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’NDRANGHETA/ Giglio a Morelli: iniziative antimafia “fanno fico”, solidarietà a Pignatone

Dopo una lettera di minacce arrivata al Procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, il 27 maggio 2010, il magistrato di Reggio Calabria Vincenzo Giuseppe Giglio parlava al telefono, intercettato, con Francesco Morelli, il consigliere regionale calabrese del Pdl, di una ”mossa (…) abile” ossia di una iniziativa di solidarietà da preparare, perché queste iniziative “fanno fico”. Il particolare emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano Giuseppe Gennari.

Vincenzo Giglio

Il giudice nell’ordinanza ricorda che il 27 maggio 2010 veniva commesso “un atto intimidatorio nei confronti del procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, mediante l’invio di una missiva di minacce contenente una cartuccia d’arma da fuoco”. E, prosegue il gip, “allo scopo di accreditarsi nei confronti dei magistrati della Dda di Reggio Calabria, il Morelli, approfittando del momento e anticipando gli altri esponenti politici regionali, chiede a Vincenzo Giglio di preparare una mozione a sostegno dei magistrati di Reggio Calabria impegnati nella lotta alla ‘ndrangheta”.

In realtà, però, spiega il gip, a Morelli “nulla interessa della solidarietà alla magistratura, interessa soltanto avere ‘un po’ di visibilità‘”. In una telefonata intercettata il 29 maggio 2010, il consigliere regionale calabrese, parlando con un’altra persona, spiega: “prepariamo una bella mozione di solidarietà ai colleghi… Domani faccio… il grande di culo… come si suol dire la presento in Consiglio regionale… tanto non ci pensa nessuno”.

Franco Morelli

In una telefonata tra Giglio e Morelli, il magistrato calabrese la definisce “una mossa… voglio dire, da un lato corretta (…) profondamente istituzionale e dall’altro abile”.
E sempre nella stessa intercettazione Giglio parla di “iniziative concrete, di quelle che fanno… come dire, direbbe un mio amico ‘fanno fico’”.
Il 30 maggio 2010, stando sempre all’ordinanza, Giglio invia una mail a Morelli “relativa ad una bozza di mozione da fare al Consiglio regionale, sulla solidarietà da dare ai magistrati”.

L’e-mail, scrive il gip, “rappresenta l’aspetto patologico del coinvolgimento del Giglio nell’attività politica del Morelli”.
Giglio, come ricorda il giudice, scrive nella e-mail: “Caro Franco, ligio al dovere e sebbene ancora in preda ai fumi dell’alcol tracannato in grandi quantità nel relax eoliano, ti invio il contributo che mi hai chiesto. Servitene pure come meglio credi”.

DA PIGNATONE SILENZIO ASSOLUTO

Il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, nel momento in cui al secondo piano del Cedir, il palazzo che ospita i Tribunali, venivano effettuate le perquisizioni negli uffici del presidente della Corte d’Assise arrestato, Vincenzo Giglio, ha evitato di rispondere alle numerose domande dei giornalisti presenti nel suo ufficio, trincerandosi in un fermo riserbo. “E’ una inchiesta dei colleghi di Milano – ha ripetuto continuamente Pignatone – ma spero almeno che non si dica più che le indagini si fermano sulla soglia della così detta ‘zona grigia’”. Perquisizioni e sequestro di materiale ai fini probatori sono stati inoltre eseguiti presso gli uffici del magistrato Giancarlo Giusti, a Palmi, dalla polizia di Stato coordinata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino.

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