L'associazione Disabili no limits
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I record di Giusy
Giusy e Carmen verso Londra 2012
La prima volta che ho visto Giusy è stato a febbraio scorso quando, in occasione della manifestazione “Le Stelle dello Sport” organizzata dal CONI di Cosenza per premiare il merito sportivo dei talenti calabresi, sono rimasta colpita da questa splendida ragazza seduta in prima fila accanto al Presidente Regionale Calabrese del Comitato Paralimpico Italiano, Titti Vinci. Non avevo la più pallida idea di chi fosse e non riuscivo a individuare la sua disabilità. Solo quando il Presidente del CONI Provinciale l’ha invitata a salire sul palco ed è stata data lettura delle motivazioni del premio, ho capito.
Al termine della cerimonia sono riuscita a sottrarla all’affetto e alla curiosità di tanti. Le ho chiesto se avesse voglia di scambiare quattro chiacchiere e Giusy non se lo è fatto ripetere due volte.
Sono tante le domande che avrei voluto farle ma avevo il timore di essere indiscreta. Lei, allora, leggendo nei miei pensieri, mi ha evitato ogni imbarazzo e ha cominciato a raccontarmi la sua storia.
Nata a Reggio Calabria il 20 maggio del 1977, fino a quel maledetto 22 agosto del 2005, giorno del drammatico incidente stradale, nel quale ha salvato la vita ma perso entrambe le gambe, conduceva un’esistenza attiva fatta di lavoro, continui viaggi e responsabilità. Le attività sportive non avevano mai avuto molto spazio nelle sue giornate: le partite a tennis, lo spinning e un po’ di palestra le considerava necessarie per mantenersi in forma. Dopo l’incidente però lo sport è diventato altro: una terapia. A una grande fede religiosa ha accostato la determinazione di chi non vuole arrendersi all’immobilità fisica e mentale. Per oltre un anno si è impegnata in attività di recupero con duri allenamenti riabilitativi. Riacquistato un buon grado di mobilità e, soprattutto, fiducia in se stessa, si è dedicata all’impegno sportivo. Fondamentale, in tal senso, è stata la figura di Titti Vinci che l’ha molto sostenuta e incoraggiata nella scelta di abbracciare la corsa veloce nonostante il parere di chi pensava che non sarebbe riuscita neanche a reggersi in piedi. Con grande tenacia, ha indossato le stesse protesi di Pistorius – l’atleta che nel 2008 aveva chiesto e ottenuto di partecipare alle Olimpiadi di Pechino, purtroppo non qualificandosi a quelle ma vincendo la medaglia d’oro alle Paralimpiadi nel settembre dello stesso anno, sempre a Pechino – correndo i suoi primi 100 mt ai campionati regionali di Siderno (RC) e ottenendo un tempo che le ha consentito di partecipare nel giugno del 2010 ai Campionati Italiani Assoluti di Imola dove ha conquistato il titolo italiano.
Da lì in avanti ci sono stati altri successi fino al prestigioso risultato del record italiano sui 100 mt piani in 16”72 ottenuto nella sua Reggio.
Raccontare Giusy. Quasi impossibile: bisognerebbe poter dare a ciascuno la possibilità di conoscerla, di starle accanto, per esprimere la bellezza di una donna speciale, forte, coraggiosa. Di una vera atleta. Ho provato a infilarmi tra le parole che Giusy accompagna sempre con un sorriso chiedendole cosa le dia tanta carica e quali siano le motivazioni a sostegno del suo impegno nello sport.
Corro per sensibilizzare la gente sul tema dell’handicap. C’è ancora molta ignoranza sull’argomento e certi muri vanno abbattuti.
A quali muri ti riferisci?
Fare sport per un portatore di handicap è terribilmente difficile: gli ausili, cioè le carrozzine, le protesi ecc., costano molto e gli allenamenti sono particolarmente duri soprattutto per le disabilità come la mia.
Pur vivendo da diverso tempo a Milano hai scelto di rappresentare la Calabria.
Si. Quando mi hanno chiesto di gareggiare ho voluto rappresentare la mia terra, tesserandomi con una società calabrese e scegliendo la “Con Noi di Reggio Calabria.
Da questa tua esperienza, mi sai dare un quadro dello sport per disabili in Calabria?
Sono l’unica donna amputata in squadra, e in tutta la regione. Agli ultimi campionati Regionali tra i disabili fisici che praticano atletica ero l’unica donna su otto partecipanti.
Secondo te quali le ragioni?
Sono certa di non essere l’unica donna amputata in Calabria. Ma, evidentemente, per la maggior parte dei disabili è difficile sfidare lo sguardo della gente. È proprio questo ciò che voglio fare: dare fiducia a chi vive la disabilità come diversità. Io corro per urlare a tutti che non bisogna vergognarsi. La diversità sta solo negli occhi di chi ci guarda.
Per quali obiettivi sportivi stai lavorando?
La mia preparazione è tutta volta al progetto più ambizioso: partecipare alle Paralimpiadi di Londra 2012 e magari essere una Pistorius al femminile; la prima donna italiana a correre senza entrambe gambe. Lo faccio per me stessa e, indirettamente, per tutti quelli che hanno bisogno di essere incoraggiati.
Oltre ai risultati sportivi, credi si possa fare altro per sostenere i portatori di handicap e magari avvicinarli allo sport?
Sicuramente si può fare molto. Personalmente ho deciso di impegnarmi in una associazione no profit (Disabili No Limits) che si occupa della raccolta di fondi per aiutare concretamente i disabili economicamente svantaggiati e che hanno difficoltà a dotarsi degli ausili necessari per condurre una vita dignitosa e magari provare, come me, a sfidare i propri limiti.














