Cronaca

Cosenza, appalti e guerra di mafia: 58 arresti, 250 indagati

OPERAZIONE TELA DEL RAGNO. Disarticolate sette cosche attive nell'area del Tirreno cosentino e nel capoluogo, con interessi in varie regioni. Tra gli arrestati in Calabria, ma anche nel Lazio, in Lombardia ed in Veneto, figurano autori e mandanti di numerosi omicidi ed attentati

Alternavano periodi di tregua ad altri di scontri feroci per la bramosia di alcuni di mettere le mani sugli appalti pubblici migliori. E’ per questo che la provincia di Cosenza è stata funestata da varie guerre di mafia che in 30 anni, dal 1979 al 2008, hanno provocato decine e decine di morti. Adesso, per una decina di quei delitti, la Dda di Catanzaro, grazie al lavoro dei carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e del Ros, ha fatto chiarezza individuando mandanti ed esecutori.
All’alba, 500 carabinieri, supportati da elicotteri ed unità cinofile, sono entrati in azione nel cosentino, ma anche in altre regioni, per eseguire 63 ordinanze di custodia cautelare contro capi e gregari di sette tra le cosche più potenti operanti nel capoluogo e sulla fascia tirrenica, ma con interessi in varie regioni. Complessivamente gli indagati sono 250. Sequestrati anche beni per 15 milioni. Solo cinque sono sfuggiti alla cattura: uno, Ettore Lanzino, è latitante da tempo; due sono irreperibili; un altro, Franco Sangineto, è morto per cause naturali tre giorni fa; mentre il quinto, Luca Bruni, è scomparso all’inizio dell’anno e gli investigatori temono si tratti di un caso di “lupara bianca”.
Gli inquirenti sono certi di avere fatto definitivamente luce su 12 omicidi, tra i quali quello di Antonio Maiorano, un operaio forestale di 49 anni, ucciso il 21 luglio 2004 a Paola per errore, perché scambiato per un boss, e tre tentati omicidi. Gli arrestati sono accusati anche, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione ed usura.
Ma gli investigatori non intendono fermarsi. Vogliono anche vederci chiaro sulle infiltrazioni delle cosche negli appalti per importanti lavori pubblici che, agli inizi degli anni ’90 hanno riguardato, per esempio, l’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e, più recentemente, la stazione ferroviaria di Paola, sul Tirreno cosentino. E proprio uno scontro su chi dovesse riscuotere la tangente sui lavori per la stazione è stato all’origine di uno degli ultimi delitti presi in esame dagli investigatori.
Per chiarire alcuni aspetti emersi dalle indagini, i magistrati della Dda, già dalle prossime ore, cominceranno a sentire amministratori pubblici locali, che non sono indagati, per avere un quadro più definito della vicenda.
Grazie ad anni di intercettazioni telefoniche ed ambientali, alle dichiarazioni delle vittime e di alcuni boss che hanno deciso di collaborare, quali Giuliano Serpa, Francesco Bevilacqua, Franco Pino e Francesco Modio, i carabinieri sono partiti dalla prima guerra di mafia, durata circa un decennio, tra la cosca Pino-Sena e Africano-Gentile, per passare a quello che successe alla fine degli anni ’90, quando le cosche cosentine si dettero una nuova organizzazione per azzerare la conflittualita’, anche con l’eliminazione dei “dissidenti” ed una ripartizione dei territori con la designazione dei “capi zona”. Un progetto criminale finalizzato all’illecito arricchimento attraverso vari delitti tra i quali le estorsioni che hanno coinvolto anche la pubblica amministrazione. Il ricavato doveva finire in una unica cassa, la “bacinella”. Un progetto, tuttavia, che non sempre ha garantito la pax mafiosa.

SEQUESTRATI BAR E LIDI BALNEARI
Otto imprese sono state sequestrate, insieme a beni mobili ed immobili, per un valore complessivo di 15 milioni di euro, nel corso dell’operazione condotta dai carabinieri nel cosentino.
In particolare, i carabinieri hanno sequestrato un’impresa di affittacamere a Paola, la società cooperativa Semas, il bar tavola calda “La Rinascente”, l’impresa di installazione di impianti idrici e termici Clima Planet System, la società che gestisce lidi balneari Pro Toru e le rispettive concessioni demaniali, una ditta per i commercio ambulante di ceramiche, oggetti in plastica e souvenir, una ditta attualmente inattiva operante nello stesso settore, e l’impresa N.S. che si occpua del commercio all’ingrosso di articoli sportivi, abbigliamento e accessori.

PM: RIAFFERMATA PRESENZA DELLO STATO
”Il messaggio che vogliamo lanciare è quello di una riaffermata presenza dello Stato in un’area dove segni visibili dello Stato erano assenti da troppo tempo”. A dirlo è stato il procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, durante la conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’operazione contro le cosche del cosentino.
Complimentandosi con i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e del Ros, Borrelli ha poi sostenuto che “é quasi inutile dal momento che è il livello qualitativo è tale che certi risultati sono scontati”.
Il magistrato, infine, è tornato a denunciare il disagio degli uffici giudiziari di Catanzaro. “Non abbiamo – ha detto – nemmeno la carta per stampare le ordinanze. In ufficio sono rimasti solo pochi pacchi. Non sono ancora stati trasferiti i fondi statali e questo sta creando gravi problemi”.
Il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo ha dato merito al pm Eugenio Facciolla “di aver saputo ricostruire con pazienza e sapienza il quadro storico e l’evoluzione delle cosche. La cosca in principio era una sola, poi si è scissa. Le consorterie hanno vissuto momenti di pace per controllare il territorio. L’ultimo omicidio è stato causato da una discussione su chi dovesse riscuotere la tangente per i lavori nella stazione ferroviaria di Paola”.
“Un aspetto di particolare interesse emerso nelle indagini – ha sottolineato il vicecomandante del Ros, gen. Mario Parente – é la posizione di assoluta rilevanza ricoperta da una donna, Nella Serpa, al’interno dell’omonima cosca di Paola. Altre donne figurano tra i destinatari del provvedimento, ma in questo caso, come documentato dalle intercettazioni degli affiliati e dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, si trattava di una vera e propria reggenza del sodalizio, con l’assunzione anche di decisioni in ordine ad omicidi da commettere”.
“Quella di oggi – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, col. Francesco Ferace – è un’operazione importante, a partire dai numeri dei soggetti coinvolti: 250 tra gregari e affiliati a sette consorterie operanti sul tirreno cosentino e nel capoluogo, tra cui 58 arrestati. Le indagini sono iniziate nel 1999 dopo un omicidio. Le investigazioni hanno iniziato a tessere la tela del ragno ricostruendo gli assetti delle consorterie operanti in provincia”.

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