da Franca Milazzo *
Solo sgomento è possibile esprimere di fronte ad un delitto così efferato come quello che ha tolto la vita ad un’adolescente, Fabiana. Mille domande arrovellano la mente sul perché e per come è potuto accadere tutto questo.
Qualcuno, in modo superficiale, parla di arretratezza della Calabria, ma anche nella nostra Regione le donne si sono evolute, si laureano, lavorano, sopportando in contemporanea anche il peso della gestione della famiglia a causa della carenza dei servizi, a partire dalla prima infanzia, passando per la sanità e finendo con l’assistenza a disabili ed anziani. Questi delitti purtroppo si stanno perpetrando in ogni angolo del nostro Paese, dal Sud al Nord. E allora?
Qualcuno se la prende con le madri che alla fine sono le donne che crescono i nostri uomini e magari sono le donne evolute e colte di cui ho parlato prima… Potrebbe essere questa una causa del problema??? Ho i miei dubbi.
Sono la più grande di altre sorelle, ma non mi risulta che mia madre si sia mai rivolta a San Francesco per avere un figlio maschio. E poiché sono cresciuta in anni determinanti per l’evoluzione e l’emancipazione femminile quali sono stati quelli del ’68 posso benissimo fare, come si dice, la differenza con il momento in cui stiamo vivendo.
Comincio dalla rappresentanza femminile nelle istituzioni, sia in Parlamento che nelle amministrazioni degli enti locali: allora una presenza determinante scaturente dalla possibilità degli elettori di esprimere nel momento del voto più preferenze. Era diventato normale avere donne che ricoprivano ruoli di rilievo nei sindacati, negli ordini professionali, nelle Università: e questo succedeva anche qui in Calabria. Sono di quegli anni l’approvazione delle leggi sul divorzio e sull’interruzione volontaria della gravidanza.
Poi ad un certo punto, diciamo quasi venti anni fa, un’inversione di tendenza inaspettata e sottovaluta da tutti. Si insinua nelle menti degli italiani una nuova immagine di donna: una donna che preferisce abdicare alla dignità ed al rispetto nella qualità di persona. Non c’è prezzo che si possa pagare per la possibilità di poter apparire qualche minuto in tv, partecipare ai talk show, a qualche cena con personaggi “importanti”: tutto questo ha la precedenza di fronte alla strada faticosa della lotta quotidiana per la sopravvivenza, alla lotta per i diritti. Sono gli anni in cui la cultura langue, la scuola pubblica viene dilapidata a favore di quella privata. Una fragilità di valori si diffonde nella nostra società.
La conseguenza è un’Italia, non soltanto la Calabria, in cui le libertà e i diritti delle donne affondano dietro manifesti pubblicitari che ne mercificano il corpo, le candidature sono suggerite più dall’avvenenza che dalla formazione e dal talento culturale e politico, dove parlare di emancipazione sembra fuori tempo e fuori luogo.
A fronte dei 127 casi di femminicidio del 2012 e dei 25 dall’inizio dell’anno diventa più che mai necessario rilanciare i temi e la cultura dei diritti e della pari dignità delle donne, il ruolo strategico della loro valorizzazione ed inclusione sociale soprattutto nel mondo del lavoro, in politica e nei ruoli dirigenziali, per fondare quel nuovo modello sociale e culturale, inclusivo, meritocratico e solidale, senza il quale non si potrà uscire realmente dalla crisi di sistema e di valori che stiamo vivendo per riprendere quel percorso intrapreso venti anni fa.
E’ conseguenza di questo status vivendi la necessità della Presidente della Camera, on.le Boldrini, di richiamare, l’altro ieri, un Parlamento quasi deserto che doveva ratificare la Convenzione di Istanbul, testo finora più ampio e condiviso sul femminicidio.
Tutto questo avviene in Italia, non soltanto in Calabria.
* Commissaria Pari Opportunità Regione Calabria - A Testa Alta Reggio Calabria











