La realtà non si forma solo nella memoria. La realtà si forma anche e soprattutto nelle emozioni vere e nella condivisione. Questa è stata la prima suggestione al termine di una serata intensa, forte. E curativa, in qualche modo. Una suggestione diventata certezza, nel week end torinese di riposo e affetti.
Oggi, a mente tiepida – perché fredda non sarà mai, mai più, dopo venerdì sera -, posso cercare di dare forma e significato al vortice di emozioni che mi sono rimaste dentro. E, sono convinta, sono rimaste dentro anche alle centinaia e centinaia di persone che hanno seguito attente, in un teatro gremito all’inverosimile, due ore dense, per poi ringraziare personalmente ciascuno di noi, scesi dal palco per ringraziare loro.
Venerdì 20 aprile, ore 21. Appuntamento a Torino, nel teatro di San Secondo, ospiti di don Mario Foradini, aiutato dalla superba Renata. Il logo di sabbiarossa edizioni a tenere le fila di una serata organizzata partendo da una frase rubata al tempo perduto di Proust. La realtà non si forma che nella memoria. Una serata in cui trattare in modo nuovo un tema antico. Una serata in cui parlare di memoria, ma anche di realtà. Per cercare di cambiarla, perché proprio non ci piace.
Si parte con note che vengono dal profondo. Una canzone scritta e interpretata da Giovanni e Alice Acchiardi, in memoria di Francesco Inzitari. Che è il protagonista del mio ultimo romanzo, bianco come la vaniglia. Che è mio figlio. Che è mio fratello. Che è diventato figlio e fratello di tutti i presenti, dopo la canzone e la successiva lettura di un piccolo brano, con la voce e le emozioni vive di Marita Verga.
La tensione è alta. Alessandro Russo la fa scendere in punta di piedi, spiegando perché siamo lì e chiamando sul palco i relatori. Carla Osella, “quella degli zingari”. Marcella Reni, direttore di Rns e coautrice del libro con cui abbiamo inaugurato la collana RIFLESSIONI, tra le mura dell’anima: il progetto Sicomoro raccontato in forma di diario di un’esperienza, assieme a Carlo Paris. Caterina Luciano, artista capace di trasformare in emozioni visive i rimescolamenti alla ricerca della memoria e della realtà, oltre che parte integrante della nostra casa editrice e realizzatrice delle immagini di copertina delle nostre uscite. Io. Luigi De Sena, già superprefetto di Reggio Calabria, già vice capo della Polizia, oggi senatore e vicepresidente della Commissione Antimafia. Luigi Ciotti, don Luigi Ciotti: come ha detto Alessandro “non c’è bisogno di presentarlo”.
Forse dovrei fare la cronaca minuziosa di quello che è successo nel teatro di via Gioberti. Ma esistono i video integrali, meglio permettere a ciascuno di farsi un’idea personale di quello che è successo. Mi piace di più trovare, tra le tante ottime sollecitazioni che mi rimarranno dentro per sempre, una sintesi emotiva.
Partendo dalla voce di Alice. Profonda come ogni parola ascoltata venerdì sera. Intensa come solo il cuore sa rendere intensa una voce. E il testo di Giovanni. La migliore sintesi del dolore atroce di una vita spezzata, con suoni delicati e raffinati ad accompagnarlo e sottolinearlo. Marita non ha semplicemente letto i brani che lei stessa ha scelto per la serata: li ha interpretati, li ha fatti volare alti, li ha presi e portati dentro ciascuno di noi.
Carla ha fatto diventare nostri i suoi zingari, i loro disagi. Ci ha scosso e ci ha fatto capire quando sia disumano dimenticare di essere umani. E dimenticare la sofferenza di chi mettiamo da sempre ai margini perché non ne comprendiamo la cultura.
Marcella, quel dito puntato per replicare il j’accuse di Mario Congiusta all’interno del carcere di Opera, il racconto del progetto per mettere a confronto i detenuti con i familiari delle vittime, seguendo l’insegnamento di Zaccheo. Il primo Sicomoro è fermo sulle pagine di tra le mura dell’anima, racchiuso in uno scrigno in cui Caterina ha rappresentato l’incontro e i sette passi. Gli altri Sicomori stanno per arrivare.
Caterina. Caterina che ha dimostrato la propria grandezza nel sottolineare quanto si sentisse “piccina”. Cate che trasforma in emozioni visive le sue, le nostre emozioni. Che prende per mano il linguaggio e il valore universale dell’arte e lo utilizza nel migliore dei modi per rappresentare i disvalori di un mondo che ha imparato ad esprimersi senza bisogno di parole.
Poi ci sono “i miei Luigi”.
Luigi De Sena, che sa come dovrebbero rispondere istituzioni e politica, che non ha paura a sottolineare quando la parte sana viene abbandonata dalla parte insana. Che sta lavorando per dare risposte reali, non le solite parate cui ci ha abituato la demagogia. Che sa indignarsi. Che vuole indignarsi. E non vuole restare fermo: trova il motore del proprio lavoro nell’indignazione continua.
Luigi Ciotti, che declina Vangelo e Costituzione come unici possibili punti di riferimento per chi vuole far sparire i grigi, per chi sa piangere, per chi vuole aiutare la memoria a creare una realtà diversa. Che racconta le storie dei fratelli e delle sorelle a cui abbiamo strappato la vita anche noi, incapaci di creare le basi per una società libera dalle mafie. A partire da quella culturale. Che è sul campo da sempre, in prima linea. E che vorresti seguire sempre, senza prendere respiro, per cercare di imparare dal suo esempio.
Infine c’eravamo anche noi. Alessandro e io. Ale che ha creato una regia impeccabile, per noi che eravamo sul palco e per chi era là sotto, ad ascoltare e comprendere ogni passaggio, anche quelli che non sono riusciti a uscire dai confini della Calabria.
Ma, soprattutto, c’erano persone incredibili, in platea. A loro, soprattutto a loro, va il mio e nostro ringraziamento più grande.


sabbiarossa ED
poesie e note di Giovanni Acchiardi





























































































Grazie per aver portato consapevolezza a questo “Nord” troppo spesso solo capace di giudicare senza guardare
e tutto il resto sarò felice di dirtelo