Qualcosa comincia a delinearsi nel confuso tam-tam che precede le “parlamentarie” che il 29 dicembre vedranno Pd e Sel confrontarsi per la scelta dei candidati alla Camera e al Senato. Il colpo di scena della serata è l’annuncio della candidatura di Rosy Bindi alle primarie in Calabria, precisamente a Reggio. Una scelta che peserà non poco in quella che si preannuncia come una guerra senza esclusione di colpi, con truppe cammellate organizzate alla bisogna. Comunque la Calabria vede già i primi promossi e i primi bocciati: tra coloro che avevano chiesto la deroga per poter partecipare alle primarie (in quanto sindaci di comuni superiori ai 5.000 abitanti e consiglieri regionali) solo quattro hanno ottenuto il via libera, per gli altri le porte sono state sbarrate.
Sandro Principe
Esclusioni eccellenti: non a caso l’europarlamentare Mario Pirillo, ieri, capito l’andazzo, ha ritirato richieste di deroga e candidatura ricordandosi di quanto sia bello lavorare nell’europarlamento. Pesante, invece, l’esclusione del capogruppo del Pd in consiglio regionale, Sandro Principe, com’è pesante l’aut-aut di Bersani al rientro nel giro candidature dell’ex presidente del consiglio regionale Peppe Bova attraverso i Socialisti di Nencini.
Il coordinatore nazionale della segreteria del Pd, Maurizio Migliavacca, ha cercato oggi di mettere una pezza rispetto alle prevedibili polemiche sul caso Principe, con tanta stima e tante scuse, ma francamente la nota sembra solo una excusatio non petita in politichese che, nel tentativo di salvare capra e cavoli, finisce per salvare né l’animale né la verdura. D’altra parte, quando darete un’occhiata ai nomi dei papabili, capirete quanto fosse difficile per Migliavacca affermare che, anche in Calabria, per affrontare la campagna elettorale, il Pd deve chiudere con una vecchia stagione e aprire, seppure timidamente, una stagione di rinnovamento politico, nominativo e generazionale. Già. Con chi?
Ecco l’agenzia che annuncia via libera ed esclusioni
DENTRO. Confermate le indiscrezioni della vigilia, ma che presumibilmente apriranno polemiche e discussioni: per le primarie dl 29 dicembre del Pd da Roma sono arrivate solo quattro deroghe, che poi dovrebbero corrispondere ad altrettante posizioni utili per l’elezione a deputato.
Si tratta dei consiglieri regionali Demetrio Battaglia (Reggio Calabria, area Bindi), Brunello Censore (Vibo Valentia, area Bersani), Mario Maiolo (Cosenza, area Letta) e del sindaco di Diamante Ernesto Magorno (area Renzi).
FUORI. L’esclusione più clamorosa è sicuramente quella del capogruppo del Pd al Consiglio regionale Sandro Principe, mentre erano attese quelle di Pierino Amato e Tonino Scalzo, (il quale, parecchie ore dopo il no alla richiesta di deroga, ha annunciato di averla ritirata lui) entrambi consiglieri regionali di Catanzaro. Non è ancora chiaro cosa accadrà invece per Enzo Ciconte, consigliere regionale non iscritto al Pd, ma che ha sostenuto alle recenti primarie per scegliere il leader della coalizione di centrosinistra proprio Bersani.
In attesa di possibili reazioni, tra oggi e domani la messa a punto finale da parte degli organismi regionali e provinciali del Pd delle candidature che si fronteggeranno tra una settimana alle primarie.
Da rilevare che Piero Amato, con una nota diffusa oggi, ha smentito di aver chiesto la deroga per partecipare alle primarie. “Ovviamente – ha spiegato – avrei potuto farlo; e naturalmente chi l’ha fatto ha senz’altro avuto le buone ragioni. Per quanto mi riguarda, tuttavia, credo che, in una fase cosi particolarmente difficile come quella che la Calabria attraversa, occorra dare semmai più spessore, importanza e valore al mandato per il quale i cittadini ci hanno dato la fiducia nel 2010.
Oggi al centrosinistra viene fatta dai calabresi una richiesta di ulteriore responsabilità. Perciò non ho mai pensato di lasciare la Regione per il Parlamento. Questo per la chiarezza che debbo agli elettori e per continuare a dare il mio contributo alla nostra terra”.
La corsa alle primarie e il nodo delle quote riservate di Bersani
Il via libera alle deroghe mette, oggettivamente, quattro esponenti del Pd in posizione avanzata rispetto alla possibilità di accedere ai posti migliori nella lista bloccata, anche se non è ancora chiaro (dovranno decidere gli organismi locali) se anche loro dovranno raccogliere le firme (pari al 5 per cento degli iscritti nelle rispettive province) per accedere alle primarie. Posizione avanzata condivisa con i parlamentari uscenti (esclusi i senatori Dorina Bianchi e Franco Bruno i quali hanno lasciato il Pd), che conquistano di diritto la possibilità di partecipare alle primarie senza raccogliere le firme:
- per il Senato Luigi De Sena (che ha già annunciato, però, che non si ricandiderà in Calabria) e Daniela Mazzucconi (bindiana che la Calabria probabilmente l’ha vista solo in cartolina e che, presumibilmente, non parteciperà alle primarie);
- per la Camera Marco Minniti, Rosa Villecco Calipari, Nicodemo Oliverio, Franco Laratta, Doris Lo Moro e Maria Grazia Laganà Fortugno (attualmente iscritta al gruppo misto, dopo la condanna ricevuta, e dunque non è dato sapere se giocherà la partita delle primarie).
Enza Bruno Bossio
A questi nomi, se vogliamo parlare di favoriti per la corsa alle primarie, vanno aggiunti quelli di altri esponenti del Pd che hanno (o avrebbero) intenzione di correre alle primarie, come l’ex assessore regionale al bilancio Demetrio Naccari Carlizzi (Reggio), Enza Bruno Bossio (Cosenza) già ai vertici di Intersiel e Telcal nonché moglie del consigliere regionale Nicola Adamo, oltre a Stefania Covello (Cosenza), avvocato e figlia del senatore Franco Covello e Salvatore Scalzo, già candidato sindaco di Catanzaro.
Resta il nodo delle quote riservate a Bersani (che poi sono quote decise d’intesa tra il segretario, i capicorrente e le direzioni nazionali e regionali). Molti danno per scontato che del 10 per cento di candidature certe nelle mani del segretario alla Calabria possano toccare circa quattro posti, i cui beneficiari dovrebbero essere l’attuale commissario del partito Alfredo D’Attorre, il responsabile nazionale dell’organizzazione Nico Stumpo (che è calabrese), il sempreverde Marco Minniti e qualcuno tra Rosa Villecco Calipari e un socialista di Nencini (si fa il nome dell’ex assessore regionale Luigi Incarnato). Ovviamente avremo qualche indicazione in più nella lista dei partecipanti alle primarie: è chiaro che se questi nomi non li troveremo nella lista dei candidati sarà altissima la probabilità che abbiano già avuto ampie garanzie di essere inseriti nel listino. Ma la scelta di Rosy Bindi di mettersi in gioco potrebbe rimescolare tutte le carte.
da sinistra Annamaria Cardamone (sindaco di Decollatura), Doris Lo Moro, Carolina Girasole e Elisabetta Tripodi
Quota Bersani: delle donne sindaco antimafia ora nessuno parla
Da un po’ di tempo i rumors sulla candidatura delle donne sindaco antimafia in Calabria hanno perso peso e spessore: la commozione di un rinnovamento che passasse dalla parte migliore del Pd sembra essere al momento soffocata dalle richieste e dalle pressioni di chi vuole continuare a occupare comode poltrone mentre altri, su territori di frontiera, tengono alta la bandiera del Pd e della legalità rischiando personalmente. Eppure credo che il più bel segnale che il fronte progressista possa dare dalla Calabria a tutto il paese sia candidare al Parlamento le tre donne che più di tutte, sul territorio, si sono esposte sul versante della lotta alla ’ndrangheta e all’uso clientelare della cosa pubblica: Carolina Girasole, sindaco di Isola Capo Rizzuto; Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace; Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno.
Tocca a Pierluigi Bersani fare una scelta coraggiosa, inserendole nella quota a lui riservata come segnale fortissimo della strada che il partito vuole seguire, non solo a parole, in Calabria.
Un segnale fortissimo sulla frontiera della lotta alla mafia e un modo per rafforzarle da un punto di vista istituzionale, rendendo più forte la loro azione sul territorio. Queste donne nei loro paesi sono spesso sole di fronte a poteri sanguinari. E quando dico sole mi riferisco, in qualche caso, anche alle sezioni locali del proprio partito.
Bersani, coraggio: candidale tutte e tre, portale tu in Parlamento.
Caso Principe: la “pezza” di Migliavacca
“Nel corso della giornata di ieri, a nome della segreteria nazionale del PD, ho chiesto personalmente al Capogruppo regionale del PD in Calabria, on. Sandro Principe, di rinunciare alla richiesta di deroga per la candidatura al Parlamento. Il lavoro che egli ha svolto in questi anni alla guida del gruppo consiliare regionale è stato essenziale per dare corpo all’opposizione e costruire un’alternativa di governo ai fallimenti della destra calabrese.
In un passaggio delicato sul piano nazionale e regionale, che ci auguriamo portare quanto prima a una nuova fase con elezioni anticipate anche per la Regione Calabria, il contributo dell’on. Principe è fondamentale per rafforzare il ruolo del PD e la credibilità di governo del centrosinistra in Calabria.
La tradizione politico-culturale che l’on. Principe rappresenta, la sua lunga e prestigiosa esperienza amministrativa, la sua intelligenza politica saranno risorse preziose per guidare l’opposizione regionale nella fase conclusiva della legislatura e per costruire il progetto e la squadra di governo che auspichiamo di sottoporre quanto prima al giudizio dei cittadini calabresi”. Così Maurizio Migliavacca, coordinatore Segreteria nazionale Pd.












