L’errore deve essere stato scegliere di sfidare il destino: programmare uno degli eventi più importanti nello stand della regione ospite d’onore del XXVI Salone del Libro di Torino in un giorno come venerdì 17 ha portato con sé la declinazione del paradosso. Appena iniziato, questo venerdì 17 torinese ha partorito la prima jattura: Fulvio Mazza, il bottegaio dei bottegai che segue da sempre gli eventi e l’ufficio stampa degli eventi letterari calabresi, è andato a sbattere con la macchina contro un’altra macchina mentre parcheggiava davanti all’albergo. Era appena iniziata, questa giornata. Con un trauma cranico (niente di grave, per fortuna: Fulvio sta bene, e speriamo di rivederlo domani al Lingotto. Intanto stanotte sarà trattenuto al Pronto Soccorso). I temporali e la grandine che hanno accompagnato l’arrivo del giorno hanno continuato a diffondere un pessimo presagio. Ma si è dovuto attendere mezzogiorno per l’imponderabile.
Certo avrebbe dovuto far pensare il fatto che è finita la seconda giornata (ma si era solo all’inizio, in mattinata) e ancora non c’è traccia delle guide con l’elenco degli eventi programmati nello stand della Regione Calabria. Com’è, come non è, la presentazione del Libro Verde sulla Lettura è avvenuta senza libro. Né verde né di altri colori (a proposito: quello del programma che non c’è sarebbe nero, con profilo di Calabria e scritte oro: ne ho sbirciata una copia in mano al sempre presente Gilberto Floriani, deus ex machina della guida e dell’organizzazione interna allo stand).
Ed è un vero peccato, visto che si trattava di uno degli eventi più “spinti”, con tanto di titolone – “La promozione della lettura in Calabria” – e di relatori di eccellenza: Carmine Abate, Angela Bubba, Tullio De Mauro e Mimmo Gangemi. Queste le aspettative, stampate sul pdf che oggi è l’unica traccia presunta – e spesso sbagliata o saltata all’ultimora, ma non è un problema, visto che non ne esiste una copia ufficiale – della calendarizzazione programmata a Palazzo Alemanni: “La Regione Calabria sta affrontando con determinazione la promozione della lettura. Il Libro Verde è uno strumento analitico e di dibattito, aperto al contributo della società calabrese, per rendere più incisive le politiche di promozione culturale in una regione che punta sulla cultura per il proprio riscatto”. Sarà un riscatto in attesa del visto si stampi, questo giro.
Come ieri, anche oggi è stato un susseguirsi di cambi di spazi, tra incontri e meeting, dove in tandem si sono sviluppati gli eventi che non sono saltati.
All’inizio del pomeriggio (perché siamo a Torino, e si mangia prima) Roberto Giacobbo ha spiegato come dare una svolta alla giornata: illustrando “Calabria Jones, le avventure archeologiche degli studenti calabresi”, ha scomodato il neolitico per offrire la ricetta capace di attuare quella mutazione genetica tanto cara all’assessore Caligiuri. Ha spiegato, il già docente di Teoria e Tecnica dei nuovi Media, che a Stonehenge hanno creato un marketing incredibile arrivando a stampare su ogni supporto immaginato dal merchandising quelle pietre sospese, e persino a riprodurre la sfumatura giusta del colore dei megaliti dello Wiltshire, in vendita anche quello. Ha raccontato, Giacobbo, che all’estero molte mete cultural-turistiche hanno creato macroenonomie nei territori circostanti, pur essendo, spesso, meno attraenti di tante ricchezze calabresi ancora sconosciute ai più. È andato oltre, confessando che altrettanto spesso il marketing di queste mete si fonda su cose del tutto inventate. E la Calabria, invece, ha proprio nulla da inventare: ha solo la necessità di promuovere le sue grandi ricchezze.
Così, prendendo il coraggio a due mani, ho deciso di girare meglio il Salone. Perché ieri non ce l’ho fatta come avrei voluto, appiccicata come sono stata allo stand ospite d’onore italiano. Volevo comprendere le ragioni delle tante, troppe critiche raccolte fino a quel momento da parte di chi, arrivato nello stand calabrese, ha iniziato a fare confronti con gli altri stand, a criticare “il nostro”, a fare domande senza risposte. A dimostrare, con i fatti, che il marketing ha un peso assoluto nella percezione del pubblico. E che dunque il nostro problema non è di mancanza di cose, ma di parole. O di comunicazione, se preferite.
Ho iniziato dallo stand del Paese ospite d’onore, il Cile. Mi era piaciuto fin da prima dell’apertura. Volevo capire meglio. Ho iniziato a fotografarlo, cercando di scoprire le ragioni della differenza. Libri. Libri di piatto, con un bello spazio tra l’uno e l’altro, per esaltare ogni titolo con una sorta di cornice. Esposizione di libri senza soluzione di continuità. Libri. Libri. E libri. Ovunque libri. La scritta Cile piccola, quasi timida. Sopra, le gigantografie dei grandi cileni che hanno dato una svolta alla storia della letteratura. A partire da Neruda, passando per Marcela Serrano e Roberto Bolaño, fino ad arrivare a Luis Sepúlveda.
Vabbè. Facile, con nomi così. Meglio spostarsi verso un confronto meno arduo. Mi imbatto nell’Umbria mentre trovo ovunque libri. Tutti messi di piatto, tutti ben evidenti. Tutti al centro di ogni esposizione, di ogni stand, anche dei più piccoli.
Anche l’Umbria punta sui libri. Come l’Abruzzo. Due regioni a caso, incontrate tra i corridoi dei padiglioni. Non riesco a ricordare grandi nomi, questa memoria che mi abbandona sempre quando sarebbe necessaria. Eppure i libri abbondano.
Finalmente trovo qualcosa che mi sembra “familiare”. Piattini di carta. Cuochi. Cibo. More, altri frutti di bosco, fiori, formaggi, strani tortini soufflé che stanno per diventare, davanti agli occhi del pubblico, la base per servire aperitivi decorati. È una finestra sul book&cook, o cook-the-book, che tanto va di moda da quando Cristina Parodi è diventata una bestsellerista mentre di Buzzati (avrei detto Alvaro, ma non vorrei sembrare di parte) pochi conoscono il nome. Un calendario di glamour chef (con un nome e un’identità golose) che si alterneranno per presentare preparazioni culinarie. A differenza di quello che succede in altri stand, il cibo tira. Ma è elaborato, non è mera esposizione. Differenze veniali, direi.
Nello spazio incontri dello stand della Calabria, intanto, si alternano Michele Cucuzza, Eric Salerno con il sindaco Fassino, fino ad arrivare ai suoni d’Aspromonte intrecciati con Giuliano Santoro nello spazio meeting, che ha presentato il suo “Su due piedi” accanto a Vittorio Cappelli, Maria Teresa D’Agostino, Filippo Veltri e Margherita Oggero, con interventi multipli dal pubblico: la mamma Annarosa Macrì, Mimmo Gangemi, Vito Teti. La seconda giornata si è conclusa con lo spostamento nella sala incontri, con “Il patriota e la maestra” di Vito Teti, con Margherita Oggero, Marco Revelli e Giovanni Russo.
Le pietre allineate oltremanica ormai sono un lontano ricordo. Domani è un altro giorno. E non sarà più un venerdì 17.
















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