Giustizia

Arresto Rappoccio, l’interrogatorio: se è avvenuto, è stato senza il mio consenso

“Sono venuto a conoscenza di questa vicenda a fatti compiuti. Se è vero che è successo, tutto ciò è avvenuto senza il mio consenso e se avessi avuto modo d’interloquire non l’avrei permesso”. Si è difeso così, in oltre sei ore di interrogatorio, Antonio Rappoccio, il consigliere regionale della Calabria del Pri, eletto con la lista Insieme per la Calabria, arrestato martedì scorso con l’accusa di associazione per delinquere, corruzione elettorale aggravata, truffa e peculato in esecuzione di un provvedimento del gip su richiesta della Procura generale di Reggio Calabria, che a giugno aveva avocato l’inchiesta.
Rappoccio è accusato di avere costituito alcune cooperative al solo scopo di creare concorsi fantasma per posti di lavoro in cambio di voti e di avere schedato tutti coloro che vi hanno partecipato.
Oggi Rappoccio è stato sentito dal gip Vincenzo Pedone che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere e dall’avvocato generale Antonio Scuderi che l’ha richiesta.
L’esponente politico ha risposto a tutte le domande formulate prima dal gip, poi da Scuderi ed infine dal suo legale, l’avvocato Giacomo Iaria. “Rappoccio – ha detto Iaria al termine dell’interrogatorio – ha risposto a tutte le domande che gli sono state rivolte dal Gip e dal Pg, fornendo una spiegazione della vicenda che merita un approfondimento e che consente, per la prima volta, di conoscere certi particolari della vicenda rimasti finora oscuri”.
Il consigliere regionale, secondo quanto riferito dal suo legale, ha sostenuto di non avere bisogno di usare certi mezzi per raccogliere voti, avendo già ottenuto prima delle elezioni regionali del 2010 un alto numero di consensi su cui contare. Ha riferito, inoltre, di avere consentito a Pasquale Tommasini, dirigente di una delle cooperative coinvolte nell’inchiesta, di fare campagna elettorale per lui ma senza discuterne la metodica. Tommasini, da collaboratore di Rappoccio è poi divenuto uno dei principali testi d’accusa a suo carico dopo essere entrato in contrasto con l’esponente politico.
Al termine dell’interrogatorio, l’avv. Iaria ha presentato al gip istanza di concessione degli arresti domiciliari. Scuderi si é riservato il proprio parere ed il gip la decisione, che dovrebbe essere presa tra lunedì e martedì prossimi.

l’ordinanza: “Mirava al Parlamento”

Il consigliere regionale della Calabria Antonio Rappoccio, del Partito repubblicano, è stato arrestato perché c’é il rischio di una reiterazione dei reati. E’ quanto scrive il gip di Reggio Calabria Vincenzo Pedone nelle 29 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita oggi dalla guardia di finanza. L’ordinanza è stata emessa per il solo reato di associazione per delinquere, così come chiesto dalla Procura generale che ha avocato le indagini.
“Sussiste – scrive il gip – il concreto pericolo di reiterazione dei reati atteso che le acquisite emergenze probatorie dimostrano senza alcuna possibilità di dubbio che l’indagato, se lasciato in libertà, continuerebbe ad utilizzare la struttura associativa creata per commettere quegli stessi reati che gli hanno consentito di essere eletto al Consiglio regionale nel marzo 2010 e di avere fatto ottenere ben 439 voti di preferenza a Elisa Campolo in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale di Reggio Calabria nel maggio 2011″.

Antonio Rappoccio

Il gip evidenzia anche altre otto circostanze che indicherebbero il pericolo di una recidiva: “l’indagato aspira a diventare membro del parlamento nazionale; la prosecuzione del’attività criminosa pur in presenza di numerose esplicite e pubbliche denunce da parte della stampa locale; della piena operatività, ancora oggi, della società Sceleris della quale l’indagato si avvale per il perseguimento dei suoi fini illeciti; dalla elevata capacità a delinquere dimostrata nel mimetizzare le iniziative delittuose; della circostanza che pur a conoscenza di indagini a suo carico per corruzione elettorale non demorde; dalla particolare callidità dimostrata nel tessere, pazientemente ed astutamente, sin dal dicembre 2007, quanto meno, la trama delle sue delittuose iniziative; dalla protervia di cui ha dato prova illudendo centinaia di giovani e le rispettive famiglie; dalla gravità delle condotte addebitate che evidenzia la spiccata pericolosità dell’indagato”. [28/08/2012 16:30]

Rappoccio mirava a un seggio in Parlamento
Mirava ad un seggio nel parlamento nazionale Antonio Rappoccio, il consigliere regionale della Calabria arrestato oggi.
Lo scrive il gip di Reggio Calabria nella sua ordinanza riprendendo un passaggio della richiesta avanzata dalla Procura generale: “Che le mire di Rappoccio andassero ben oltre la carica di consigliere regionale emerge anche dalle parole di un soggetto molto addentro alle ‘segrete cose’ dell”onorevole’, la persona di sua fiducia che sostituisce Surace allorché alla cooperativa Alicante subentra, nella gestione delle selezioni truffa, la società Iride Solare. Trattasi di Pasquale Tommasini, il quale, interrogato dalla polizia giudiziaria, riferisce delle intenzioni del Rappoccio di candidarsi alle elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale (‘una volta eletto al Consiglio regionale il sig. Rappoccio parlando con me mai ha fatto mistero di aspirare ad un posto nel Parlamento nazionale’)”.
Tommasini, prima legato a Rappoccio, è poi entrato in conflitto con lo stesso e le sue dichiarazioni costituiscono adesso uno degli elementi su cui si poggia l’accusa. Ma non il solo. “Non sono soltanto di natura dichiarativa – è scritto nell’ordinanza – gli elementi di prova relativi all’esistenza di una stabile ed efficiente struttura organizzativa che per lungo tempo ha collaborato con Rappoccio, consentendogli di conseguire i risultati cui ambiva, nonché di preparargli il terreno per il raggiungimento di ulteriori prestigiosi traguardi: ve ne sono anche di natura documentale dai quali non soltanto è possibile trarre conferma di quanto aliunde emerso, ma altresì di individuare i soggetti che, a fianco di Rappoccio, avevano compiti di maggiore rilievo”.
Nell’ordinanza c’è anche un elogio alla stampa che si è occupata della vicenda e vengono citati Calabria Ora ed il Quotidiano della Calabria. “La stampa – è scritto nell’ ordinanza – questa volta aveva fatto il proprio dovere. Non c’erano stati ‘coni d’ombra’. Eppure nessuno si sarebbe accorto del successo elettorale di chi senza ricorrere a manifesti elettorali o ‘santini’ aveva raccolto ben 3.814 voti. Se non fosse intervenuto l’esposto dell’avv. Aurelio Chizzoniti, Rappoccio avrebbe potuto continuare, indisturbato, a delinque, con buona pace dell’art 112 della Costituzione”.

“Cinica speculazione sui bisogni”
La vicenda da cui scaturisce l’arresto del consigliere regionale della Calabria Antonio Rappoccio “costituisce un esempio paradigmatico dello scadimento, sul piano dei valori etici e civici, di una certa parte della classe politica”. Lo scrive il gip di Reggio Calabria Vincenzo Pedone nella sua ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Una certa parte della classe politica che, prosegue, “con cinica determinazione, specula sui bisogni e le aspettative di tanti giovani in cerca di un approdo sicuro che solo un lavoro stabile può fornire per costruirsi un futuro in una terra, come quella calabrese, connotata da endemici problemi di sviluppo sociale ed economico in quanto afflitta da una invadente e pervasiva criminalità organizzata di stampo mafioso che incide pesantemente sull’esercizio dei diritti fondamentali, ivi compreso quello elettorale, condizionando il voto di una cospicua parte degli elettori”.
“Ed è proprio questo – afferma il gip – il terreno che vede come indiscusso protagonista l’indagato Antonio Rappoccio che, nel tempo, ha costruito la sua carriera politica illudendo centinaia e centinaia di giovani elettori, ivi compresi i loro familiari, parenti ed amici, attraverso l’illecita pratica del voto di scambio, a fronte dell’ingannevole speranza di conseguire per tale via un posto di lavoro e così fuoriuscire dalla massa informe dei disoccupati. Il rodato e subdolo meccanismo di raccolta del consenso elettorale, ideato da Rappoccio e dai suoi sodali, che nell’arco di un lustro, e non in via occasionale ed episodica, per come puntualmente evidenziato dal requirente, ha operato ed opera attraverso l’attività di strumentali società che, con l’apparente fine di selezionare aspiranti lavoratori da inserire in fantomatici circuiti produttivi, ne captava e canalizzava il voto, va ricondotto indubbiamente al paradigma normativo di cui all’art.416 del codice penale”.

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