“Può affermarsi senza tema di smentita che la ‘ndrangheta (…) puo’ essere definita presenza istituzionale strutturale nella società calabrese, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l’aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale”: sono queste le prime frasi del rapporto sulla ‘ndrangheta, all’interno della relazione della Dna. Il rapporto sulla ‘ndrangheta e’ del consigliere Carlo Caponcello.
Un rapporto in cui più avanti si sottolinea “l’illimitata disponibilità finanziaria, l’allarmante e provata diffusione territoriale, la presenza massiccia nel territorio che non trova riscontro (possibilità di comparazione) nelle altre organizzazione mafiose”.
La relazione della Direzione Nazionale Antimafia parla di un’organizzazione con migliaia di affiliati e di una nuova generazione di ndranghetisti “che, pur conservando il formale rispetto per le arcaiche regole di affiliazione, oggi non sono solo in grado di interloquire con altre categorie sociali ma anche di mettere a frutto le loro conoscenze informatiche, finanziarie e gli studi intrapresi”.
“Gli allarmanti (inquietanti) rapporti intrattenuti – prosegue oltre la relazione Dna – con rappresentanti delle istituzioni, con politici di alto rango, con imprenditori di rilevanza nazionale non sono soltanto il frutto esclusivo del clima di intimidazione e della forza intrinseca del consorzio associativo bensì il risultato di una progettualità strategica di espansione e di occupazione economico-territoriale che, ormai, si svolge su un piano assolutamente paritario; rapporti con istituzioni e imprese volto a intercettare flussi di denaro pubblico”.
La parola usata è quella di “mimetismo imprenditoriale”, fenomeno più evidente nel nord Italia ed è qui che la relazione Dna dedica molte pagine alla presenza di cosche calabresi in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia.
L’altro aspetto che il consigliere Caponcello mette in luce è quello della ‘ndrangheta come ”organizzazione di tipo mafioso unitaria” e la figura del capo crimine pro tempore, che le indagini sfociate poi nelle operazioni Crimine-Infinito, identificarono in Domenico Oppedisano, viene così precisata ora nella relazione Dna: “al predetto più che un potere reale sulle dinamiche e strategie complessive della ‘ndrangheta deve essere riconosciuto uno specifico, peculiare e rilevante ruolo di rappresentanza esterna, una sorta di ‘custode delle regole tradizionalì”.
Sul piano processuale “l’unitarietà dell’organizzazione mafiosa consente non solo di ottenere una sorta di corsia probatoria preferenziale in giudizio ma anche una visione del fenomeno non parcellizzata e localistica”.
La relazione contiene poi i punti più interessanti sull’attività di contrasto nei vari distretti, sull’aggressione ai patrimoni mafiosi, condensati in alcune decine di pagine. La sola Dda di Reggio Calabria, tra luglio 2010 e luglio 2011, ha iscritto 69 procedimenti per associazione mafiosa con 905 persone sottoposte ad indagini.
MAFIE: LA FOTOGRAFIA GENERALE DELLA DNA
La mafia, dopo un anno di ‘tranquillita” torna ad uccidere in Sicilia, mentre in Campania la camorra con le discariche illegali produce danni notevoli alla salute dei cittadini. A Roma è allarme delinquenza ma non si può parlare di ritorno della Banda della Magliana. Questi alcuni dei tratti attuali del crimine organizzato nel 2011 fotografati dalla Relazione che la Procura nazionale antimafia, diretta da Pietro Grasso, ha consegnato alla Commissione antimafia presieduta da Giuseppe Pisanu che la ha resa pubblica.
LA MAFIA TORNA A UCCIDERE – Il dato più inquietante è il ritorno dell’uso dell’omicidio come strumento per la risoluzione di problemi dell’organizzazione, abbandonato per tutto il 2010.
Cinque i morti nel distretto di Palermo. Cosa Nostra è ancora alla ricerca di una nuova leadership e di nuove strategie. Il latitante ‘numero Uno’ è sempre Matteo Messina Denaro il cui arresto è una priorità assoluta e infliggerebbe un duro colpo.
CAPITALE VIOLENTA - A Roma c’é una violenza efferata, ma non si può parlare di “nuova Banda della Magliana perché non c’è un gruppo criminale egemone sugli altri. Una porzione dei delitti “non é riconducibile a logiche di criminalità organizzata, ma piuttosto deriva da fatti occasionali (come l’aggressione al musicista nel rione Monti) o rappresenta l’estrema conseguenza di episodi delittuosi di altra natura (come l’omicidio a seguito di rapina in zona S. Basilio). Occorre però ammettere che molte aggressioni, per le modalità o le caratteristiche delle vittime, sono maturate per contrasti nel traffico degli stupefacenti.
CAMORRA, TUMORI E DIOSSINA - Il business dei rifiuti che inquinano il territorio e arricchiscono le entrate dei clan produce l’aumento dei tumori e della presenza di inquinanti come la diossina nel sangue e nel latte materno della popolazione campana. Ad essere colpiti di più sono i residenti nella provincia nord di Napoli e nel basso casertano.
‘NDRANGHETA IN LOMBARDIA DA ALMENO 20 ANNI - Radicamento era intuibile da due decenni attraverso la pratica, nei confronti di imprenditori, politici e pubblici amministratori, dell’avvicinamento-assoggettamento (spesso cosciente e consenziente) di soggetti legati negli stessi luoghi da comunanze di interessi. Qui la malavita calabrese ha realizzato un vero fenomeno di colonizzazione. Tuttavia i clan che operano in regione non sono autonomi, ma rispondono ad una struttura di coordinamento attiva in Calabria. Il leader delle famiglie ‘lombarde, Carmelo Novella, che coltivava sogni ‘automomistì, è stato per questo ucciso nel 2008 a S.Vittore Olona.
PIU’ RISORSE PER 41BIS - Il carcere duro é imprescindibile” nella lotta alla mafia, per questo deve essere potenziato e mai attenuato. Dato l’elevato numero di detenuti sottoposti (686 nel 2010) a questo regime carcerario servono finanziamenti per nuove strutture detentive.
GIOCHI e SCOMMESSE – Il settore dà lavoro a 5.000 aziende e 120.000 persone, con un fatturato di almeno 70 miliardi ed é di preminente interesse della criminalità organizzata, dati gli elevatissimi e rapidi guadagni; la possibilità di riciclare ingenti somme provenienti da attività illecite; la penetrazione territoriale connessa alla gestione delle sale gioco, dei corner, degli apparecchi da intrattenimento.
INTERCETTAZIONI SEMPRE INDISPENSABILI - Senza questo strumento investigativo l’azione repressiva ed anche preventiva risulterebbe sostanzialmente priva di ogni efficacia. Permane, ovviamente, l’esigenza di operare uno stretto controllo sulle conversazioni registrate al fine di utilizzare giudiziariamente soltanto quelle effettivamente rilevanti ai fini delle indagini, tralasciando – ed anzi tutelando sotto il profilo della loro segretezza – il contenuto di quelle non utili penalmente.
ATTENZIONE ALLE RIMESSE CINESI - Sotto monitoraggio il flusso verso la Cina delle enormi disponibilità finanziarie delle comunità cinesi, per verificare se siano collegate ad attività illecite non solo dal punto di vista valutario, ma anche dell’evasione fiscale o del riciclaggio. Contraffazione, contrabbando non esauriscono il crimine dagli occhi a mandorla.
Numerosi i casi accertati di immigrazione clandestina e sfruttamento del lavoro e della prostituzione.
INVESTIMENTI NEL MATTONE IN SPAGNA – Servendosi anche di intermediari finanziari affiliati ai clan, la camorra ricicla e investe all’estero gli enormi guadagni del traffico di droga.
Soprattutto nel settore immobiliare spagnolo, come fa la famiglia Di Lauro. Il business avviene anche attraverso l’impiego di posizioni fiduciarie nel principato di Monaco e aventi la sede in Paesi off-shore.












