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Reggio, polemica sul basolato del Corso Garibaldi: la Soprintendenza annuncia che è pronta a verificare lo stato delle lastre

da Margherita Eichberg*

Da qualche settimana riceviamo da molti cittadini reggini e non solo lettere di allarme sul vecchio basolato del corso, che i lavori in atto prevedono di rimuovere nella sua totalità. Leggiamo inoltre molti articoli che sul tema in oggetto mettono in cattiva luce l’ufficio e la mia persona, partendo da posizioni radicalmente diverse. Per opportuna informazione e per evitare l’ulteriore diffamazione teniamo a fornire la versione dei fatti.

Il 23 dicembre 2009 fu autorizzato in Conferenza dei Servizi il lavoro di “ripristino vecchia pavimentazione e ristrutturazione cunicoli di servizio” di corso Garibaldi con il parere favorevole (con prescrizioni) del soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici Banchini, espresso in quella sede unitamente al parere della Soprintendenza Archeologica dal direttore regionale Prosperetti.

La pavimentazione del corso risale, come noto, agli anni successivi al 1908. E’ coeva a gran parte degli edifici che affiancano la strada ed è opera di bel disegno e concepita con buon senso. La carreggiata è a lastricato di pietra lavica dell’Etna con superficie lavorata a puntillo posato a spina di pesce su letto di sabbia, ed è affiancata da marciapiedi in pietra di Macellari (rimossa e riutilizzata dal vecchio corso borbonico) che, come fossero guide bianche, si abbassano in corrispondenza degli incroci quasi ad anticipare le norme di abbattimento delle barriere architettoniche che oggi esistono.

Con grande impegno personale Banchini ottenne, in fase di istruttoria del progetto, che la pavimentazione dei marciapiedi fosse conservata, rilavorandone la superficie e reintegrandola con lastre di pietra di Lazzaro, individuata con il coinvolgimento di un geologo. Per quanto riguarda il basolato lavico, ricoperto negli anno ’70 e ’80 da uno strato di asfalto, il Comune aveva dichiarato di aver eseguito dei saggi e di averlo considerato irrimediabilmente danneggiato e lacunoso.

Poco dopo l’avvio dei lavori, lo scorso luglio sono emersi ampi tratti integri del lastricato della carreggiata (in particolare quello davanti alla villa) che hanno indotto questo ufficio, nell’ambito della sorveglianza sui lavori prevista dal codice dei beni culturali (il corso è vincolato ope legis come bene monumentale), a chiedere al comune di avere contezza sulle quantità di materiale originale eventualmente riutilizzabile. Si è trattato di una sorpresa, di un “fatto imprevisto e imprevedibile”, che può condurre ad una rimodulazione del progetto.

Va evidenziato che il valore della pavimentazione del corso è dato dalla sua originalità e dalla sua contemporaneità con gli edifici del corso, tutte opere figlie di quella ricostruzione post sisma che ha visto lavorare con grande impegno finanziario dello Stato le migliori forze locali e le grandi firme dell’architettura del tempo. Il centro di Reggio è un insieme coerente e coevo di edifici e opere connesse, non sempre riscontrabile e pertanto da tutelare (a nostro avviso) anche – il più possibile – nella sua originalità.

Il progetto prevede che venga data complanarità tra marciapiede e carreggiata, per favorire la pedonalizzazione della strada. Su questo punto non si è mai ritenuto di rivedere il progetto a suo tempo approvato. E’ lecito però chiedersi quanto sia opportuno sostituire una pavimentazione di forte spessore e ben posata, con altra – di nuova fornitura – di spessore pari a meno della metà, murata su solettone armato. La Soprintendenza non ha mai voluto sospendere i lavori, non volendo danneggiare i cittadini. Non ha mai voluto anticipare conclusioni su possibili varianti, anzi e si è sempre mostrata disponibile ad ogni ipotesi. Ha semplicemente chiesto di acquisire i dati sulla base dei quali ragionare: quanta superficie di lastricato originale è ancora presente? In che condizioni?

Si può scegliere di riutilizzarne solo la parte migliore, senza alcuna modifica, rimurandola a livello superiore; si può scegliere di riutilizzare anche le basole meno integre con una rilavorazione; si può scegliere di mantenere per un tratto la vecchia tipologia tradizionale di posa con il riutilizzo di una serie di basole in ottimo stato e limitandosi a rialzarne la quota per non ridiscutere il progetto…

Ogni proposta il Comune poteva e può avanzare, e ogni ipotesi possiamo approvare, purché sia motivata e fondata su dati certi. Il Comune invece – nonostante le reiterate richieste – non ha approfondito le ricerche, né formulato proposte; ha ribadito che le lastre recuperabili non superano il 10% del totale. Abbiamo dovuto vedere di persona il deposito del materiale rimosso per renderci conto delle sue quantità, e del rischio che possa nei prossimi mesi quintuplicarsi.

Per questo, dopo tanta insistenza e tanta attesa di quanto richiesto, l’11 settembre è stato riunito un tavolo tecnico, con il Comune (ente appaltante), e la Provincia (ente di tutela paesaggistica). In quella sede è stato concordato che per avere contezza delle condizioni della carreggiata del corso occorreva scarificarne l’intera superficie. Tutti i presenti avevano convenuto sull’opportunità di farlo, e il Comune ne ha dato immediata notizia alla stampa.

A sorpresa, solo dopo pochissimi giorni lavorativi, lo stesso dirigente direttore dei lavori ci ha chiesto informalmente di interrompere i lavori di scarifica sostenendo di avere già elementi sufficienti per confermare le previsioni a suo tempo avanzate. La decisione avrebbe superato la concertazione del tavolo tecnico, senza aver acquisito gli elementi richiesti, pertanto è stato risposto di non poter assentire.

Questa soprintendenza comprende bene i disagi degli esercenti del corso, e di tutti i cittadini reggini, ed è pronta ad autorizzare immediatamente la temporanea ricopertura, con qualsiasi materiale, della superficie che via via si scarifica, in attesa che il cantiere dei lavori arrivi ad interessarla. Ma non senza che sia stata rilevata, perché le informazioni sulle quantità e sullo stato del lastricato sono indispensabili per qualsiasi decisione.

Queste informazioni sono state chieste da mesi. Questo dovevano fornire i tecnici del Comune; e queste misure dovevano chiederci di intraprendere se veramente volevano rispettare i cittadini e i beni culturali di Reggio. Non la sospensione delle indagini, non “appoggiare” il gioco al massacro preelettorale che sa solo confondere le cose.

Se, comunque, tale operazione di rilevazione dello stato di fatto non sarà fatta dal comune, nonostante richiesta, sarà la Soprintendenza a farlo, nei prossimi giorni, a sue spese e a vero vantaggio di tutti.

* Soprintendenza Beni architettonici e paesaggistici Reggio e Vibo

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