La fine di una dinastia. L’arresto del boss Domenico Condello, di 56 anni, catturato dopo 21 anni di latitanza, segna senza dubbio la fine di un’epoca nella storia criminale della ‘ndrangheta. Col suo arresto, infatti, sono ormai tutti detenuti gli elementi di vertice della famiglia, protagonista di tutte le vicende di malaffare della citta’. Un arresto, tra l’altro, che andrà ad incidere in maniera significativa sulle dinamiche evolutive della ‘ndrangheta reggina. Domenico Condello, infatti, non solo era un boss indiscusso, ma era anche in una fase ascendente, pronto a estendere la propria influenza.
l'arresto di Domenico Condello
Domenico Condello è il cugino di uno dei boss più noti della criminalità calabrese, Pasquale Condello, detto “il supremo” proprio per il carisma riconosciutogli da tutta la ‘ndrangheta, arrestato nel febbraio 2008 dopo 18 anni di latitanza. Fu quell’arresto a segnare il salto di qualità di Domenico, divenuto il capo indiscusso della cosca, e conosciuto come “Micu u pacciu” per la decisione e l’interventismo mostrati nel corso della guerra di mafia scoppiata dopo l’attentato ai danni del boss Antonino Imerti ed il conseguente omicidio di Paolo De Stefano, capo indiscusso dell’omonima famiglia. Due episodi che segnarono, nella seconda metà degli anni ’80, la scissione tra i Condello-Imerti ed i De Stefano e l’inizio di un sanguinoso scontro portato avanti a colpi di kalashnikov e autobombe che provocò più di seicento morti.
Ma gli anni passano e gli scenari mutano. Ed infatti le recenti inchieste hanno dimostrato che le stesse cosche sono nuovamente federate per raggiungere obiettivi comuni: l’arricchimento ed il controllo del territorio.
Dalle indagini è anche emerso che Domenico Condello, insieme a Pasquale Libri, aveva un ruolo di raccordo con Pasquale Condello, posto a capo di un organismo decisionale unitario con l’aiuto di Giuseppe De Stefano.
Con l’arresto di Pasquale è cominciata l’ascesa di Domenico che, come tutti i boss latitanti che si rispettino, non aveva lasciato il suo territorio per poter comandare veramente, incontrando alleati ed affiliati ed imponendo la propria leadership. Su questo hanno puntato i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria che, sotto le direttive del pm della Dda Giuseppe Lombardo, gli davano la caccia da anni. La strategia messa in campo dagli investigatori è stata quella di fare terra bruciata intorno al boss latitante, prima con l’operazione ‘Reggio Nord’ e poi con ‘Lancio’, arrestando molti dei suoi fiancheggiatori. Gli uomini del Ros hanno così individuato un nuovo soggetto che sicuramente era legato al boss, il parrucchiere Roberto Megale, di 28 anni. Seguendo le sue mosse sono risaliti al quartiere Catona, dove il latitante si rifugiava. Ma entrare in quella casa non era affatto facile, visto che per la conformazione dell’edificio era quasi impossibile individuare che si trovasse all’interno. E così i carabinieri hanno puntato sulla necessità di Condello di uscire per incontrare i propri gregari. E quando ieri sera hanno visto Megale in auto insieme ad un altro uomo ed hanno avuto la certezza che il passeggero fosse Condello, il blitz è scattato.
La vettura è stata bloccata ed i due uomini arrestati.
Cosa accadrà adesso negli equilibri delle cosche dopo la cattura di Domenico Condello, nessuno si spinge a dirlo.
Il fatto
Il latitante di ‘ndrangheta Domenico Condello, di 56 anni, detto Micu ‘u pazzu’, ricrecato dal 1992, è stato arrestato stasera dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e del Ros. Il suo nome era nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia. Condello è stato bloccato a Rosalì di Reggio Calabria.
Condello deve scontare una condanna all’ergastolo per omicidio passata in giudicato.
Inoltre era ricercato per diverse ordinanze di custodia cautelare per associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni ed altri reati. Il latitante arrestato stasera era a capo della consorteria Condello-Imerti-Fontana operante a Reggio Calabria.
Domenico Condello, il superlatitante della ‘Ndrangheta arrestato stasera dai carabinieri dopo 20 anni di ricerche, è il cugino del boss Pasquale, detto “il supremo” per il prestigio ottenuto in campo criminale.
Pasquale Condello, capo indiscusso dell’omonima cosca, è stato arrestato nel febbraio 2008 dopo 18 anni di latitanza.
Dopo il suo arresto, il cugino Domenico ha assunto le redini della cosca.
Domenico Condello è stato bloccato stasera nella frazione Rosalì di Reggio Calabria dai carabinieri del Comando Provinciale e del Ros.”Il suo – dicono gli investigatori – è un arresto storico perché era l’ultimo Condello rimasto libero sulla piazza”.
Pm: le forze dell’ordine danno dignità a istituzioni
“Questi uomini che indossano la divisa con il loro senso di legalità hanno ridato dignità alle istituzioni democratiche che negli ultimi tempi appaiono sempre più spesso vulnerate da scandali e sprechi”. A dirlo è stato il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria, Ottavio Sferlazza, incontrando i giornalisti per illustrare i particolari dell’operazione dei carabinieri del Ros E del Comando provinciale di Reggio che ha portato all’arresto del superlatitante Domenico Condello e di un suo fiancheggiatore, Roberto Megale, di 28 anni.
“Questo arresto – ha aggiunto – influenzerà le dinamiche successive della criminalità organizzata. Se ci potranno essere reazioni da parte delle cosche? Tutto è possibile, ma allo stato non abbiamo alcun elemento per poter dire una cosa del genere”. Sferlazza ha quindi rivolto un ringraziamento al suo predecessore, Giuseppe Pignatone, adesso a Roma, “perché questo arresto è anche merito suo”.
Il comandante del Ros, Mario Parente, ha sottolineato le difficoltà delle indagini, “che hanno richiesto una capacità tecnica frutto di un’esperienza consolidata”.
Dopo il comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio, Lorenzo Falferi, è intervenuto l’ex comandante del Ros di Reggio, Stefano Russo, adesso a Roma, che ha condotto le indagini con “una metodologia – ha detto – che non conosce scorciatoie, ma fatica e sacrificio”.
I particolari della cattura sono stati illustrati dal nuovo comandante facente funzioni del Ros di Reggio, Leandro Piccoli, il quale ha spiegato che i carabinieri hanno deciso di intervenire quando si sono resi conto che Megale, individuato come uno dei nuovi fiancheggiatori del latitante dopo gli arresti eseguiti nei mesi scorsi, era in auto con Condello.
Avuta certezza che il passeggero fosse proprio il latitante, i militari hanno bloccato l’auto e arrestato i due uomini. Adesso, al vaglio degli inquirenti, ci sono tutti i documenti trovati nell’appartamento nel rione Catona, tra cui alcuni ‘pizzini’, che era divenuto il rifugio di Domenico Condello.
Cancellieri: in Calabria grande lavoro per la legalità
“L’arresto di Condello è un altro successo nella lotta contro la ‘ndrangheta e testimonia come le forze di polizia e la magistratura, insieme, stiano facendo un grande lavoro per ripristinare la legalita’ in Calabria”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri che si è congratulata con il comandante generale dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli, per l’operazione, eseguita dai Carabinieri del Ros e del comando provinciale di Reggio Calabria, che ha portato alla cattura di Domenico Condello, condannato all’ergastolo per omicidio ed associazione mafiosa e latitante del 1992.
De Sena: straordinario successo
”La cattura del boss Domenico Condello, latitante dal 1992, rappresenta uno straordinario successo nella lotta contro il crimine organizzato”. Lo afferma, in una nota, il senatore Luigi De Sena, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia ed ex prefetto di Reggio Calabria.
“Mi complimento vivamente – aggiunge – con il Ros e con il Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria che hanno eseguito questa brillante operazione che ha portato all’arresto di uno dei personaggi di spicco della malavita locale. L’azione di bonifica del territorio dalla presenza pervicace e pervasiva della ‘ndrangheta favorisce il processo di risanamento della realta’ calabrese, attestando la vicinanza delle istituzioni alla regione”.
Minniti: colpo decisivo a clan
”Con l’arresto di Domenico Condello, importante e storico capo della ‘ndrangheta, latitante dal 1992 e inserito nell’elenco dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia, è stato assestato un colpo decisivo alla capacità criminale dei clan calabresi”. Lo afferma, in una dichiarazione, il deputato del Pd Marco Minniti.
“Un’operazione straordinaria – aggiunge – che ha dimostrato eccezionali capacità operative. Esprimo quindi il mio ringraziamento all’Arma dei carabinieri, al Ros ed ai magistrati che hanno coordinato le indagini”.
“Per Reggio Calabria, in un momento così difficile – conclude Minniti – si tratta di un segnale positivo di speranza”.











