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Sabbiarossa porta a Roma la memoria e l’impegno civile

Tanta gente nella prestigiosa sede di Palazzo Valentini per l'iniziativa voluta dalla casa editrice calabrese e dalla Provincia capitolina. Presentati i libri "bianco come la vaniglia" e "tra le mura dell'anima" insieme al concorso letterario "odio fli indifferenti"
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bianco come la vaniglia bianco come la vaniglia

La realtà non si forma che nella memoria, perché il ricordo che diventa fecondo aiuta a dare un senso al passato e a creare nuove realtà di impegno civile. Questo il fil rouge indicato da Marcel Proust che collega bianco come la vaniglia e tra le mura dell’anima, i primi due titoli di sabbiarossa Edizioni presentati il 9 dicembre a Palazzo Valentini, a Roma.

In una sala Di Liegro della Provincia che per l’occasione ha fatto registrare il tutto esaurito, si sono ritrovati gli autori e i politici, i giornalisti e gli imprenditori ma anche tanti cittadini, insomma, quella parte della società civile cui Sabbiarossa si rivolge. Perché non si resti più indifferenti di fronte alla criminalità e all’ingiustizia, ma si prenda coraggio e si paghi il proprio tributo all’Italia scegliendo di non stare più in silenzio, per dirla con le parole di Paola Bottero, giornalista e autrice del romanzo bianco come la vaniglia, prima uscita della collana di narrativa, STORIE.

da sin: Reni, Paris

Insieme a lei anche il notaio Marcella Clara Reni e l’ingegner Carlo Paris, che a quattro mani hanno raccontato il progetto “Sicomoro” nel diario di un’esperienza, come è stato definito l’esordio della collana RIFLESSIONI, tra le mura dell’anima. Ospiti della serata la giornalista Adele Cambria, il senatore Luigi De Sena e Mimmo Talarico, consigliere della Regione Calabria. Sabbiarossa, nel corso dell’iniziativa, ha anche presentato il concorso letterario “Odio gli indifferenti”, per dar voce a chi non vuole restare in silenzio (termine ultimo per partecipare il 15 febbraio 2012).

da sin: Russo, Cucunato, Talarico, De Sena

Piero Cucunato, presidente della commissione Riforme istituzionali della Provincia di Roma, che ha ospitato l’evento, ha aperto i lavori sottolineando l’importanza che le storie raccontate da Sabbiarossa rivestono nel tracciare un percorso migliore, oggi e per il futuro. “È soprattutto nei ragazzi – ha ricordato - che è necessario sradicare la cultura del silenzio e inculcare quella dell’impegno civile”.
E di persone comuni e di ragazzi parlano questi libri: “Non abbiamo scelto la strada più facile, non cerchiamo l’eco immediata”, – esordisce Alessandro Russo, giornalista e moderatore della tavola rotonda. “Francesco Inzitari, il protagonista di ‘Bianco come la vaniglia’, non è un personaggio da audience, ma è un eroe perché è un ragazzo normale con qualità eccezionali. Un ragazzo che voleva fare l’imprenditore nella sua terra ed ha pagato questa scelta con la vita”.

da sin: Cambria, Bottero

Paola Bottero è entrata nel mertito della storia del diciottenne calabrese che sognava una vita diversa, una vita normale. Francesco però ha dovuto fare i conti con la ‘ndrangheta: ed “è stato sparato”.

L’autrice racconta: “Mi è sembrato impossibile non scrivere la sua storia, poteva essere anche mio figlio. Ho cercato di raccontare l’umanità e non la morte, proprio perché ho preferito dare voce alla vita per sconfiggere la disumanità della ‘ndrangheta”.
Adele Cambria si è detta sorpresa di quanto Paola si sia addentrata nella vita della Calabria, pur essendo torinese di nascita, romana per scelta e calabrese d’adozione. “Sembra che sia sempre vissuta nella mia terra – spiega – con coraggio ha raccontato una storia atroce, un delitto senza soluzione”. Emozionata, confessa di aver fatto bene ad andare via dalla Calabria e a vendere la casa. È stata colpita direttamente dalla mafia e, per questo, “vedere un ragazzo morire così mi fa disperare”.

Quindi dalla platea si alza Nicoletta Inzitari e prende la parola visibilmente commossa. bianco come la vaniglia è la storia di suo fratello raccontata da una terza persona, pur con la scelta di Nicoletta stessa come voce narrante, assieme all’insolita televisione, una testimonianza che dà un senso alla memoria di Francesco. Pur non sentendosi pronta ancora al perdono, anche perché non conosce gli assassini, è determinata a voler fare qualcosa di buono: “Voglio restare per cambiare questa terra: anche in Calabria possiamo e dobbiamo vivere liberi”.

Nicoletta Inzitari

Nicoletta rappresenta l’incontro tra le due esperienze raccontate da Sabbiarossa. Quale vittima della criminalità organizzata, ha scelto di partecipare al progetto “Sicomoro”, promosso da Prison fellowship Italia, già sperimentato in altri paesi.
Lo ha spiegato Carlo Paris, coautore di “Tra le mura dell’anima”, con una semplice quanto evocativa parabola. “Immaginate la società come una mela ammaccata, divisa in due: se non si agisce il difetto si espande e fa marcire la sua metà. Emarginare i carcerati, l’ammaccatura della nostra comunità, non risolve quindi il problema e anzi lo aumenta. Con ‘Sicomoro’ tentiamo di ricongiungere le due metà per far tornare sana e intera la nostra ‘mela’”.

Attraverso gli incontri tra detenuti e vittime dentro i penitenziari, spiegano Carlo e Marcella, si favoriscono la riconciliazione dell’emotività e il sopimento della rabbia, per dare un senso alla pena e sperare anche nel perdono.
“I carcerati si mettono a nudo, si tocca il loro cuore – afferma Marcella Reni – è fondamentale scindere il fatto dalla persona, perché mentre il primo è oggettivo e immutabile, l’altro può cambiare e migliorare. Siamo convinti che attraverso la conoscenza reciproca possano cadere i pregiudizi e le barriere, e si giunga all’Amore”.

La riconciliazione privata dunque, ma anche quella collettiva. Il Senatore De Sena, già prefetto a Reggio Calabria dopo l’omicidio Fortugno, ha definito l’attività dei magistrati come “ordinaria straordinarietà” ma è consapevole che ancora non basta: “L’Italia tutta ha bisogno di riconciliarsi. La Calabria è afflitta da una tragedia costante ma proprio da qui può partire il segnale per un cambiamento culturale e imporre al governo maggiore attenzione verso il Mezzogiorno”.

il tavolo

Spesso la politica si prodiga con progetti per il Sud, quasi sempre però senza reale coinvolgimento e quindi alla fine non si giunge al risultato. “Ci vogliono progetti dal Sud, eseguiti con attenzione e lungimiranza dagli stessi meridionali” è l’appello di De Sena, a cui si allaccia anche Mimmo Talarico. Perché spesso sono proprio i politici a non esprimere chiaramente e con fatti concreti da quale parte stanno: “I leader nazionali dovrebbero avere il coraggio di mettere alla porta coloro che per le elezioni vanno in pellegrinaggio dai boss locali e rinunciare ai loro voti – incalza – oggi l’indignazione dura solo pochi giorni e poi tutto torna come prima. Affermare una cultura diversa, invece, può combattere la tradizione mafiosa radicata nella società”.

Risvegliare la coscienza civile, quindi, è l’obiettivo di Sabbiarossa. Raccontare la realtà attraverso la memoria è lo strumento. Vero per oggetto, interessante per mezzo, utile per scopo.

“Per troppo tempo, semplicemente, sono stata in silenzio, sono stata dalla parte sbagliata – conclude Paola Bottero – perché è dal silenzio che si alimentano le mafie. Se la vita è una carta prepagata, come dice Carlo Paris, ad alcuni viene la voglia di non stare dalla parte della ‘ndrangheta e impegnarsi in certi progetti. Se esiste un ‘telefono della vita’, il mio è squillato e ho risposto ‘io ci sto’”. Bisogna volerlo. Non scordiamoci di ricordarlo.

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