«Dove sono i libri?». La domanda si aggira come uno spettro nel lato B dello stand della Regione Calabria. Perché il lato B è stampe, è angolo relax con tavolini stile bistrot, è esposizione di prodotti alimentari che contrappongono al km zero di Torino i circa 1.500 km fatti da cipolle di Tropea, insaccati, ‘nduja, acciughe sottolio, tonno, dolci. Persino acque minerali e una scelta di vini. In esposizione, per carità. Non si vendono.
C’è confusione, nel Salone. È il primo giorno, un primo giorno sottotono, che dimostra in modo plastico come la crisi colpisca prima di tutto il superfluo: la cultura. Questa sconosciuta. Almeno in questo padiglione 1.
Codazzi chemancoAngelinaJolie vengono anticipati di pochi minuti dal comando di rigore, urlettini di gioia integrati: “sta arrivando il ministro”.
Una ressa di giornalisti, teste e mani alzate, urla, macchine fotografiche, telecamere. In mezzo il ministro (quale? chi l’ha visto o riconosciuto?), Fassino, il sindaco che quando ci sono eventi nazionali si ricorda di trascorrere un po’ di tempo a Torino, Vittorio Sgarbi, qualche curioso. È un attimo, il codazzo segue il flusso di dueminutidue di stand in stand. Per fortuna c’è l’opera di Mattia Preti a rubare qualche secondo in più allo sguardo distratto dal ciuffo del critico d’arte d’assalto.
A proposito di Preti. Ringrazio ufficialmente chi l’ha portato. Ringrazio di cuore, anche per scritto, chi ho già ringraziato di persona: l’on. Carratelli, proprietario di quella tela – e non solo – davanti alla quale oggi ho ritrovato il senso ogni volta in cui mi sembrava di averlo perso. Il panneggio sottolineato dai rossi, lo sguardo languido, quel segno sul costato che è impercettibile, e proprio per questo è stupefacente: ogni centimetro quadrato del quadro restituisce serenità. E rende superfluo il resto.
La mattina, dicevo. Non si capisce come si deve iniziare. Non ci sono i programmi stampati dello stand: devono arrivare. Li stiamo ancora aspettando, e la prima giornata è terminata abbondantemente. Ma arriveranno. Mentre nella sala incontro si preparano per il primo appuntamento, nella sala meeting Giusva Branca e Raffaele Mortelliti, due ore di sonno dopo la serata di ieri, a Reggio Calabria, con Saviano e Cafiero de Raho, illustrano Tabularasa, l’evento che dal 28 giugno al 31 luglio affronterà, in questa edizione 2013, un tema molto facile da declinare laggiù in fondo allo Stivale, almeno a un primo approccio: il vuoto.
Ma il tempo è inesorabile, scorre veloce, impone il primo cambio, il primo giro di relatori e di incontri. Centoventi schedulati nello stand, dice il comunicato ufficiale. Non sono pochi.
Intanto salta “la Calabria ospite d’onore”: Scopelliti non c’è, fermato – qualcuno dice volato – altrove per “impegni istituzionali”. Si inaugura con “la Calabria della cultura”: fa il padrone di casa Mario Caligiuri, l’assessore regionale “che ha fortemente voluto la Calabria come regione ospite di questa edizione”. Così ho letto da qualche parte, almeno. “Stiamo assistendo a una mutazione genetica da terra di problemi a terra di opportunità”, è l’esordio di rigore, replicato per tutta la giornata. Questa, aggiunge Caligiuri, “sarà una straordinaria occasione per mettere in evidenza le nostre potenzialità, le eccellenze della Calabria. Come gli ori e gli argenti di Gerardo Sacco”. O, a parte “i grandi scrittori invitati dalla Regione a parlare del libro Verde” Abbate, Bubba, Gangemi, “la stupefacente mostra di Mattia Preti”.
Accanto a lui Giorgio Albertazzi. Parla della “lezione di entusiasmo di Mario, che ha fatto un panegirico della Calabria. Ed ha ragione, perché in realtà è bellissima”.
Alvaro, cosa diceva Alvaro?
E «dove sono i libri?». La domanda fa l’eco a se stessa, di spazio in spazio. Arriva nella parete destinata al bookshop, infine. Qualcuno risponde che è meglio così, che se fossero stati in numero maggiore sarebbe stato molto peggio. Qualcuno si chiede perché in Calabria si scriva così poco, perché esistano così pochi libri. Qualcun altro, infine, chiede perché gli altri stand regionali, a partire da quello piemontese, mettano in bella mostra l’editoria locale, mentre lì la fanno da padroni Mondadori, Bompiani, Einaudi.
Non oso rispondere. Sono parte in causa, sia da narratore che da editore. Sto facendo lo slalom tra i problemi – cose “banali” come accrediti, relatori, orari ballerini, etc. –, sto cercando di trovare risposte a chi mi chiede perché alcuni incontri o alcuni relatori non compaiono nel programma ufficiale del Salone. Non posso spiegare che anche il nostro evento di stasera è stato raggiunto dalla scure in modo ripetuto.
In tarda mattinata un momento davvero intenso. Grazie a Enzo dé Liguoro, attore, e Simone MadSimon Squillace, splendidi e freschi nella recitazione con inserti rap di poesie di Pietro Sgro, durante la presentazione di “Kairós”, presente l’assessore Alessandro Nicolò, visibilmente commosso.
Il pomeriggio è andato giù lento, dopo l’ora “Con Francesco Rosi a Lezione di Urbanistica”, Enrico Costa e Franco Arcidiaco in piena forma accanto agli altri relatori. Qualche appuntamento è saltato. Qualcuno è stato ridotto. Completo e in perfetto orario Lella Golfo, “Ad alta quota”, che ha raccontato la sua “storia di una donna libera”. Poi Santo Gioffrè e le ceramiche di Seminara. Gli ultimi eventi della serata. Marcello Veneziani (proprio lui, previsto, chissà per quale recondita ragione, nello stand Calabrese per parlare di “Dio, patria e famiglia. Dopo il declino”) non pervenuto: due ragazzi accorsi per un autografo se ne sono dovuti andare senza neppure una soppressata riparatoria.
Infine “l’arte dà forma alla parola”: il racconto del nostro anno e mezzo di vita attraverso i nostri granelli. E la nostra artista, Caterina Luciano, che ha saputo spiegare in modo egregio ogni tecnica, ogni emozione, ogni opera d’arte. È stata una presentazione intensa e molto partecipata: finalmente è sparito il bianco delle sedie vuote che ha monopolizzato il panorama di quasi tutti i relatori susseguitisi nello spazio incontro. Merita qualcosa in più di qualche riga. Vi rimando a domani, per noi.
Perché i libri li abbiamo ritrovati, stasera. Custoditi e accompagnati, uno dietro l’altro, dai nostri “Ubiki”, diventati tre: a Gianni e Nunzio nel pomeriggio si è aggiunta Valentina. Un piacere guardarli all’opera. Loro raccontano che i librai trattano i libri malissimo, arrivando a prenderli a calci. Ma poi li vedi danzare tra le pile e lo scaffale e dimentichi l’esposizione alimentare dell’altro lato. Ricordi perché sei lì.
“Calabria. Punto e a capo”: era questo lo slogan che non mi veniva, ieri. Oggi ho capito il perché.













Mi scuso per aver sbagliato il cognome. Un errore di leggerezza.
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Ma che dice questo Alessio? Ma come si permette di dire certe enormità? Ma perché parla di cose che non conosce? Si informi e cominci a viaggiare, la provincia chiude la mente… Ma quali soldi della Regione? Vada a leggere quello che scrivo lo trova dappertutto! E poi arcidiacono sarà lui, io sono Arcidiaco!
Dopo l’esperienza del 2011 la Fondazione Corrado Alvaro anche quest’anno avrebbe voluto essere presente al Salone del Libro di Torino, per di più visto che l’ospite d’onore è la regione Calabria.
La Fondazione Corrado Alvaro vanta una produzione libraria non indifferente, qua elencata: Corrado Alvaro e la letteratura tra le due guerre (atti di convegno), Monaci e monasteri italo-greci nel territorio di San Luca (atti di convegno), Corrado Alvaro e la narrativa europea del novecento, (atti di convegno), Corrado Alvaro e Cesare Pavese nella Calabria del mito, (atti di convegno), Corrado Alvaro ( atti del convegno di Mappano Torinese), Alvaro uomo mediterraneo scrittore europeo, (atti di convegno), Itinerario culturale di Corrado Alvaro, di Stefano De Fiores, Umanita’ e stile di Corrado Alvaro, di Pasquale Tuscano, I miti della societa’ e altri saggi alvariani, di Antonio Palermo, Gente che passa, di Giuseppe Rando, La Calabria (anastatica), Polsi nell’arte nella leggenda e nella storia (anastatica), Le piu’ belle pagine di Tommaso Campanella (anastatica), Orbite novecentesche, di Aldo M. Morace, Viaggio attraverso le cose, di Aldo M. Morace , Omaggio a Corrado Alvaro (anastatica), Teatro, a cura di Aldo M. Morace, Immagini di un cammino (decennale della Fondazione), La valle del Buonamico, La casa della memoria, Don Massimo Alvaro, Una Fondazione in cammino, Da Polsi a Loreto con Maria nel cuore, Don Giuseppe Signati, il paladino dei poveri. Come si può notare è imponente la stampa dei volumi, facenti parte della Collana Scientifica della Fondazione a cura dei componenti del Comitato Scientifico della Fondazione, dei volumi in anastatica e volumi posti nei Quaderni della Fondazione, oltre agli opuscoli stampati in occasione delle XI edizioni del Premio Letterario Nazionale Corrado Alvaro®. Non è poco per una Fondazione ubicata in un paese marginale e emarginato, che grava sulle spalle di pochi volontari e dei contributi degli Enti fondatori. Enti che ultimamente, vedi regione Calabria e Comune di San Luca, non versano più. Purtroppo in considerazione di ciò non è stato possibile partecipare al Salone del Libro, ce ne rammarichiamo enormemente, e presentare l’ultimo volume uscito: Alvaro e Pirandello, curato dai prof. Alessio Giannanti e Aldo M Morace. La mancanza di liquidità e le esposizioni personali dei consiglieri verso l’istituto bancario di riferimento per la realizzazione dell’XI edizione 2012 del Premio Letterario Nazionale Corrado Alvaro®, hanno fatto si che non ci si può esporre oltre e pagare solidamente in proprio, dopo aver prestato la propria opera volontaria per oltre 15 anni ed aspettando ancora la liquidazione del contributo regionale del 2010. Avanti così ed un’eccellenza calabrese nel mondo culturale italiano scomparirà. Auguriamo ai partecipanti, editori, scrittori e a tutti i componenti che hanno collaborato per la partecipazione al Salone del Libro le migliori fortune e, conoscendoli, siamo sicuri che eleveranno la Cultura Calabrese.
beh in realtà anche l’anno scorso c’era qualcosa da mangiare (non di calabrese) ma più che altro c’erano libri che “narravano” di bontà gastronomiche di altre regioni. purtroppamente non ci sono potuto andare quest’anno e quindi non posso verificare di persona tante cose.
nel frattempo su Twitter Giuseppe Laterza si domanda se sia necessario che la regione Calabria spenda così tanti soldi pubblici per uno stand enorme con pochi libri (la Calabria è ospite “d’onore”), nel rapporto sulla promozione della lettura in Italia del Centro per il Libro del MIBAC, la Regione Calabria viene segnalata per una proposta di legge regionale interessante ma ancora non entrata in vigore, mentre l’ISTAT certifica che i calabresi che leggono dai 3 libri in su l’anno sono il 36% circa. Il 10% in meno della media nazionale ma pur sempre la regione meridionale con la % più alta (esclusa Sardegna).
circa 3 anni fa Arcidiacono della Città del Sole mi disse in un intervista per LR.org che in Calabria c’è molta più gente che scrive di quella che legge e l’anno scorso sparava a zero contro l’organizzazione del Salone del Libro, ma proprio incazzatura seria con insulti su twitter e compagnia bella sostenendo che fosse una fiera pessima e quest’anno è in prima fila con i soldi della Regione.
la mia domanda è: gli editori calabresi con i loro autori sono presenti negli spazi “nazionali” della fiera? intervengono presentando le loro opere negli spazi non regionali e non nei loro stand? book to the future? caffè letterario? varie ed eventuali che purtroppo non ho possibilità di scoprire quest’anno?
Ti rispondo da editore, da lettore, da giornalista, da scrittore e da contribuente (sembra che cozzino tra loro, ma ti assicuro che andiamo d’accordo più di quanto non si possa immaginare).
Le fiere sono, lo dice la parola, fiere. Qualcosa di simile a un grande circo, dove i più grandi hanno una grande visibilità, i più piccoli rimangono soffocati da spazi troppo grandi per poter dedicare il tempo necessario a ogni stand. I medio-grandi editori acquistano i loro spazi (il tariffario è pubblico, e assolutamente inavvicinabile, per i piccoli editori indipendenti che investono finanze private e personali al fine di creare spazi liberi per i loro autori), i piccoli vengono aiutati dalle regioni di riferimento che mettono a disposizione delle loro realtà locali un’organizzazione più o meno vasta, più o meno valida. Per esempio: la regione Piemonte, che ovviamente ha inventato e gestisce il Salone, oltre ad uno spazio immenso in cui i suoi piccoli editori possono organizzare eventi e promozionare i propri titoli, ha creato l’incubatore, spazio specifico dedicato alle realtà da accompagnare e sostenere. In più offre la possibilità, come ogni altro ente che allestisce stand, di inserire eventi all’interno degli spazi che hai citato. Così è stato, pur con qualche difficoltà, anche per la Calabria. Fino allo scorso anno.
Questa XXVI edizione, occasione unica essendo la Calabria regione “ospite d’onore”, le cose sono cambiate: sparito ogni riferimento interno al Salone (gli eventi calendarizzati che si possono trovare nel programma ufficiale sono pochissimi, oculatamente scelti – alcuni saltati, peraltro –), sparita ogni attività di supporto agli editori (anche solo in termini di accrediti per entrare, che sarà un dettaglio, ma non lo è), sparito quasi totalmente lo spazio per l’esposizione dei libri.
Dirai tu: volete lo spazio? Compratevelo. Volete entrare? Pagate il biglietto. Sarebbe anche giusto, se non fosse che l’ambaradan all’odore di cipuddazze di Tropea e acque minerali (ci sono pure quelle, in esposizione: forse leggere fa venire sete?) l’abbiamo pagato noi. Perché sono soldi pubblici. Nello specifico, sono soldi pubblici spesi per sostenere l’editoria calabrese.
Ora. Non mi aspettavo certo che la Calabria fosse illuminata come le altre regioni che stanziano un budget per ogni casa editrice, per coprire le spese sostenute nell’utilizzare gli spazi e le opportunità che le stesse regioni offrono loro. Non ho mai ragionato in termini di sostegni economici per intraprendere qualsiasi attività, anche quelle in cui la rimessa è certa, come succede nel campo culturale. Ma certo non potevo immaginare che alternasse eccessivi sostegni a embargo totale. E questo non fa bene alla cultura, né alla Calabria.