Barba lunga, cappellino bianco in testa, il viso sorridente ma visibilmente provato dalla stanchezza. E’ questo il ritratto di Francesco Azzarà, il cooperante di Emergency liberato ieri in Sudan dopo quattro mesi dal suo rapimento, rientrato stamane in Italia. Azzarà subito dopo il suo arrivo è stato impegnato in una serie di adempimenti burocratici tra cui quelli con la Procura della Repubblica di Roma che lo ha voluto sentire sulla vicenda del rapimento. I genitori, intanto, hanno ringraziato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e tutte le istituzioni italiane ed estere.
Il giovane cooperante calabrese è atterrato stamane all’aeroporto militare di Ciampino. Quando è sceso dall’aereo il giovane ha tirato un sospiro di sollievo e non è riuscito a trattenere le lacrime perché si è sentito subito a casa.
Accolto da una serie di persone e rappresentanti istituzionali, Azzarà ha dovuto assolvere immediatamente ad una serie di impegni burocratici. Prima di essere sentito dai magistrati della Procura di Roma, però, Francesco ha espresso un desiderio. “Voglio tagliarmi la barba”, ha detto. Sulla situazione vissuta durante il rapimento ha poi aggiunto che è stato trattato “abbastanza bene”. “Ci sono state – ha detto – situazioni particolari ma compatibilmente con quello che succedeva sono stato trattato abbastanza bene”.
Sul sequestro del cooperante di Emergency, la Procura di Roma, ha da tempo aperto un fascicolo di indagine ipotizzando il reato di sequestro di persona con finalità di terrorismo.
L’indagine è stata affidata dal procuratore aggiunto Pietro Saviotti, al sostituto Elisabetta Cenniccola. Nel corso dell’interrogatorio con il Pm ed i carabinieri del Ros, Azzarà ha ricostruito il periodo della prigionia, dicendo che è stato spostato varie volte. Quando è giunto a Roma il primo pensiero di Francesco è stato quello di avvisare i genitori che il viaggio di rientro era andato bene e che ormai era in Italia. Francesco ci ha “chiamato – ha detto il padre, Santo Azzarà – ci ha detto che sta bene”. I genitori del cooperante sono rientrati la notte scorsa a Motta San Giovanni, nel reggino, dopo aver trascorso la giornata di ieri alla Farnesina dove hanno vissuto le ore della liberazione del figlio.
“Ora che tutto è finito – ha aggiunto Santo Azzarà – voglio ringraziare il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a tutte le istituzioni italiane ed estere ed allo staff della Farnesina che ci sono stati vicini. Devo ringraziare anche Emergency e Gino Strada oltre ai sindaci italiani che ci hanno sempre espresso tutta la loro vicinanza e solidarietà“.
Dalle parole di Santo Azzarà si capisce subito che le prossime ore saranno di gioia intensa.
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LIBERAZIONE AZZARÀ/ L’ARRIVO IN ITALIA, IL TAGLIO DELLA BARBA, I RACCONTI ALLA MAGISTRATURA
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