto ciò che facevano nella costruzione dello spettacolo.
La mia prima volta da attore in questo meraviglioso scenario classico è stato un susseguirsi di emozioni. La prima il tremore assolutamente giustificato dalla magnificenza del posto e dalla importanza delle rappresentazioni che mi vedevano tra i protagonisti del cast.
Lavorare al fianco di attori del calibro di Paola Gassman, Ugo Pagliai, Francesco Scianna, Elisabetta Pozzi e Antonello Fassari mi riempie d’orgoglio e per me professionalmente tutto ciò rappresenta la mia prima soddisfazione personale.

Adesso voglio formularti una domanda “blasfema”.
Oltre alla tua indiscutibile bravura, sei anche baciato dalla natura. Non hai mai pensato di rivolgere le tue attenzioni ai vari casting di modelli, tronisti e quant’altro?

Sinceramente no. Non considero questi ruoli adatti alla mia personalità e alla mia formazione. Ho preferito e continuerò a preferire ruoli che mi diano la soddisfazione di trasmettere ad altri un certo livello di passione verso il teatro o quantomeno verso la recitazione vera.

Ai giovani che volessero intraprendere la carriera di attore impegnato quale consiglio dai?

Prima di intraprendere questa strada bisogna sicuramente andare a teatro, vedere molti spettacoli, non soltanto classici ma di vario genere.
Ecco, frequentare proprio il teatro con tutte le sue bellezze. Il teatro è un luogo di riflessione e attenzione. Quando si assiste a un qualsivoglia spettacolo teatrale bisogna prestare attenzione oltre che alle parole degli attori, ai loro abiti scena ma soprattutto allo gestualità e alla mimica che non sono dettati dal caso o dalla improvvisazione ma certamente dall’esperienza frutto di impegno e studio. Un giovane aspirante attore deve fare della costanza nello studio il proprio stile di vita. A chi professionalmente volesse seguire questo filone di studi consiglierei caldamente di frequentare le Accademie di Recitazione. Io ho trovato nell’Istituto Nazionale del Dramma Antico molta professionalità in tutti i docenti, professionisti che hanno la capacità di offrire un’ottima preparazione a tutti i livelli e per tutte le discipline (ad es. recitazione, movimento, canto, dizione, scherma scenica).

Cosa in te è rimasto ancora bambino?

L’attaccamento alle persone a me più care e la continua ricerca di affettuosità che fanno parte della mia sfera emotiva.


Valerio Aulicino nato il 21 Agosto 1988 (Leone) a Reggio Calabria (Italia) sotto il segno del Leone.
Inizia la sua passione per la recitazione fin da piccolo, trasmessa dal nonno Antonio, attore anche lui. Questa passione si fa sempre più viva  nel corso del tempo, fin tanto che nell’anno 2010 all’età di 22 anni viene scelto per un docufilm come attore protagonista dal titolo “I martiri di Gerace” per la regia di Mimmo Raffa. Questa nuova esperienza lo porta a coltivare sempre di più quel desiderio di migliorarsi nella recitazione e spinto da questa forte passione, durante un provino davanti al regista Ninni Bruschetta mette in evidenza le sue doti attoriali , tant’è che viene scelto per uno spettacolo teatrale dal titolo “L’istruttoria” per la regia di Ninni Bruschetta. E’ il momento per Valerio in cui sceglie di dover continuare a studiare per perfezionarsi e quindi poter lavorare come attore professionista, presentandosi ai provini per l’ammissione all’Accademia Nazionale del Dramma Antico (INDA) di Siracusa e superando le selezioni inizia il suo percorso di studio nel mondo del teatro classico, a tutt’oggi, allievo del 2°anno dell’accademia INDA.
Inizia in Accademia a fianco a docenti di recitazione di grande calibro:
(Daniele Pecci, Maurizio Donadoni, Mauro Avogadro, Andrea Battistini, Manuel Giliberti, Simonetta Cartia, questi alcuni….),
debutta nel 2014 nell’Orestea per il centenario dell’Inda con gli spettacoli, Verso Argo per la regia di Manuel Giliberti, Coefore- Eumenidi, per la regia di Daniele Salvo, e le Vespe per la regia di Mauro Avogadro a fianco ad attori di grande spessore come Ugo Pagliai, Paola Gassman, Elisabetta Pozzi, Piera degli Esposti, Francesco Scianna e Antonello Fassari. Questa esperienza e’ stata un successo portando quest’anno (2014) il premio dei giornalisti agli allievi dell’Accademia del Dramma Antico (INDA).

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