CERCANDO UN ORIZZONTE

Reggio, quell’altare che ora non è più un tabù

Tabularasa e Piazza Italia hanno fatto da straordinaria cornice al "battesimo" dell'ultimo volume di sabbiarossa Edizioni, "la 'ndrangheta davanti all'altare". Tantissima gente ad ascoltare le storie della Chiesa che resiste e di quella che si volta dall'altra parte, con una partecipazione emotiva di rara intensità
Approfondimenti
il video integrale della serata il video integrale della serata
il libro sul web il libro sul web
i granelli di sabbiarossa i granelli di sabbiarossa

Una serata importante quella di ieri sera a Tabularasa, nello scenario magico di una Piazza Italia strapiena di gente venuta ad ascoltare le storie di una Chiesa che resiste e di una Chiesa che si volta dall’altra parte, e che scorrono tra l’inchiostro de “la ‘ndrangheta davanti all’altare”, l’ultimo volume di sabbiarossa Edizioni. Importante perché per la prima volta in quella piazza simbolo di Reggio Calabria si è affrontato con serietà e chiarezza un tema considerato quasi tabù finora, con una partecipazione del pubblico di grande intensità emotiva anche grazie anche al rapping&playing book di Mad Simon ed Enzo De Liguoro. Di seguito pubblichiamo il resoconto di strill.it, che con Giusva Branca e Raffaele Mortelliti organizza quello che è senza dubbio il principale evento calabrese di approfondimento su temi (anche scottanti) di attualità, oltre che uno dei più interessanti in Italia. Le foto sono tratte dalla pagina Facebook di Tabularasa, il video della serata è di MNews.

il suggestivo scenario di Piazza Italia durante la presentazione de "la 'ndrangheta davanti all'altare"

Il pezzo di Stefano Perri su strill.it

”La ‘ndrangheta davanti all’altare”. A Tabularasa si parla di rapporti tra criminalità e religione, tra ‘ndrine e chiesa. ”Un tabù, una cosa della quale non si può parlare” spiega la giornalista Paola Bottero, ospite, insieme ai coautori del libro ”La ‘ndrangheta davanti all’altare” Alessandro Russo, Francesca Chirico, Cristina Riso e Romina Arena, del dibattito andato in scena sul palco di piazza Italia. ”I fatti parlano da sé – aggiunge Paola Bottero – non abbiamo avuto bisogno di commentarli”. Un libro, edito da Sabbiarossa, che rappresenta uno squarcio sul velo di ipocrisia che da sempre caratterizza l’osservazione delle dinamiche esistenti tra ‘ndrangheta e chiesa.

da sinistra Mortelliti, Arena, Riso, Russo, Chirico, Bottero e Branca

”Abbiamo voluto riflettere su ciò che fa la ‘ndrangheta davanti all’altare – spiega la coautrice Francesca Chirico – sul suo abbraccio velenoso nei confronti di simboli e luoghi che vengono inevitabilmente macchiati dall’agire criminale. Ma anche di come si comporta l’altare nei confronti della ‘ndrangheta”. Un comportamento, secondo la giornalista già autrice del saggio inchiesta ”Io parlo. Donne ribelli in terra di ‘ndrangheta” che si esprime secondo due livelli. ”C’è il livello degli annunci – spiega Chirico – quello delle lettere pastorali e dei discorsi ufficiali, per il quale in Calabria si è detto e scritto anche in maniera molto chiara che non si può essere al contempo ‘ndranghetisti e uomini di chiesa. E dall’altra parte c’è il livello della testimonianza, dell’agire quotidiano, della pastorale che si fa costume. Ed è qui che abbiamo rintracciato i maggiori inciampi”.

un'immagine del pubblico presente alla presentazione del libro

Storie calabresi che puntano i riflettori sul rapporto pieno di contraddizioni che esiste tra la ‘ndrangheta e gli ambienti ecclesiastici. Sul palco i nomi degli uomini di chiesa che in questi anni sono saliti, nel bene o nel male, agli onori della cronaca: Don Nuccio Cannizzaro, Padre Fedele Bisceglie, Monsignor Giancarlo Bregantini, il neo Arcivescovo di Reggio Giuseppe Fiorini Morosini, Don Giacomo Panizza, Don Pino De Masi. Nomi che evocano sentimenti contrastanti. Storie di testimonianza in negativo, ma anche esperienze di sacerdoti antimafia.
”La scomunica da parte di Padre Giancarlo Bregantini agli uomini di ‘ndrangheta è stata uno dei momenti più alti per questa terra, la testimonianza di una chiesa che sa affrontare i problemi del territorio” commenta il coautore Alessandro Russo. ”Quando Bregantini è stato trasferito invece – prosegue Russo – è stato uno dei momenti più bassi della chiesa calabrese. Mi permetto di dubitare che quel trasferimento sia stato dovuto alla volontà di Dio. Esistono dei preti antimafia, certo non sono osteggiati direttamente dalla chiesa, nessuno dice loro di non fare quello che fanno, ma guarda caso non vengono mai promossi, non diventano mai vescovi e se lo diventano poi vengono trasferiti a Campobasso”.

Mad Simon durante l'esibizione

Parole che danno la dimensione di un dibattito aperto su un argomento che per anni è stato un vero e proprio tabù. Eppure ”i cittadini di Reggio hanno il desiderio nascosto di cominciare a parlare di queste cose” commenta Cristina Riso, altra coautrice del libro. ”Persino il sesso – spiega – ma anche i legami familiari vengono utilizzati come espressione del potere ‘ndranghetista. Ogni ostacolo a questi simboli viene eliminato. La donna adultera uccisa, il cornuto ha il dovere di vendicarsi. Un rapporto incoerente all’interno del quale si incrociano storie di omicidi e spesso di veri e propri massacri”.

Ed a fianco al sesso e alla famiglia si inseriscono i simboli della religione. Le feste, i santi, le manifestazioni religiose, per la ‘ndrangheta ”l’ennesima forma di manifestazione di muscolarità”. A spiegarlo è Romina Arena, brillante ricercatrice specializzata in Storia contemporanea, anche lei coautrice di ”La ‘ndrangheta davanti all’altare”. ”Per gli ‘ndranghetisti – spiega – mettersi sotto le vare dei santi patroni significa affermare la propria presenza ed il possesso di un determinato territorio”.

Enzo De Liguoro durante l'esibizione

Al centro del racconto storie come quella del Santuario di Polsi, ”luogo – spiega Arena – dove la vecchia ‘ndrangheta si incontra con la nuova, fulcro e centro nevralgico dove si rinnovano le tradizioni e si stabiliscono equilibri e strategie. Santificare le feste è un modo per la ‘ndrangheta per affermare il suo potere”.

Rapito il pubblico di piazza Italia. Tabularasa dà il battesimo a ”La ‘ndrangheta davanti all’altare”. Ed i rapporti tra ‘ndrangheta e chiesa salgono agli onori della cronaca. ”Finalmente – si dice sul palco si inizia a parlare di queste cose”.

”Il silenzio è una delle malattie calabre – conclude Paola Bottero – è certamente il male peggiore. Perché è il silenzio quello che uccide, anche peggio di come può fare la ‘ndrangheta”.

LA PHOTOGALLERY DELL’EVENTO


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2 risposte a Reggio, quell’altare che ora non è più un tabù

  1. antonio geraci scrive:

    Errata corrige….
    Scusa Alessandro….ti ho chiamato Francesco!! :) )

  2. antonio geraci scrive:

    Siamo in tanti i calabresi che vi seguiamo da Manchester, Scirocco news è diventato il nostro quotidiano mattutino…quando il popolo inglese prima di andare a lavorare sorseggia quel caffè…acquoso, noi davanti al nostro espresso ci aggiorniamo su quello che succede nella nostra amata regione, notizie nude e crude…senza nessuna influenza…esterna!
    Grazie Paola e Francesco, noi viviamo in una città dove gli inglesi puri sono solo il 40%, il resto è una miriade di razze che colora le vie ed i quartieri come un carnevale, qui esiste l’integrazione …quella vera, per questa città qualunque cittadino è una risorsa.
    Nel mese di Luglio dal 4 al 21 luglio si svolge il Manchester International Festival ( http://www.mif.co.uk/ ) …un Tabularasa in grande , che ospita migliaia di persone da tutto il mondo, artisti , scrittori, musicisti etc etc.
    Sarebbe un palco eccezionale per spiegare cosa è la ndrangheta al popolo inglese….molto attento a questa triste piaga “Italiana” .
    Un Scirocco news international con Sabbie rosse sarebbe fantastico per il M.I.F. 2014.
    Beh….. mai dire mai!!
    Un abbraccio a Paola e Francesco.
    My best greetings
    Antonio