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Il capitale umano, inteso come l’insieme eterogeneo di capacità, conoscenze e competenze dei singoli individui che compongono la società o, più in particolare, degli addetti ad un dato settore, è considerato sempre più come una “risorsa strategica” o, in maniera analoga, come un elemento determinante per lo sviluppo sociale ed economico di un Paese.
La struttura delle aziende agricole tra i due censimenti
I dati provvisori del Censimento Generale dell’Agricoltura 2010 – pur evidenziando una crescita dimensionale delle aziende agricole calabresi – palesano il permanere di un tessuto produttivo caratterizzato da forme giuridiche piuttosto semplici: il 97% delle aziende agricole, infatti, sono a conduzione individuale o familiare, nelle quali il capo azienda gestisce direttamente l’attività agricola (96%) su terreni di sua proprietà o dei suoi familiari (73,5%).
Relativamente ai dati di struttura, invece, si rilevano alcune modifiche nella distribuzione per età rispetto alla situazione del 2000. Nello specifico, cresce, seppur in maniera contenuta, la quota di conduttori con meno di 30 anni (2,6% nel 2010 contro il 2,1% del 2000); tuttavia, in tale circostanza non è ancora possibile individuare un’inversione nel trend di invecchiamento della popolazione agricola regionale. L’elevato livello di senilizzazione, infatti, è confermato sia dall’aumento della quota di conduttori con più di 70 anni (+2,6% rispetto al 2000) sia dalla distribuzione media per età che rispetto all’andamento nazionale, in cui si registra un abbassamento della classe di età media (dalla classe 60-64 anni a quella 55-59), è rimasta stabile (classe tra 60 e 64 anni) nel corso del decennio.
Più confortanti risultano i dati sull’analisi di genere dei conduttori: tra i due censimenti, in particolare, si evince che la diminuzione delle aziende a conduzione femminile (-13,2%) è minore rispetto alla diminuzione di quelle a conduzione maschile (-25,9%). Ciò determina un aumento della quota di aziende a conduzione femminile che passa dal 33,8% del 2000 al 37,5% del 2010.
La formazione del capitale umano nell’agricoltura calabrese
Sulla basi di tali dati, è possibile, in prima approssimazione, affermare che la gestione diretta e individuale dell’azienda agricola, che caratterizza così marcatamente la realtà calabrese, fa sì che le capacità imprenditoriali, le conoscenze tecnico-economiche, la propensione al cambiamento e all’investimento del singolo risultino elementi indispensabili per lo sviluppo e la crescita del settore agricolo regionale il cui valore aggiunto è in constante calo dal 2005 (ISTAT 2010). A tal proposito, ulteriori considerazioni possono essere fatte sempre con riferimento ai dati del 6° Censimento in merito al livello di istruzione degli agricoltori. In generale, i dati evidenziano, sia a livello regionale che nazionale, una tendenza all’innalzamento del livello medio di istruzione dei conduttori tra i due censimenti.
La quota dei conduttori senza titolo di studio o con licenza elementare si riduce rispettivamente dal 19,44% al 9,8% e dal 40,4% al 34%, mentre aumentano le quote relative ad altri titoli di studio posseduti, specialmente la licenza di scuola media inferiore. Questa dinamica non presenta differenze di genere, mentre va segnalato, nel decennio di riferimento, un lieve incremento delle quote di capoazienda che hanno acquisito titoli di studio ad indirizzo agrario.
Il titolo di studio ancora più frequente tra i conduttori di azienda corrisponde alla licenza elementare (34%), mentre la licenza di scuola media inferiore è posseduta dal 29,4% dei soggetti. Risultano in possesso di un diploma di scuola media superiore il 17,5% dei conduttori, di cui il 2,1% ad indirizzo agrario. Sebbene il 6,2% dei conduttori sia laureato, soltanto lo 0,7% ha conseguito una laurea ad indirizzo agrario. Nonostante l’aumento medio del livello di istruzione degli agricoltori sia evidente, permane un’elevata percentuale di conduttori (70%) con un titolo di studio che non supera la licenza di scuola media inferiore, privo pertanto di qualsiasi riferimento al mondo agrario.
Alla luce di tali considerazioni, risultano ancora necessarie politiche volte a favorire il ricambio generazionale e a mantenere un capitale umano attivo e dinamico nel settore agricolo. Resta prioritario, quindi, l’obiettivo specifico di qualificare e rinvigorire il capitale umano, reputato, sempre più, un “fattore produttivo” cruciale in un’ottica di competitività delle imprese agricole e forestali, di diversificazione del reddito agricolo e di valorizzazione delle produzioni locali tipiche calabresi.











