Se volessimo capire in cosa consiste davvero la razza umana, dovremmo solo osservarla in tempo di elezioni. (Mark Twain, Autobiografia, 1924 – postuma)
Era il 4 marzo del 2007, “Pane e Politica” – speciale di “W l’Italia”, programma di Rai3 condotto da Riccardo Iacona – imperversava nelle tv di tutti i catanzaresi come uno tsunami: travolgente e in alcuni punti inquietante. Il mattino seguente la città sembrava diversa, si erano diffusi due sentimenti fino ad allora sconosciuti: la vergogna e il disprezzo. L’imbarazzo di vedere Catanzaro ridotta a luogo di richieste-baratti-clientele, baci-abbracci e ridondanti “tuttapposto” come simboli di un penoso servilismo verso personaggi che hanno il solo “merito” di detenere una fetta importante del potere economico. Nulla di più.
Si era toccato il fondo, ma quel fondo – ahimè – era solo il principio. Sembrava l’alba di un vero cambiamento: la fine delle pacche sulle spalle, delle migrazioni da una bandiera all’altra, delle facce improponibili e degli “amici dell’urna” (quelli che ti salutano e ti rivolgono la parola solo quando si vota). Ma non avevamo fatto i conti con i Re di denari dei tre colli e con l’incapacità della nostra comunità di sostenere e immaginare una città diversa.
Oggi, a cinque anni di distanza da quella mattinata di speranza e a pochi giorni dalle elezioni amministrative, Catanzaro si prepara all’investitura del suo nuovo Re con gli argomenti di sempre. Ciò che sconforta non è la contesa: Davide contro Golia, Abramo contro Scalzo o questo contro quello. E’ molto di più: è l’inadeguatezza della sua gente. Mi sono convinto che alla fine il vero male della nostra città siamo noi. Noi che ci vantiamo dell’amicizia che conta, a cui chiediamo assistenza per ogni cosa (anche per fare un documento ci piace essere accompagnati…) e ignoriamo il bene comune. A Catanzaro, salvo rare eccezioni, non si vota in libertà, non lo si fa secondo coscienza ma solo in base alla conoscenza e all’interesse personale.
Catanzaro e i suoi sudditi, perché molti amano considerarsi tali invece che cittadini, stanno sprofondando nel baratro e nessuno alza la voce. Non ci sarà più “Pane e Politica” a prenderci a schiaffi per svegliarci da questa situazione di passività e soggezione. Stavolta tocca a noi, prima che sia troppo tardi.












Cara Doriana, il voto è un diritto conquistato con il sangue e le guerre da coloro che ci hanno preceduto. Accetto, ma non comprendo i cittadini che decidono di non votare. Se non ci sono state “svolte” a Catanzaro, e tantomeno in Calabria, credo sia soprattutto perché, come è scritto nell’articolo, “il vero male della nostra città siamo noi”. I cittadini sono l’unione, i cittadini fanno la forza, quando decideremo di smettere di fare le pecorelle servili per pochi padroni (e lo si continua a fare perché i favori e le spintarelle per raggiungere più facilmente qualcosa non sembrano fare schifo agli Italiani) beh quando usciremo da quest’ottica, allora ci sarà un cambiamento. E questo anche con il voto, a mio parere personale. Chi vuole cambiare il mondo, cominci da se stesso.
stavolta tocca a noi? non ne sono proprio convinta. penso di avere tantissimi motivi per non votare e solo due per farlo. non ci sono mai state “svolte” a catanzaro, e tantomeno in calabria.