Sono rimasto colpito dalla reazione del sindaco di Reggio Calabria, Demetrio Arena. Non è il primo a gridare al complotto, non sarà l’ultimo. Senza scomodare ben altri personaggi della storia, già Berlusconi ci ha abituati alla teoria del complotto utilizzata come mezzo per la ricerca del consenso elettorale, o per la delegittimazione di chiunque dia fastidio. I comunisti, le toghe rosse, il partito dei giornalisti. Stesso refrain per l’attuale governatore Giuseppe Scopelliti, già sindaco di Reggio. Le cricche, le lobby, i gruppi d’interesse, in un minestrone in cui malfattori veri (mai indicati per nome) vengono accomunati a oppositori politici e giornalisti (questi sì, indicati per nome). La novità è che ora ci si mette anche l’attuale sindaco di Reggio, Demetrio Arena, che si ritrova a gestire una voragine di bilancio da lui non creata, che sente il vento di inchieste che toccano il Comune e alcuni esponenti della maggioranza di centrodestra, ma sulle quali lui non ha alcuna responsabilità.
La cosa che mi colpisce è che Arena grida al complotto contro Reggio Calabria non perché sia preoccupante apprendere che una potentissima cosca (quella dei Tegano) controllava la municipalizzata Multiservizi, o che una dirigente suicida (la Fallara) distribuiva a destra e a manca le risorse pubbliche, giusto per fare qualche esempio. No. L’attuale sindaco grida al complotto perché gli oppositori mettono in discussione il modello politico-amministrativo che ha governato negli ultimi anni, quello del centrodestra e di Scopelliti. E quel modello, per Arena, coincide con Reggio. È Reggio. Un po’ come nelle ideologie in cui partito e Stato coincidono, così in questa singolare visione gli interessi di Reggio e dei reggini coincidono totalmente con quelli del blocco-Scopelliti. Da qui, per la proprietà transitiva, chi è avversario del blocco-Scopelliti è nemico di Reggio. Chi critica Scopelliti è nemico di Reggio, chi chiede conto di come è stata amministrata la città in questi anni è nemico di Reggio.
Nell’ultima esternazione Arena se l’è presa, nell’ordine: con i parlamentari dell’opposizione che hanno chiesto l’accesso antimafia al comune di Reggio; con i giornalisti; con i blogger, che in virtù dell’attuale normativa sarebbero al sicuro dalle maglie delle querele per diffamazione.
Ora, è legittimo che Arena si arrabbi con l’opposizione. La battaglia politica può essere anche dura, durissima. Certo il primo cittadino non può pretendere che l’opposizione abdichi alla propria funzione di controllo. Se l’azione amministrativa negli anni passati è stata corretta, che danno può fare una commissione d’accesso? Al limite verificherà che è tutto a posto.
Allo stesso tempo non mi scandalizzo se un sindaco ritiene che le ricostruzioni o gli attacchi dei giornalisti siano strumentali. Ci sono i giornalisti indipendenti, ci sono giornalisti che s’inchinano al potere politico costituito (magari Arena e Scopelliti ne conoscono qualcuno, o no?) e ci sono giornalisti che assumono asetticamente le accuse dei pm e trattano come verità assolute ipotesi che poi, magari, nel tempo saranno smentite. Ma la minaccia di iniziative giudiziarie nei confronti di chi scrive è, semplicemente, un modo diverso di invocare la censura.
Vorrei però dare atto al sindaco Arena che su una cosa ha ragione: perché, in realtà, il complotto contro Reggio e i reggini esiste davvero. È quello della ’ndrangheta, che soffoca la città. È quello dei colletti bianchi, che stringono alleanza di comodo con i mafiosi. È quello di chi sperpera le risorse pubbliche, togliendole ai servizi per i cittadini, togliendole agli stipendi. Togliendole alle imprese che hanno portato a termine un lavoro e falliscono perché non vengono pagate. È contro questi complottatori che bisogna urlare, sindaco Arena. È sui lati oscuri del comune che lei amministra per conto dei reggini che lei deve chiedere chiarezza. I nemici di Reggio sono quelli che se la stanno mangiando.












