Cultura

reACTIONcity per riconquistare la città perduta

Grande successo di pubblico per la prima proiezione del docufilm "Azioni per Reggio visionaria", arrivo e ripartenza del progetto di rigenerazione urbana ideato da Consuelo Nava e Fabio Mollo

Siamo partiti in due. E adesso guarda quanti siamo. A caldo, caldissimo – il cineteatro Siracusa strapieno, l’estate fuori programma sul corso reggino, la calca che non consente di respirare – commenta così Fabio Mollo. Ha lo stesso sorriso pieno di Consuelo Nava, sullo stesso volto stanco e umido. Di sudore e di commozione. Hanno fatto la lunga. Hanno terminato il montaggio da poche ore, intorno alle 8 del mattino. Ma ce l’hanno fatta.
Il due di Fabio – che di numeri se ne intende, essendo il numero uno dei registi, non solo reggini – non è aritmetico: indica le difficoltà iniziali. Indica la diffidenza incontrata quando l’idea di un altro numero uno reggino al femminile, l’architetto Consuelo Nava, ha preso forma ed è diventata Re-action. Un obiettivo alto, altissimo: svolgere un’esperienza di città-laboratorio in 15 giorni di attività di formazione e coesione, aperta a 30 giovani urban makers per “condividere ed offrire un percorso di attiva e partecipativa visione della città di Reggio Calabria”. Altrettanto alta l’ambizione: “innescare una visione-azione in grado di restituire alla comunità una proposta di nuova e collettiva identità comune, attraverso una comunicazione di innovazione sociale e spaziale, con la partecipazione di animatori di eventi temporanei (social makers) che aderiranno al progetto”. E un docufilm. Girato con il cuore, prima che con la mente e la tecnica. Per raccontare Reggio con occhi diversi. Che guardano, vedono. Ma non smettono di amare.

Accanto a Fabio e Consuelo altri primi protagonisti: Basilio Foti, Valentina Zoccali, Danilo Emo, Giuseppe Mangano, Fabio Montesano, Andrea Procopio, Edoardo Lio, Fabio Montesano, Luca Assumma, per prendere i primi nomi degli urban makers e tante, tantissime realtà reggine che fanno arte, si occupano del sociale: attori, clown, cantanti, ingegneri, ballerini, studenti, poeti.

il pubblico al Siracusa (ph. Gianni Siclari)

Sono le nove e mezza di sera della giornata finale. Un venerdì 17, sfidando gli iettatori. La proiezione di Re-action City, azioni per Reggio Visionaria è terminata da poco. Ci sono state le battute finali. In pochi se ne sono andati sui titoli di coda, con gli occhi umidi. Tutti gli altri sono rimasti per proseguire l’abbraccio ed estendere un applauso che è stato molto più di un gradimento: è stato condivisione. E gratitudine. E voglia di partecipare attivamente ad una riscrittura totale di una città che ti entra dentro, ti scava e ti mangia, si fa odiare fino alla paranoia per poi rifarsi amare, ancora e più di prima.

Reggio sa emozionare, e il docufilm – montaggio e regia di Danilo Emo, Edoardo Lio e Fabio Montesano, supervisione di Fabio Mollo, collaborazione di Horcinus Orca – ha fermato per sempre ognuna di queste piccole, grandissime emozioni. Non è necessario negare ciò che non funziona, urlano i frame accavallati in 45 minuti intensissimi. Bisogna capirlo, vederlo, urlarlo. Il brutto è brutto. Ma non potrà mai soffocare il bello. E quello che scorre davanti agli occhi è sempre quel bello che viene su dalla viscere più profonde, anche quando la telecamera indugia sul brutto assoluto. Sull’abbandono dell’Arena Lido e della stazione, sulle discariche del Rione Ceci, sul degrado dell’ex Italcitrus ed ex Ciapi di Catona e delle periferie, che scorrono in sequenza – Gallico, Archi, il Rione Ferrovieri-Pescatori –, su ciò che non vorremmo mai vedere e abbiamo sempre davanti agli occhi. Senza vederlo più. Da ieri sera vediamo il bello prima ancora del taglio in contrapposizione tra male e bene, in cui al brutto che è ormai abitudine succede una buona pratica. E impariamo a vedere il bello nel brutto. Il bello che ci potrebbe essere. Se solo si volesse. Se. Solo.

Imparare a vedere per imparare ad amare e a reagire. Per ricostruire. Insieme.
Il messaggio arriva forte, chiaro. Ha la voce di tantissimi amiciconoscentinuovivolti che se ne vanno scossi, alla fine della serata. Perché hanno visto. Perché condividono. Perché sanno che bisogna credere nella possibilità di re-agire.
Oggi il lungomare di Reggio ha una nuova luce. Quella del sorriso di Consuelo e Fabio. Che è lo stesso di chi riesce ancora ad emozionarsi. Di chi crede che ce la si possa fare. Insieme.

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