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’NDRANGHETA/ Reggio, Arena e Repubblica: quella lettera che scrivo senza poi spedirla

Sempre durante il convegno promosso dal Museo della ‘ndrangheta dal titolo “L’area grigia della ‘ndrangheta: relazioni di complicità e collusioni tra cultura, economia e politica”, in corso a Reggio Calabria, anche il sindaco Demetrio Arena, dopo il governatore Scopelliti, ha commentato l’attuale situazione politico-giudiziaria. A seguire il suo intervento.

Giuseppe Scopelliti e Demetrio Arena

“Reggio sta attraversano un momento molto particolare, quello che vede lo Stato finalmente assumere una posizione più incisiva, frutto dell’attività dei magistrati, con un lavoro molto gravoso, ma anche grazie al sostegno della società civile che ha percepito la volontà dello Stato di reagire, ed ha scelto lo Stato come interlocutore.
Non si spiega altrimenti la nascita di associazioni che discutono ed affrontano il tema della ‘ndrangheta. Un segnale importante perché nessun magistrato, nessun sindaco o prefetto potrà mai sconfiggere da solo i poteri criminali. Ma c’è un rischio: individuato l’obiettivo della cosiddetta ‘zona grigia’, si aprono scenari pericolosi perché c’è sempre chi pensa di potersi inserire e giocare le proprie partite che non sono quelle della legalità, ma sono partite politiche e di avanzamento delle posizioni personali. Si rischia di disgregare la società e fare tornare questa città al pessimismo degli anni in cui era in coda a tutte le classifiche nazionali.

Ho scritto una lettera al direttore di Repubblica ma non l’ho mai inviata. È giusto fare esplodere le situazioni che non vanno. Ma una cosa è raccontare i fatti, l’altra e fare titoli e rappresentare Reggio come una città condannata ad essere emarginata. È lo sforzo che questa città sta facendo per emergere”.

Arena ha concluso l’intervento lanciando un appello “alle associazioni: a mantenere nei limiti il confronto, altrimenti c’è il rischio di fare naufragare questo percorso. Non ci facciamo tirare nel gioco al massacro da chi non ha l’interesse di combattere la ‘ndrangheta ma solo quello di perseguire interessi personali”.

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