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	<title>Scirocco News &#187; Commenti</title>
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	<description>eVENTIdelSUD - magazine online di approfondimento giornalistico, inchieste, reportage, notizie sulla Calabria e dintorni</description>
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		<title>Questa inutile e stupida guerra a colpi di editoriali sta uccidendo la Calabria migliore</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2014 16:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Bottero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Voi siete troppo ottimisti. Questo è il vostro unico difetto: siete ancora convinti che questa terra possa essere salvata. Per il resto complimenti davvero, e grazie per ciò che fate, dite, rappresentate». Suonava pressappoco così una delle frasi che più &#8230; <a href="/index.php/2014/08/14/questa-inutile-e-stupida-guerra-a-colpi-di-editoriali-sta-uccidendo-la-calabria-migliore/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Voi siete troppo ottimisti. Questo è il vostro unico difetto: siete ancora convinti che questa terra possa essere salvata. Per il resto complimenti davvero, e grazie per ciò che fate, dite, rappresentate». Suonava pressappoco così una delle frasi che più ho ruminato dentro, ricacciandola nei meandri del <em>tour de force</em> che porta il nome di <em>Scilla in passerella</em>, rassegna di declinazioni di un’idea, un progetto, un modo di essere, un orizzonte: <a href="http://calabriaoltre.com" target="_blank">#CalabriaOLTRE</a>. Declinazioni che sera dopo sera, fino all’ultima in arrivo, oltre i commissariamenti, si sono intrecciate, mescolate e completate l’un l’altra, senza un vero principio, identificabile come tale, e senza una fine. Il bolo dell’ottimismo “troppo”, difficile da digerire, è arrivato in una di queste declinazioni, durante l’ormai classica pausa tra la prima e la seconda parte della serata, in cui Aldo e Francesco hanno offerto un aperitivo e gli ospiti “parlanti” si sono mescolati agli ospiti “ascoltanti”, confondendo anche loro e tra loro domande e risposte, sensazioni e comune sentire. Mi ha fatto riflettere più del consueto sul vecchio tema di restanze e partenze. Di ultimo treno perso, di impossibilità di redenzione o di salvezza di questa mia/nostra/vostra/loro Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bolo va su e giù. Non cala. Ritorna. Si ripresenta, sempre più indigeribile. E la domanda diventa mia: sono troppo ottimista? Poi arriva una risposta secca. Che lascia in bocca, al posto del bolo ruminato e digerito con condanna definitiva, l’amaro sapore di una guerra senza vincitori.</p>
<div id="attachment_77218" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="/wp-content/uploads/2014/08/JacksonPollock-War1947.jpg"><img class="size-medium wp-image-77218" title="JacksonPollock War1947" src="/wp-content/uploads/2014/08/JacksonPollock-War1947-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">War 1947, Pollock</p></div>
<p style="text-align: justify;">Forse aveva ragione Camus, quando nella sua peste scriveva «Quando scoppia una guerra, la gente dice: “Non durerà, è cosa troppo stupida”. E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare». O forse bisogna ascoltare <em>La forza della ragione</em> di Oriana Fallaci: «Ogni nostro gesto è un atto di guerra. Ogni nostra azione quotidiana è una forma di guerra che esercitiamo contro qualcuno o qualcosa». O la <em>Guerra e pace</em> di Hermann Hesse: «Finché l’uomo resta un animale, vive per il combattimento, a spese degli altri, teme e odia il prossimo. − La vita, quindi, è guerra».</p>
<p style="text-align: justify;">Di qualunque guerra si tratti, è sicuramente stupida come ogni guerra. Inutile, come ogni guerra. E rabbiosa. Disumana. Come ogni rancore, come ogni odio. Una guerra in cui siamo tutti contro tutti. In cui i personaggi si muovono sulla scena accusandosi, accusando, facendosi accusare. E le persone dimenticano di essere persone, diventano personaggi, dividono il mondo in due blocchi: chi-sta-con-me e chi-no. E chiunque spara quello che ha. Come in alcuni racconti di capodanno, buttando dal balcone ogni cosa, utile e inutile, preziosa e no.</p>
<p style="text-align: justify;">E si fa la conta. Si sta a guardare chi sta con chi. Si punta il dito. Si mietono vittime. Si butta nel calderone ogni cosa. Ogni gesto. Ogni parola. Si strumentalizza, si alzano indici. Si urla più forte per far percepire la propria voce in questo orwelliano mondo dell’inganno universale. Si massacra. Si distrugge. Si incensa, si fa diventare vittima consacrata e onorata. Il tempo di un flash di agenzia. Il tempo di un fondo urlato. Il tempo di perdere il tempo e concentrarlo sul nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Rigurgito. Non capisco più. Non so più da che parte stare. Non so più qual è la parte. Perché ho deciso, da piemontese sabauda con addosso questa cicatrice indelebile – anche questo mi è stato amabilmente contestato in una serata di pausa aperitivo –, di raccontare la Calabria che amo, quella che mi fa sentire calabrese nel profondo, quella che in silenzio sopporta e spera. E mi trovo di fronte a tante, troppe Calabrie divise da un rancore antico, in cui il <em>cu apparteni</em> non è senso di appartenenza, ma sudditanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, quando il bolo inizia a consumarsi, quando il tempo cancella le notizie urlate, arriva un altro rigurgito. È un rigurgito di poteri forti. Orwelliano, ancora. Certa stampa che fa la guerra alla magistratura. Certa stampa nazionale che strumentalizza la magistratura. Certa politica che vorrebbe controllare la magistratura. Certe istituzioni commissariate dalla non politica. Un giro vizioso e continuo, l’un contro l’altro armati, accecati dalla voglia di veder decretata la propria vittoria, costi quel che costi. Brave, ottime persone che si fanno la guerra. Rischiando di ri-degenerare in caste e in fazioni interne alle caste.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto il pezzo di Aldo Varano sul &#8220;caso Lamberti&#8221;. Chi mi conosce sa cosa penso di Edi: non ho mai smesso di ripeterlo, in privato e in pubblico, scrivendo e riscrivendo su di lui anche e soprattutto quando era circondato da silenzi imbarazzanti. Condivido e sottoscrivo totalmente il<em> “non ci credo” </em>triplicato da Aldo, senza aggiungere altro. Perché io scendo da questa giostra. Scendo qui e ora: l’appartenenza ha ben altro significato.</p>
<p style="text-align: justify;">Appartengo, ad esempio, a chi crede nelle persone e non nei personaggi. Nella verità e nella sua ricerca, e non nella sua rappresentazione. Nella giustizia e nella magistratura, come nella libertà di stampa, e non nel giustizialismo o nel garantismo per partito preso. Nella Calabria vera, bella e pulita, che esiste e che stiamo cercando, tutti insieme, di affogare. Nella capacità di scindere le simpatie/antipatie personali dalla professione – e di conseguenza dalla professionalità. Anche e soprattutto nel vasto mondo della comunicazione, in cui si rischia, con il messaggio sbagliato, di far passare una convinzione opposta alla verità. Citando Oliviero Toscani: <em>«Terroni? Malavitosi? Incivili? Omertosi? Ultimi della classe? Sì, siamo calabresi»</em>.</p>
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		<title>#iononminchino: di Fiorello, di Oppido, di Giannetta e di nuove Grazie</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2014 15:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ponzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;#iononminchino non è una hashtag ma una scelta di vita, dire ogni giorno no alla corruzione e all&#8217;illegalità, dire sì alla vita e al bene&#8221;. Così twittò @donTommaso, sacerdote cosentino informatizzato per vocazione: rispondono al suo nome (Scicchitano è il &#8230; <a href="/index.php/2014/07/09/iononminchino-di-fiorello-di-oppido-di-giannetta-e-di-nuove-grazie/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;#iononminchino non è una hashtag ma una scelta di vita, dire ogni giorno no alla corruzione e all&#8217;illegalità, dire sì alla vita e al bene&#8221;</em>. Così twittò @donTommaso, sacerdote cosentino informatizzato per vocazione: rispondono al suo nome (Scicchitano è il cognome) un sito personale, www.dontommaso.org, un profilo Twitter con quasi settemila seguaci, una pagina Facebook, un canale YouTube. Poche e chiare le parole che ha digitato per descriversi nel mare magnum di bit e social. <em>&#8220;Prete. Ogni giorno è più bello di quello che lo precede. Vivo solo nell&#8217;attesa di quanto ancora di meraviglioso mi possa succedere&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-content/uploads/2014/07/fiorello.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-76610" title="fiorello" src="/wp-content/uploads/2014/07/fiorello-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" /></a>Il suo tweet ha seguito la rivolta della rete che ha seguito la notizia dell&#8217;inchino della Madonna di Oppido che ha seguito la notizia diramata con grande enfasi che ha seguito la denuncia fatta dal maresciallo dei carabinieri che ha seguito la necessità di rompere il silenzio e con esso gli inchini. Il suo tweet, insomma, è stato ritweettato per 77 volte. Di tutto rispetto, ma niente a che vedere con i 297 retweet e le 329 preferenze sul laconico rilancio da hashtag, peraltro sollecitato, di Fiorello. Il cantante, presentatore, imitatore e #chipiùnehapiùnemette, al secolo – non a caso – Rosario, ci ha messo un&#8217;ora ad accogliere la richiesta di un suo fan. Ed è andato di cancelletto. Era lunedì mattina, l&#8217;inchino iniziava ad affacciarsi tra le tendenze dei social.</p>
<p style="text-align: justify;">Due giorni e qualche ora dopo anche Domenico Giannetta, sindaco di Oppido Mamertina, apre il cancelletto di Twitter per rivelare: <em>&#8220;Raccolgo l’appello virtuale di Fiorello, anche #iononminchino!&#8221;</em>. Anzi, vuole fare di più. Lo rivela #ilprimocittadinoinpersona: <em>&#8220;Anzi voglio fare di più! Propongo a Fiorello di rendere reale questo appello virtuale. Vorrei che mi desse la sua disponibilità per incontrarci e per organizzare insieme un evento annuale che possa coinvolgere tutte le Istituzioni, le Forze dell’Ordine, le Autorità ecclesiastiche e politiche, le associazioni e tutti coloro i quali si impegnano quotidianamente nel sociale e da sempre si battono contro ogni tipo di mafia. Musica, danza, cultura, sport e divertimento per dire con gioia e insieme, qui ad Oppido, “IO NON MI INCHINO” e per sensibilizzare tutti, soprattutto i giovani, sul delicatissimo tema della legalità in terra di Calabria. Questo evento potrebbe annualmente coincidere proprio con i festeggiamenti in onore di Maria S.S. delle Grazie&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-content/uploads/2014/07/iononmiinchino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-76611" title="iononmiinchino" src="/wp-content/uploads/2014/07/iononmiinchino-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a>Un evento annuale. Contro tutte le mafie. Per sensibilizzare. Soprattutto i giovani. In terra di Calabria. Coincidente con i festeggiamenti. Come scriveva don Tommaso? Scelta di vita? #maancheno</p>
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		<title>Orgogliosa di essere e farmi riconoscere terrona</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2014 07:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>angpot</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io sono una terrona. Sono una terrona perché parlo il mio dialetto. A volte ci si imbatte in cose del genere se frequenti le piazze virtuali. E se provi a controbattere ti ritrovi nel ginepraio del più becero, qualunquista e &#8230; <a href="/index.php/2014/07/09/orgogliosa-di-essere-e-farmi-riconoscere-terrona/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Io sono una terrona. Sono una terrona perché parlo il mio dialetto. A volte ci si imbatte in cose del genere se frequenti le piazze virtuali.</p>
<p style="text-align: justify;">E se provi a controbattere ti ritrovi nel ginepraio del più becero, qualunquista e spicciolo razzismo. Sotterraneo e silenzioso. Quello che non ti aspetti perché proviene dalla tua stessa gente, quella gente che però “non abita più qui” e vota probabilmente Lega.</p>
<p style="text-align: justify;">“Non devi offenderti se ti chiamano terrona”, mi ha redarguito con piglio militaresco una mia conterranea. Non è necessario sbandierare di avere una laurea, perché tanti ce l’hanno, al Nord come al Sud, né specificare che se non c’è lavoro laggiù (perché quando partono le terre di origine vengono indicate improvvisamente con un generico “laggiù”) non è colpa di chi è rimasto. Si augura inoltre che io con i miei studi sia riuscita a sistemarmi in quel di Cosenza, sottintendendo che per esservi riuscita io abbia necessariamente dovuto avere appoggi politici. E rincarando la dose, chiosa precisando che le lauree vanno prese per essere usate non per fare da quadri alle pareti, e lei e le sue amiche per riuscirvi sono “emigrate” a Milano, dove mai nessuno le ha chiamate “terrone” e se anche lo avessero fatto perché offendersi?</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, tutto questo sproloquio mi è piovuto addosso solo per aver tentato di difendere la mia terra.</p>
<p style="text-align: justify;">In sintesi: devo sentirmi dire che sono una terrona perché utilizzo la mia lingua e lasciar correre, non devo dire che ho studiato, perché pare brutto, <em>ci facciamo sempre riconoscere noi terun</em>, devo fare sì con la testa e ringraziare il cielo che molti del Sud abbiano avuto la possibilità di realizzarsi al Nord e tacere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, che ci fosse questa netta contrapposizione non lo avrei mai creduto, avrei potuto magari comprenderla se a promuoverla fosse stato un autoctono di Cuneo. Invece no, l’attacco mi è venuto dai miei stessi conterranei. Il dubbio che nelle sue parole potesse esserci il pregiudizio offensivo, che se riesci in questa terra non è per merito ma per raccomandazione, non l’ha neanche lontanamente sfiorata. Forse perché comprendere che non è l’involo verso Nord la soluzione, e che quei comportamenti che così ferocemente vengono stigmatizzati come lesivi della nostra dignità quali le raccomandazioni e/o gli appoggi politici, mai verranno corretti se voltiamo le spalle e rinneghiamo da dove proveniamo, è davvero difficile. Peccato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è con dispiacere allora che devo per forza credere che il senso di inferiorità che ci ha sempre contraddistinto, quello che ci porta a dare ragione al primo pseudointellettuale che passa e che ce ne dice di ogni, che ci costringe a mascherarci, ad assumere altre vesti, a perdere le nostre connotazioni linguistiche, non lo supereremo mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Se rinneghiamo le nostre origini, se non dobbiamo offenderci se ci chiamano <em>terron</em>i in modo dispregiativo, se dobbiamo nasconderci, non profferire verbo nel nostro dialetto – perché è cafone –, significa non volerci riconoscere alcuna identità. E senza identità siamo involucri vuoti, senza storia e senza futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-content/uploads/2014/07/No_al_terronismo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-76554" title="No_al_terronismo" src="/wp-content/uploads/2014/07/No_al_terronismo-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Ma quel che avrei voluto sottolineare in quella conversazione creatasi è che non mi offende essere chiamata terrona, mi offende soltanto il pregiudizio sotteso, perché in verità io sono terrona. E me ne vanto, amo parlare il mio dialetto, che come ogni dialetto possiede la sua musicalità intrinseca, che racconta una storia, che mi dice da dove vengo, che rappresenta la memoria della mia gente, amo pensare di appartenere a questa terra e di esservi legata indissolubilmente. Di restarvi e resistervi, cercando di dare voce ai miei talenti, se ne ho, senza l’aiuto di nessuno ma con le mie sole forze, così come tanti altri che non mollano. E cara amica trapiantata a Milano ce ne sono davvero tanti che sono rimasti e che con il solo potere del loro entusiasmo hanno dato vita a cose meravigliose, anche in dialetto, pensa un po’! Sono tutti terroni. Terroni come me.</p>
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		<title>La mia cartavetrata nella città dei venti che trasportano cultura</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 13:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PiBi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli affetti hanno colori forti. Il verde kiwi, il panna banana e il rosso fragola della crostata di frutta: il mio benvenuta a Catanzaro Lido. Il porpora delle AllStars con para che mai pensavo sarebbero riuscite a fare la strada &#8230; <a href="/index.php/2014/06/10/la-mia-cartavetrata-nella-citta-dei-venti/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gli affetti hanno colori forti. Il verde kiwi, il panna banana e il rosso fragola della crostata di frutta: il mio benvenuta a Catanzaro Lido. Il porpora delle AllStars con para che mai pensavo sarebbero riuscite a fare la strada verso il mare. Il turchese elegante come le immagini evocate da chi lo indossava. L’amaranto bloccato in velvet che sta tanto bene sul giallo invertebrato. Il bianco imperante ovunque: nei sorrisi veri, nelle pareti e nelle librerie, persino addosso a me. Il nero 3D di un libro che ho amato, amo e amerò forse quasi più di qualunque altro: la nuova edizione “dark” di <em>1984</em>, <em>“più accattivante per i giovani”</em>. <em>Comprate e leggetene tutti, questo è il nostro verbo per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati dal grande vate George</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli affetti hanno odori e sapori che ti rimangono dentro: sanno di capelli bagnati, di frutta profumata, di caffè bollenti, di cene mancate. Sanno del litorale marino succhiato avidamente con tutti i sensi per arrivare a Catanzaro Lido. Un sabato, il primo di un’estate tanto attesa ed esplosa in anticipo. Sabato scorso, 7 giugno. Libreria Ubik. Nunzio Belcaro, Nicola Fiorita e Donatella Monteverdi a presentare Demi Romeo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-content/uploads/2014/06/ubik-Demi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-75879" title="ubik Demi" src="/wp-content/uploads/2014/06/ubik-Demi-300x111.jpg" alt="" width="300" height="111" /></a>Fare la cronaca di quel pomeriggio, di cui ancora mi scorrono le immagini mescolate da occhi e pancia? Impossibile. Forse è più facile riassumere per quadri, cercando di superare il pudore che mi imporrebbe silenzi costanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quadro uno. Il bar della Ubik. Un angolo accogliente e curioso. Libri che declinano il cibo in tutte le sue sfaccettature, dalla Dukan alle cene di gala. Bottiglie importanti. Ambiente moderno e retrò, da sigaro, cognac e libro impegnato, se ancora esistessero i cognac di una volta. L’abbraccio con Nunzio, finalmente. Dopo due sole (quelle romane, seppur involontarie) infilate una dietro l’altra, <em>carta vetrata</em> è in attesa del microfono. Ma prima c’è la bomba affettiva, che attende dietro l’angolo. È riuscita a contenersi a stento con l’amico libraio che ha cominciato con me – la sua prima presentazione e il mio primo romanzo: un doppio <em>ius sanguinis</em> –. Esplode come l’estate subito dopo: è una crostata che entra timida, è la mia cucciola ormai grande che mi chiama mammina, è la mia stretta che annulla le distanze, e sa di Pietragrande passata, presente e futura.</p>
<p style="text-align: justify;">Quadro due. La scala per salire sopra e iniziare. Gli occhi buttati là per caso, appena sul pianerottolo. Una sfilata di variopinte edizioni economiche in cui si legge solo, verticale e a caratteri cubitali, su due righe, Fabio Volo. Piccolissimi i titoli, dettagli insignificanti per chi ha curato il marketing dell’operazione – e mi viene da pensare anche per i potenziali lettori –. Mai abbassare lo sguardo. Me lo hanno ripetuto in continuazione. Eppure. Mi fermo. Respiro. Cerco sostegno. Frugo con lo sguardo e trovo lui. Il mio lui. Il mio Orwell nuovaedizioneaccattivantepergggggiovani. <em>Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario</em>. Appunto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quadro tre. Due poltrone rosse. Una sedia di acciaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Scena uno. Nunzio in piedi. A raccontare il nostro approccio. A spiegare come da allora, più di cinque anni fa, si sia cresciuti tanto, entrambi. La sua convinzione che «un territorio non si può raccontare se non attraverso la narrativa». I suoi elogi al mio romanzo, alla storia, ai protagonisti. E alle mie sofferte – ma convintissime – scelte stilistiche: «ha deciso di intraprendere la strada più difficile. Narrare in prima persona. Con un protagonista maschile. E lo fa con le palle, con una scrittura virile». Poteva farmi un complimento migliore? Mi bevo ogni sua parola. Ascoltarlo dà sempre un senso alla lettura, oltre che alla scrittura.</p>
<p style="text-align: justify;">Scena due. Donatella. Donna Libera, e non solo perché ne è la referente provinciale. Confessa che all’inizio è stata confusa proprio dalla scrittura maschia. Quella che, andando avanti, ha visto «restituire le distanze tra la storia e i personaggi». «I libri sono di chi li legge» scriveva Andrea De Carlo. La sua <em>carta vetrata</em> è famelica storia di miseria, dove l’appagamento dei sensi e il binomio sesso/cibo declinano in ogni personaggio la loro inaffidabilità. Lo ridirò con parole mie: è l’ingordigia umana dell’era del consumismo, quello che ha eletto a sostanza l’apparenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Scena tre. Nicola che esordisce con un secco «<em>Carta vetrata</em> è il più bel romanzo che sia stato pubblicato in Calabria nel 2013». E spiega come si sia fatto rapire dalla rapidità e dall’irragionevolezza, cifre del nostro tempo, in cui l’assenza di giudizio e un personaggio perfetto perché arido, acido, ruvido, insopportabile – e proprio per queste ragioni così aderente alla realtà – svelano il vero protagonista: il potere e la superficialità. Un libro che ha anticipato i tempi, sottolinea Nicola. E mi chiede come sia riuscita a raccontare il declino di alcuni eroi antimafia e del mondo dell’informazione in anticipo sui tempi. Mi ispiro a Bergonzoni, al suo tirare giù dai piedi le idee che galleggiano sopra di noi, a cui tutti abbiamo accesso, ma preferiamo non badare. Ho guardato intorno a me, Nicola. Non era difficile. Forse era controcorrente, ma certo non difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quadro quattro. Catanzaro. Perché è così. Io amo Catanga. Amo la sete di cultura vera, la capacità di cercare e trovare che ho respirato ogni volta in cui mi sono confrontata nel catanzarese. C’è un’aria alta, bella e frizzante da respirare. Sarà per via del vento. Tanti interventi. Ciascuno importante. Ciascuno con le caratteristiche che dovrebbero avere gli interventi: se è vero che si scrive per porre domande, e magari per condividerle, è altrettanto vero che chi legge dovrebbe aggiungere altre domande. O, se ne ha, qualche risposta. Scelgo tra tutte le parole, importantissime, che hanno chiuso la serata, una delle immagini di Daniela. Un treno che si allontana dalla stazione. Demi e tutti i protagonisti dietro ai vetri di un finestrino, ma anche sulla banchina a guardarsi mentre si allontanano. La rappresentazione per sé e per gli altri della staticità in movimento. Per dirci che dobbiamo smetterla di guardare gli altri o noi stessi mentre ci allontaniamo su treni di cui ignoriamo la destinazione: dobbiamo decidere, una volta per tutte, dove vogliamo andare. E partire.</p>

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		<title>La strana terra dove i cinghiali fanno a cazzotti tra loro</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2014 16:40:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Aveva ragione Umberto De Rose, nell’ormai celebre telefonata ad Alfredo Citrigno: “Tu u sa cum&#8217;è u cinghiale quand&#8217;è ferito: pu mina ad ammazzare”. Aveva ragione non solo perché l’Ora della Calabria non è più in edicola dal 18 aprile e, &#8230; <a href="/index.php/2014/05/31/la-strana-terra-dove-i-cinghiali-fanno-a-cazzotti-tra-loro/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Aveva ragione Umberto De Rose, nell’ormai celebre telefonata ad Alfredo Citrigno: <em>“Tu u sa cum&#8217;è u cinghiale quand&#8217;è ferito: pu mina ad ammazzare”</em>.<br />
Aveva ragione non solo perché <em>l’Ora della Calabria</em> non è più in edicola dal 18 aprile e, dopo la prima ondata emozionale, la morte di un giornale sembra non coinvolgere più il senso comune dei calabresi.<br />
Aveva ragione, innanzitutto, perché questa è una terra popolata di cinghiali feriti. Una terra di mezzo, dove al posto degli <em>hobbit</em> ci finiscono i cittadini, al posto degli <em>elfi</em> ci sono i noiosi opinionisti e giornalisti che ci spiegano con concetti astrusi una realtà che sarebbe davvero semplice da vedere, e al posto dei <em>troll</em> ci sono orde di politicanti controllati da un <em>Saruman</em> indefinibile. Non tutti i <em>troll</em> sono cinghiali, ma se non ricordo male i mostri della saga <em>grugnistrillavano</em> in cinghialesche note. E in questo vedo una relazione.</p>
<div id="attachment_75738" class="wp-caption aligncenter" style="width: 660px"><a href="/wp-content/uploads/2014/05/ncd-gruppoPP.jpg"><img class="size-full wp-image-75738 " title="ncd-gruppoPP" src="/wp-content/uploads/2014/05/ncd-gruppoPP.jpg" alt="" width="650" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Peppe Scopelliti e Antonio Gentile tra i big nazionali Ncd: da sinistra Quagliariello, Scopelliti, Gentile, Alfano e Schifani</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ma ora veniamo ai (mis)fatti.<br />
Aldilà delle smentite e dei distinguo, la sequenza degli ultimi accadimenti ci dice che Peppe Scopelliti, dopo aver perso le elezioni europee per un presumibile tradimento dei fratelli Antonio e Pino Gentile, che a Cosenza hanno fatto votare il candidato abruzzese poi risultato primo dei non eletti, si è presentato alla riunione di giunta regionale per salutare gli assessori e, casualmente, questi ultimi subito dopo hanno deciso di silurare con il voto contrario di Gentile (Pino) il manager dell’Asp di Cosenza legato ai Gentile. La domanda sorge spontanea, direbbe qualcuno che si faceva mandare un po&#8217; ovunque, ai bei tempi in cui domandare sembrava ancora lecito. Ed eccola. Spontaneamente: se Peppe aveva nostalgia degli assessori non poteva salutarli prima, magari in campagna elettorale?</p>
<p style="text-align: justify;">Il bello di tutto questo è che in questa saga de noantri non ci sono cacciatori: il cinghiale ferito numero uno, Gentile, è stato colpito dal cinghiale ferito numero due, Scopelliti, mentre il cinghiale ferito numero tre, l’ex manager dell’Asp cosentina Gianfranco Scarpelli, già annuncia che si rivolgerà alla magistratura.<br />
In questa guerra di cinghiali che fanno a cazzotti vorrei invitarvi a una riflessione. Essendo iniziata una guerra all’interno del Ncd tra Scopelliti e i Gentile, cosa fa (o avrebbe fatto) il primo per vendicarsi del tradimento elettorale? Toglie ai Gentile il controllo della sanità pubblica cosentina per interposta persona. Sanità che a Cosenza, come in Calabria, significa voti e voti sul piatto elettorale, che in autunno sarà il piatto più importante, quello della Regione.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è scandalizzato persino il segretario del Pd calabrese, Ernesto Magorno, che gestisce un partito che in Calabria di certo non assomiglia a un raduno di boy scout: «Quanto successo in giunta è gravissimo. Scopelliti, sospeso dopo la condanna, si permette ancora il lusso di dettare la linea a una giunta che resta in carica solo per l&#8217;ordinaria amministrazione. Non tocca a me difendere Scarpelli, né ho intenzione di farlo adesso, ma il diktat dell&#8217;ex governatore è un fatto che deve far riflettere tutti e viene tirato fuori solo per punire i fratelli Gentile che non lo hanno votato alle europee».</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente io spero che sia tutto un equivoco.<br />
Spero che in Calabria i cosentini abbiano votato il candidato abruzzese per una ferrea e genuina convinzione politica e che la giunta regionale abbia sostituito il manager dell’Asp cosentina per meglio garantire il diritto dei cittadini a una sanità efficiente.<br />
Spero anche che non stiate ridendo troppo forte.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ps:</strong> nonostante i giornali stiano fallendo, nonostante <em>l’Ora della Calabria </em>sia chiusa e gli altri due giornali si trovino in uno stato di crisi molto pericoloso, sta per aprire un nuovo giornale a respiro nazional-calabrese. Si chiamerà <em>il Garantista</em> e sarà diretto da Piero Sansonetti. Ovviamente auguri, in attesa di capire se il Garantista nasca per garantire che qualcuno faccia il sindaco o il presidente della Regione o, semplicemente, nasca per garantire davvero i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ps bis:</strong> come direbbe Crozza-Razzi,<em> &#8220;questo non creto&#8221;</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli dei son caduti, ma i dinosauri sperano invano</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2014 15:40:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le dimissioni di Martina Hauser da assessore comunale a Cosenza sono solo un altro capitolo di un film tutto calabrese che potremmo intitolare – copiando e con poca fantasia – La caduta degli Dei. La Hauser è stata coinvolta nel &#8230; <a href="/index.php/2014/05/28/gli-dei-son-caduti-ma-i-dinosauri-sperano-invano/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le dimissioni di <strong>Martina Hauser</strong> da assessore comunale a Cosenza sono solo un altro capitolo di un film tutto calabrese che potremmo intitolare – copiando e con poca fantasia – <em>La caduta degli Dei</em>. La Hauser è stata coinvolta nel filone romano dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il suo compagno, <strong>Corrado Clini</strong>, ex ministro all’ambiente, accusato di peculato con tanto di immancabile conto in Svizzera. Con Clini ai domiciliari e la Hauser indagata sono definitivamente finiti i tempi in cui la Cosenza glamour si metteva in fila per omaggiare la (non più) splendida coppia. Un po’ come succedeva ad <strong>Amedeo Matacena</strong>, latitante a Dubai, a sua moglie <strong>Chiara Rizzo</strong>, passata dai fasti di Montecarlo alla casa circondariale di Reggio Calabria, o a <strong>Claudio Scajola</strong>, finito dentro il tritacarne dell’inchiesta della Dda reggina sul presunto sostegno alla latitanza dell’ex parlamentare di Forza Italia.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 374px"><img class="  " src="http://www.unionesarda.it/foto/previewfoto/2014/05/27/spuntano_nuove_accuse_per_clini_ipotesi_di_corruzione_internazional-0-0-403642.jpg" alt="" width="364" height="225" /><p class="wp-caption-text">Martina Hauser e Corrado Clini</p></div>
<p style="text-align: justify;">Inutile ricordarvi, poi, che il titolo <em>La caduta degli Dei</em> si adatta benissimo ai risultati elettorali, con qualcuno che per festeggiare magari avrà fatto indigestione di cinghiale. O di ghiande. <strong>Peppe Scopelliti</strong> è fuori dall’Europa per qualche centinaio di voti e per il “tradimento” di alcuni dei suoi che non lo hanno fatto votare abbastanza, o che hanno fatto votare in Calabria i candidati Ncd-Udc poi effettivamente entrati: Cesa e Piccone. Soprattutto Piccone: pare che sia un grande amico dei <strong>fratelli Gentile</strong>.<br />
Anche chi non mastica nulla di politica avrà notato commentatori fino a ieri proni al passaggio del fiero ex governatore e della sua corte farsi improvvisamente irriverenti e coraggiosi; avrà notato faccendieri, imprenditori, consulenti ed esperti manager in cerca d’autore professarsi improvvisamente renziani dopo aver giurato – fino all’altro ieri – fedeltà eterna alla destra scopellitiana. D’altra parte nessuno aveva spiegato a Peppe che la carriera politica di un uomo o di una donna è una parabola. Per dirla meglio, la carriera di un politico ha una sua primavera, una sua estate, un suo autunno e un suo inverno ma, a differenza del film di Kim-Ki-Duk non ha “ancora” una primavera. Scopelliti può gridare al tradimento, al complotto e all’ingiustizia, ma deve prendere atto di ciò che ha già capito il gruppo di cortigiani che lo ha attorniato per tanti anni. Per ora (e forse per sempre) è finita. Politicamente, s’intende. Con una condanna a sei anni, con l’ombra del caso Fallara e dello scioglimento del consiglio comunale di Reggio alle spalle, con la mannaia della Corte dei Conti, è davvero finita.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><img class=" " src="http://www.cn24tv.it/public/images/201006/gentile-e-scopelliti.jpg" alt="" width="576" height="422" /><p class="wp-caption-text">Peppe Scopelliti con Antonio Gentile</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nessuno seguirà un Peppe senza potere. Quando un uomo politico cade rovinosamente diventa peggio di appestato. Scopelliti guardi il crepuscolo del suo ex talent-scout <strong>Gianfranco Fini</strong> e se ne faccia una ragione. Sì, ci sarà la chiamata alla rivolta contro i nemici di Reggio, ci sarà tanta retorica sul “modello” distrutto dai cattivi che odiano le veline e <strong>Lele Mora</strong>. Ci sarà pure il raduno dei nostalgici dei fasti scopellitiani. Ma Peppe non è Napoleone, in questi anni è stata seminata troppa arroganza per raccogliere riconoscenza. Saranno soprattutto quelli che hanno preso le briciole ad arrabbiarsi per non aver ottenuto di più negli anni buoni. Chi si è sistemato è aggrappato alle poltrone, tra un po’ passerà al Pd (dove gli abili strateghi lo accoglieranno a braccia aperte) o a Forza Italia. Chi è rimasto con la bava alla bocca cercherà nuovi padroni. Ma in pochi rimarranno con Peppe, il quale, comunque, visto che all’Università di Messina gli hanno dato una docenza, potrà tornare a trasmettere le sue competenze ai giovani studenti di Economia e commercio. Forse non lo capirà ora, ma c’è più rispetto nel duro racconto di chi lo ha sempre avversato politicamente che nelle spallucce delle migliaia di opportunisti che lo hanno circondato in tutti questi anni e che oggi lo evitano.</p>
<p style="text-align: justify;">La caduta degli Dei non riguarda solo Scopelliti e dintorni. Riguarda, paradossalmente &#8211; e nemmeno poi tanto, anche molti del Pd. Se Renzi non mente, la rottamazione inizia ora, con buona pace di <strong>Agazio Loiero</strong> che si fa intervistare un giorno sì e l’altro pure, dei vari <strong>Nicola Adamo</strong> e <strong>Mario Oliverio</strong>, che per fare il presidente della Regione si fa sponsorizzare dal rottamato numero uno, <strong>Massimo D’Alema</strong>. Anche in Calabria Renzi ha ottenuto un risultato straordinario (pur se inferiore di 5 punti alla media nazionale) che è soprattutto un investimento sulla sua credibilità. Quando ci sarà da scegliere il candidato alla presidenza della Regione (si vota in autunno) il premier sceglierà una figura nuova, con buona pace dei dinosauri.</p>
<p style="text-align: justify;">Sui grillini non ho molto da aggiungere, se non che dopo il risultato non proprio brillante non si terrà l’annunciato processo a politici, imprenditori e giornalisti. Da giornalista tiro un sospiro di sollievo: potrò evitare di pagare le parcelle all’avvocato.</p>
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		<title>Elezioni europee: una guerra alla distruzione. Ma non con il mio voto</title>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2014 10:10:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non verrò a votare. Non scenderò nella mia Calabria per infilare carta straccia nell’urna. Avrei dovuto cambiare residenza tanti anni fa, ma questa cosa della doppia cittadinanza mi sta facendo comodo. No, non voterò. Farò parte di quella maggioranza silenziosa &#8230; <a href="/index.php/2014/05/24/elezioni-europee-una-guerra-alla-distruzione-ma-non-con-il-mio-voto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non verrò a votare. Non scenderò nella mia Calabria per infilare carta straccia nell’urna. Avrei dovuto cambiare residenza tanti anni fa, ma questa cosa della doppia cittadinanza mi sta facendo comodo. No, non voterò. Farò parte di quella maggioranza silenziosa che se ne strafotte (si può dire stra?) delle elezioni, e poco importa che siano europee, politiche o amministrative. Non verrei a votare neppure per l’amministratore di condominio. Figuriamoci.</p>
<p style="text-align: justify;">Voi, bravi concittadini che siete rimasti, mi raccomando, continuate a fare il loro gioco. Continuate a sputarvi addosso, continuate a farlo sotto il palco, mentre loro continueranno, da sopra, a gettarvi addosso sputazzate ben più pesanti: le loro parole vuote, le loro promesse vaghe, il loro bisogno di voi solo in questi momenti, in cui la vostra X ratifica il loro nulla travestito da impegno politico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="/wp-content/uploads/2014/05/Ue.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-75510" title="Ue" src="/wp-content/uploads/2014/05/Ue-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Ve lo confesso. Era ben altro il pezzo cui avevo pensato ieri sera, mentre seguivo le ultime battute, italiote e calabre, di chiusura della campagna elettorale. Per un attimo mi sono persino sentito vile nel rimanere qui, nel bel mezzo di questa Europa che rimarrà immobile anche dopo le elezioni, a commentare senza aver mosso un dito (due: pollice e indice, per votare). Così stamattina, mentre un pallido sole mi fa sentire ancora più forte la mancanza della palla gialla del mio sud, prima di immaginare al ritmo della tastiera, ho navigato un po’. I social aiutano. Gli hashtag anche.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima focalizzazione. La foto di piazza San Giovanni a Roma. È quella del primo maggio? È quella di Grillo, ieri sera? Hanno ragione loro, con quel #vinciamo noi, o hanno ragione quelli che appalesano come dietro le cinque stelle si nascondano quattro braccia piegate ad angolo retto? A proposito: lo sapevate che le prime svastiche risalgono al neolitico, se non al paleolitico, e che in Iran ho visto una bellissima collana del primo millennio avanti Cristo con tre svastiche tre?</p>
<p style="text-align: justify;">Per farla breve. Queste elezioni più delle altre sono diventate una pantomina <a href="/index.php/2014/05/24/la-piazza-incerta-di-scopelliti-che-gioca-la-partita-della-vita/" target="_blank">alla rincorsa delle piazze</a>. Conoscete i programmi dei vari candidati? Sapete cosa vogliono farsene dell’Europa e dei seggi che cercano di conquistare? Vi hanno spiegato perché dicono basta euro e poi si candidano per entrare nel parlamento europeo? Sono certo di no. Come sono certo che sapete se c’era più gente a riempire le piazze di uno piuttosto che di un altro schieramento. E state anche, come sempre, facendo la guerra delle percentuali. «Forza Italia sta sotto. In Calabria non arriverà al 5%». «Anche Ncd non prenderà un gran che». «Che dici? Spacca. Fi farà il bagno. Non ha una classe dirigente. Tutto finito». «E che mi dici di quel greco?». «Tsipras? Ma ’ndo va? Lo danno al 5». «Anche lui, come Berlusconi?». «Dico qui. Qui in Calabria». «Sbagli. Fi è data al 20. Come Grillo». «Dai. E il Pd?». «Pure». «Sicuro?». «Dati freschi di Roma».</p>
<p style="text-align: justify;">Per farla breve. Strafotte a qualcuno di queste elezioni, a parte ai pochi eletti (nella doppia accezione del termine) che riceveranno l’onorevole bonifico da Bruxelles? Questa, miei cari concittadini che siete rimasti laggiù a contare le piazze, a sbirciare chi c’è e chi non c’è sotto il palco dell’uno o dell’altro astante, è diventata una guerra contro. Guardatevi. Ascoltatevi. Leggetevi. Non cercate un voto per. Anelate a un voto contro. Questo giro ancora più che nei giri precedenti.<br />
Ed ecco perché non verrò a votare. Perché credo che ogni struttura sociale abbia un senso fino a quando aggrega. Quando inizia a creare distanze, ad allungare a dismisura gli aculei dei porcospini di schopenhaueriana memoria, non è più società. È guerra alla distruzione. E che lo sia. Ma non con il mio voto.</p>
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		<title>Reggio Calabria, il Lido comunale significa: posti di lavoro, recupero ambientale, lotta alla ’ndrangheta, soldi per il Comune, aggregazione sociale e culturale</title>
		<link>http://www.scirocconews.it/index.php/2014/04/16/reggio-calabria-il-lido-comunale-significa-posti-di-lavoro-recupero-ambientale-lotta-alla-ndrangheta-soldi-per-il-comune-aggregazione-sociale-e-culturale/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2014 09:15:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lettere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da Gianni Sergi e Giuseppe Musarella * Ed eccoci qua, tra un rinvio ed un altro siamo arrivati, anche quest’anno, alle porte della nuova stagione estiva e di novità sul fronte balneabilità e Lido Comunale neanche l’ombra. Le questioni depurazione &#8230; <a href="/index.php/2014/04/16/reggio-calabria-il-lido-comunale-significa-posti-di-lavoro-recupero-ambientale-lotta-alla-ndrangheta-soldi-per-il-comune-aggregazione-sociale-e-culturale/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">da Gianni Sergi e Giuseppe Musarella *</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ed eccoci qua, tra un rinvio ed un altro siamo arrivati, anche quest’anno, alle porte della nuova stagione estiva e di novità sul fronte balneabilità e Lido Comunale neanche l’ombra. Le questioni depurazione delle acque “nere”, rete fognaria e scarichi abusivi, passando dalle specifiche competenze regionali e comunali in materia, sono state del tutto ignorate negli ultimi dieci/quindici anni, determinando l’attuale situazione di non balneabilità di quasi tutto il litorale ricadente nel territorio del Comune di Reggio Calabria. Nella stessa condizione di assurda immobilità si trova il Lido Comunale, altro insostituibile trattore di sviluppo esistente sul territorio, ma ostaggio di incomprensibili disquisizioni burocratiche.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 390px"><img class=" " src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/1/13/Reggio_calabria_lido_comunale.jpg" alt="" width="380" height="256" /><p class="wp-caption-text">il Lido comunale di Reggio Calabria</p></div>
<p style="text-align: justify;">Infatti, le ripetute conferenze di servizi organizzate non per conoscere il pensiero dei reggini al riguardo, ma per capire se il progetto di riqualificazione del Lido (quello dell’ing. Arena che ha vinto, a suo tempo, la relativa gara) fosse o meno in linea con le iniziali intenzioni “architettoniche” dell’ing. Genoese Zerbi e/o dell’ing. Giuseppe Laface, non hanno prodotto nulla, se non il blocco del procedimento a causa “…dell’istanza prodotta dal coprogettista dell’opera originale, ing. Laface, finalizzata al riconoscimento, da parte del competente Ministero, del valore artistico del Lido Comunale e dei diritti d’autore”, riconoscimento recentemente arrivato e che riporta tutto al punto di partenza. Con il dovuto rispetto e chiedendo scusa qualora si urtassero determinate e sensibili suscettibilità, a queste latitudini la priorità è il lavoro che un Lido Comunale funzionale ed accogliente può offrire (senza divieto di balneazione), piuttosto che il pur legittimo riconoscimento dei diritti d’autore a chi, nel millennio scorso, progettò il Lido per persone adulte e fisicamente normo-dotate.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è arroganza, ma continuare a disquisire su pur nobili questioni ideologiche o storico-filosofiche e bloccare il rilancio del Lido, con tutto ciò che ne consegue, è da irresponsabili. E’ bene chiarire immediatamente che non si tratta di sviluppo a tutti costi e che non è assolutamente intenzione di alcuno offuscare o non riconoscere meriti che già la storia ha cristallizzato. Oltre all’incolmabile ritardo maturato anche per questa stagione estiva, adesso si tratta di capire come il riconoscimento ministeriale “concesso” su precisa richiesta, che di fatto pone un enorme vincolo sul futuro del Lido, possa contribuire alla sua rapida riqualificazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’adeguamento della struttura alle numerose ed eterogenee esigenze dei fruitori, siano essi locali o turisti (si pensi alle persone diversamente abili, ai bambini ed alle loro famiglie, agli anziani, ma anche agli adolescenti ed ai giovani), non porterebbe soltanto vantaggi economici alle casse del Comune, che diventerebbe “concorrente” delle similari attività gestite dalla ndrangheta, ma avrebbe anche importantissimi risvolti sociali, ritornando ad essere fonte di lavoro per molti e luogo di crescita ed aggregazione sociale e culturale per tutti. Lido, in sintesi, significa: posti di lavoro, recupero ambientale del litorale interessato, lotta attiva alla ndrangheta, introiti economici per le casse del comune, aggregazione sociale e culturale. Ancora una volta, quindi, ribadiamo la necessità di procedere concretamente e con rapidità alla riqualificazione del Lido, anche adeguando, ove possibile, il progetto dell’ing. Arena ai nuovi vincoli imposti, nel massimo rispetto del lavoro di tutte le professionalità coinvolte che comunque, è bene chiarirlo, seguono e non precedono l’interesse superiore e principale della Città di Reggio.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ff0000;">* soci fondatori di Ethos &#8211; Reggio Calabria</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Quelle ragazze crocifisse e la voglia di andare oltre</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jan 2014 12:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PiBi</dc:creator>
				<category><![CDATA[ALLA RICERCA DELLE OCCASIONI PERDUTE]]></category>
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		<description><![CDATA[Vorrei essere bucolica. Il sole di oggi, la Sicilia nitida dall’altra parte dello Stretto lo permetterebbero. Ma ci sono due notizie di ieri che continuano a martellarmi dentro. Si sono unite. Rimbalzano insieme sui social, pur essendo così diverse. Eppure &#8230; <a href="/index.php/2014/01/29/quelle-ragazze-crocifisse-e-la-voglia-di-andare-oltre/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vorrei essere bucolica. Il sole di oggi, la Sicilia nitida dall’altra parte dello Stretto lo permetterebbero. Ma ci sono due notizie di ieri che continuano a martellarmi dentro. Si sono unite. Rimbalzano insieme sui social, pur essendo così diverse. Eppure così uguali. In scena nello stesso circo mediatico. Lo stesso territorio. Reggino, ma potrebbe essere torinese o romano: cambierebbe solo l’accento di chi continua a ripeterle come se fossero scene dell’ultima fiction.</p>
<div id="attachment_73464" class="wp-caption aligncenter" style="width: 660px"><a href="/wp-content/uploads/2014/01/Ren_-Magritte-Il-modello-rosso-PP.jpg"><img class="size-full wp-image-73464" title="Ren_-Magritte-Il-modello-rosso-PP" src="/wp-content/uploads/2014/01/Ren_-Magritte-Il-modello-rosso-PP.jpg" alt="" width="650" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il modello rosso di Magritte (particolare)</p></div>
<p style="text-align: justify;">La prima arriva da Palmi, la cittadina della Varia, da poco patrimonio dell’Unesco. Anche se per anni è stata messa in scena a Taurianova. Anna Maria Scarfò ne è la protagonista. Lo stupro di gruppo, con abitanti e parroco indifferenti, al limite del consenziente, è ormai un punto fermo: la sentenza di secondo grado, dello scorso ottobre, ha decretato 7 anni di reclusione per Maurizio Hanaman, Giuseppe Chirico, Antonio Cianci e Antonio Cutrupi e 7 anni e 8 mesi per Fabio Piccolo. Ieri il tribunale si è pronunciato sul precedente/conseguente stalking. Quindici imputati. Sei assolti <em>“per non aver commesso il fatto”</em>. Condanne massime di un anno agli altri nove.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda è ambientata in una scuola di Reggio, e sembra partorita dalle peggiori allucinazioni di Bret Easton Ellis: una minorenne avrebbe, secondo alcuni siti web locali, poi smentiti, tentato il suicidio non riuscendo più a sopportare le conseguenze di un’altra violenza, subita nei giorni scorsi dai compagni di scuola, che ha girato il web con un tag orrendo come la notizia: #spazzola. Non c&#8217;è il tentato suicidio, ma c&#8217;è il video. C&#8217;è la violazione. C&#8217;è la parossistica corsa all&#8217;ultimo commento. Furto, dovrebbe essere l’hastag di questa vicenda. Furto del suo cellulare, innanzitutto. Furto della verità. Furto della sua privacy, con la ricerca tra i suoi video fino all’individuazione di quello che la ritraeva mentre si masturbava con una spazzola. Furto della sua libertà, con la messa in rete della catena malata di condivisione del video. Decine di migliaia di persone in soli due giorni. Perché il mondo è dei voyer. Di giudici che nascondono la propria impotenza libidinosa sopra il piedestallo dal quale emettono sentenze inappellabili. Di ladri non solo della privacy e della libertà di una ragazza, libera di masturbarsi come e quando le pare, ed eventualmente anche di riprendersi mentre lo fa, ma dell’umanità necessaria per poter continuare a definirsi persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che non riesco a scindere il ribrezzo che provo nei confronti dei voyer della vita degli altri dal ribrezzo per gli stessi esseri, incapaci di reagire di fronte a notizie ben più terribili, come lo stupro di gruppo che per anni ha animato la periferia di Taurianova.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma c’è il sole. E scalda come le voci che si sono accavallate nei giorni scorsi a <a href="/index.php/2014/01/16/giornalismo-tra-missione-e-fiera-della-vanita-una-intensa-giornata-lametina-con-carta-vetrata/" target="_blank">Lamezia</a>, in una sala piena di vita pura, pulita. Perché loro, i ragazzi, gli stessi che giudichiamo e contro i quali ci scagliamo senza provare a comprenderli, sono meglio di noi. Non che ci voglia molto. Ma sono davvero molto meglio. A parte i giovani vecchi, quelli che riescono ad esprimersi solo con la violenza. In tutte le sue espressioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritrovo così gli occhi di Francesca, che mi chiedeva perché in <em><a href="https://cartavetratasred.wordpress.com/" target="_blank">carta vetrata</a></em> ho voluto ripetere all’ossesso la locuzione <em>“il fabbricante di notizie”</em>. E quelli di Aurora, che sperava di avere da me indicazioni sulle domande giuste da farsi per non rimanere incastrati nella rete della cattiva informazione. E di Federica, che già sa ben distinguere la differenza tra i like e la necessità di scindere realtà ed apparenza. E di Sumelia, che mi chiedeva se davvero so cos’è la felicità. Solo ripercorrendo le chiacchierate con gli studenti di Lamezia sul mio romanzo – e pregustando le tante altre calendarizzate in giro per il Belpaese – prendo davvero atto di quanto fosse urgente e necessario trasformarmi in Demi Romeo e raccontare in prima persona la sua storia abbietta ed evanescente di surfing sul filo dell’apparenza trasformata in sostanza. Non è servito – non servirà – a chiedere scusa ad Anna Maria né alla studentessa reggina per lo schifo in cui le abbiamo fatte sprofondare anche noi, indifferenti consenzienti della nascita e crescita del paradigma che ha trasformato l’informazione in mistificazione per esplodere nella sua spettacolarizzazione. Non riassorbirà le ferite delle tante ragazze e dei tanti ragazzi vittime della seconda violenza, ancora più insopportabile, della gogna mediatica. Ma è utile per iniziare ad ascoltarli. Perché loro, come ha sottolineato a Lamezia Stefano, credono nella verità, ma non credono nella giustizia, concetto umano fallace. Inquinato ed inquinante come le opinioni che ormai hanno sostituito l’informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">I giovani di oggi sono meglio, molto meglio di noi, piccoli e grandi Demi alla spasmodica ricerca della luce della ribalta. Ed il sole è sempre più forte.</p>
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		<title>Pd fo(u)r Calabria: la corsa per il segretario abbia inizio</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jan 2014 15:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se non fosse per il rispetto dovuto a un partito che – nel bene o nel male – rappresenta l’unica possibile alternativa all’attuale governo della Regione Calabria, probabilmente avrei un occhio diverso nel guardare alle vicende che stanno portando all’elezione &#8230; <a href="/index.php/2014/01/25/pd-four-calabria-la-corsa-per-il-segretario-abbia-inizio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se non fosse per il rispetto dovuto a un partito che – nel bene o nel male – rappresenta l’unica possibile alternativa all’attuale governo della Regione Calabria, probabilmente avrei un occhio diverso nel guardare alle vicende che stanno portando all’elezione del nuovo segretario regionale del Pd. Il che è già di per sé una novità, dopo anni di commissariamento all’insegna dell’alziamo le braccia, del tanto il Pd in Calabria è un malato incurabile, con i suoi sepolcri imbiancati e con i signori delle tessere che impediscono a monte qualunque possibilità di confronto democratico. Bene, questa sera alle ore 20 scade il termine per la presentazione delle candidature e il 16 febbraio – attraverso il meccanismo delle primarie – i democratici calabresi dovranno eleggere il proprio segretario. In corsa ci sono il deputato <strong><span style="color: #ff0000;">Ernesto Magorno</span></strong> (già sindaco di Diamante) per l’area Renzi, l’ex candidato a sindaco di Reggio <strong><span style="color: #ff0000;">Massimo Canale</span></strong> per l’area Cuperlo (D’Alema-Bersani), il sindaco di Castrovillari <strong><span style="color: #ff0000;">Mimmo Lo Polito</span></strong> per l’area Civati (scelta che avrebbe fatto arrabbiare <span style="color: #ff0000;">Maria Carmela Lanzetta</span>, ex sindaco di Monasterace, e che per questo starebbe passando con l’area Cuperlo), e infine come candidato fuori dalle aree l’ex segretario del partito cosentino <strong><span style="color: #ff0000;">Bruno Villella</span></strong>, che avrebbe il sostegno del presidente della Provincia di Cosenza <span style="color: #ff0000;">Mario Oliverio</span>.</p>
<div id="attachment_73305" class="wp-caption aligncenter" style="width: 660px"><a href="/wp-content/uploads/2014/01/pd4calabriaPP.jpg"><img class="size-full wp-image-73305" title="pd4calabriaPP" src="/wp-content/uploads/2014/01/pd4calabriaPP.jpg" alt="" width="650" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">da sinistra Lo Polito, Canale, Magorno e Villella (realizzazione grafica #sciroccART)</p></div>
<p style="text-align: justify;">Potrei cominciare un discorso sulle differenze politiche tra i quattro, sulla loro idea di Calabria e sulla loro visione del futuro. Potrei ragionare di politiche occupazionali, di sanità, istruzione, solidarietà, diritti civili. Ma francamente non so cosa li differenzi politicamente, non so per quale motivo si dovrebbe votare l’uno piuttosto che l’altro, se non per la diversa simpatia che mi possono suscitare i leader di riferimento nazionale, Renzi, Cuperlo e Civati (e mettiamoci pure il leader locale Oliverio). So, invece, che in questa fase le differenze politiche contano poco.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il Pd è quello che abbiamo conosciuto in questi anni, il nuovo segretario regionale si deciderà in base ai rapporti di forza e alla capacità di mobilitare truppe cammellate.</p>
<p style="text-align: justify;">E se il 16 febbraio il vincitore non avrà un margine netto, non è da escludere che il gioco di accuse, contraccuse, ricorsi e controricorsi, invece di chiudere una fase commissariale ne apra un’altra. Perché la Calabria piddina vive una sua anomalia: cuperliana o renziana a seconda della platea dei votanti. I congressi provinciali hanno detto chiaramente che l’area Cuperlo è maggioritaria tra gli iscritti al partito (cioè in termini di tessere e voti nelle sezioni), mentre le primarie nazionali, riservate anche ai simpatizzanti, hanno detto che Renzi è maggioranza anche in questa regione, seppur con margini meno eclatanti che altrove (l’8 dicembre scorso sul territorio calabrese Renzi si è attestato poco al di sotto del 58%, Cuperlo quasi al 33% – il doppio del dato nazionale – mentre Civati si è fermato attorno al 9%).</p>
<p style="text-align: justify;">Ci ha messo poco il candidato renziano Magorno – sostenuto dal partito nazionale e conscio del fatto che tanti potrebbero cambiare sponda e salire sul carro del vincitore – a capire che in questa situazione il 16 febbraio si rischia la spaccatura e per questo ha lanciato un appello unitario (l’unità consiste nel fatto che gli altri votino per lui). Appello rimandato al mittente, visto che proprio alla vigilia delle presentazione delle candidature i cuperliani hanno fatto scendere in campo Massimo Canale, che in ambito Pd potrebbe rappresentare una novità e raccogliere un po’ di quei voti che sfuggono alla regola delle truppe cammellate. Non si comprende bene il senso della candidatura Villella, visto che Oliverio punta alla presidenza della Regione nel 2015: se la politica ha una sua logica, per avere possibilità di successo dovrà avere il sostegno del nuovo segretario regionale che, a meno di colpi di scena, uscirà dall’area Renzi o dall’area Cuperlo. Non me ne voglia Villella, ma ammesso che Oliverio lo sostenga veramente, mi chiedo se la sua non sia solo una candidatura tattica.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche parola la merita il già commissario <span style="color: #ff0000;">Alfredo D’Attorre</span>, professore campano mandato in Calabria da Bersani, eletto parlamentare grazie alla legge dei nominati dall’alto. D’Attorre, dal punto di vista politico ovviamente, è risultato assolutamente inadeguato al ruolo di guida del Pd calabrese. Uno <span style="color: #ff0000;">Scopelliti</span> in grande difficoltà è sembrato un gigante nei confronti della presunta opposizione. Ora D’Attorre ha conquistato un po’ di visibilità televisiva nel ruolo dell’anti-Renzi <em>smentibile</em>, cioè di quello mandato a dire le cose che pensano D’Alema e i suoi ma che per opportunità è meglio che non siano attribuite a loro. D’Attorre si è indignato per l’incontro Renzi-Berlusconi, per la battuta che Renzi ha fatto su Cuperlo (il nominato contro la legge elettorale dei nominati) e tanto altro. È un novello <em>Che Guevara.</em> Qualcuno mi aiuti e mi ricordi se, per caso, nella sua attività calabrese si trovi traccia di questa sua coerenza politica.</p>
<p style="text-align: justify;">D’Attorre non è stato il meglio che abbia espresso il Pd calabrese ma neanche il peggio. Da quando è morto <span style="color: #ff0000;">Italo Falcomatà</span> non riesco (e lo dico senza tentazioni retoriche) a capire quale possa essere la differenza tra il centrosinistra e il centrodestra calabrese, se non a livello di chiacchiere. Mi dispiace dirlo, ma tra i 5 anni di governo <span style="color: #ff0000;">Loiero-Adamo</span> e questi anni di governo <span style="color: #ff0000;">Scopelliti-Gentile</span> non trovo differenze sostanziali. D’Attorre è – come gli altri – l’emblema di un Pd che parla di sviluppo, diritti, lavoro, ma che in realtà pensa solo a come gestire una poltrona, un incarico, un posto al sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Pd nazionale, per garantire uno svolgimento corretto delle votazioni, ha nominato tre garanti: si tratta dei parlamentari <span style="color: #ff0000;">Demetrio Battaglia</span> e <span style="color: #ff0000;">Bruno Censore</span> e dell’ex sindaco di Cosenza, <span style="color: #ff0000;">Salvatore Perugini</span>. Uno per area, così nessuno si può lamentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Avranno molto da lavorare, perché qui non si decide quale futuro potrà avere la Calabria, ma, semplicemente, chi avrà il potere di distribuire potere. Preparate le truppe.</p>
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