Attualità

Superare le barriere delle barriere architettoniche: dovremmo tutti indignarci come il nostro lettore

di Luciano Surace —

Mentre camminavo a Reggio di Calabria, nei pressi del liceo artistico, mi trovo di fronte una scena agghiacciante: un’auto parcheggiata sulle strisce pedonali. Risponderete: “ci parcheggiano tutti sopra le strisce”. E no, cari amici, è vero che quelle strisce fanno parte della segnaletica stradale orizzontale ed è comunque una violazione parcheggiarci sopra, ma quelle strisce pedonali valevano (e valgono) tanto: erano contigue ad una rampa per disabili che dava l’accesso al marciapiede o che dava l’accesso sulla strada consentendo così l’attraversamento della stessa, però tutto questo per le persone meno fortunate di noi era impedito dall’ostruzione del veicolo parcheggiato proprio di fronte la rampa oltre che sulle strisce pedonali.

Una città (commissariata) non dovrebbe garantire quel servizio di messa in sicurezza della strada e della regolamentazione prevista dal codice stradale ed essere presente vigilando e punendo i trasgressori del codice stradale?
A parer mio la sorveglianza vi è solo ove sono presenti le strisce blu, ove c’è un interesse economico e questa è un’accusa al comandante della Polizia Municipale di Reggio Calabria.

In questa condizione viene meno una battaglia globale come quella dell’abbattimento delle barriere architettoniche, ossia quel bisogno di garantire al maggior numero di persone il diritto alla libertà di movimento portando la ricerca quei parametri comuni che consentirebbero di limitare il criterio di soggettività.
Il primo passo da compiere sarebbe quello di educare una comunità a rimuovere le barriere culturali prima e quelle architettoniche poi, al fine di promuovere l’integrazione sociale parallelamente a quella ambientale.
C’è una legge quadro che tratta questo argomento, ovvero la legge 19/89 e il D.M. 236/89 che si addentra maggiormente nella parte tecnica.

Devo far notare come in città regnano altre barriere architettoniche non superate e fin troppo evidenti, come i semafori privi di segnalatore acustico per i non vedenti, scalini, pendenze eccessive, porte strette e spazi ridotti sono altri fattori che incidono sulla libertà di movimento dei diversamente abili.

Mi auguro che questa città non debba mai chiedere lo stato di calamità in virtù di tutto ciò che sta patendo la cittadinanza e soprattutto si rifaccia l’immagine di una città che mostri il senso civico in ogni aspetto, rispettando quella libertà di movimento e di logistica che i soggetti diversamente abili compiono quotidianamente consentendo loro di fruire in piena sicurezza, di attrezzature e servizi che lo spazio antropizzato dovrebbe garantire a tutte le categorie d’utenza.

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