Cultura

Festival del cinema di Venezia, ai calabresi D’Agostino e Lavorato il premio Orizzonti

Buone notizie per il cinema italiano e, in particolare per la Calabria, dalla sezione Orizzonti della 68^ Mostra del Cinema di Venezia. Sono stati premiati, infatti,  i registi calabresi Felice D’Agostino e Arturo Lavorato per il cortometraggio “In attesa dell’avvento” (il premio Orizzonti come miglior film, riservato ai lungometraggi, è andato a “Kotoko” del regista giapponese Shinya Tsukamoto). Questa la motivazione del riconoscimento a D’Agostino e Lavorato, rispettivamente nativi di Tropea e Vibo Valentia: “Dando nuova energia alla lunga tradizione di cinema che utilizza materiale d’archivio, In attesa dell’avvento crea un prisma cinematografico che esplora i lati oscuri delle politiche passate e delle cruciali implicazioni sulle incertezze del presente”.

Felice D'Agostino

L’opera è dedicata a Nicola Zitara, economista di Siderno scomparso di recente, il principale teorico del neomeridionalismo, coniatore della definizione  dell’unità d’Italia come “nascita di una colonia”. Non a caso i due documentaristi considerano  questa come un’opera preparatoria al nuovo lungo “contro il risorgimento” ancora in fase di ricerca e scrittura. Proprio Zitara viene citato dai due nella dichiarazione ufficiale per il Festival: “Se si riconosce che il Mezzogiorno è una colonia, la lotta per il suo riscatto deve essere condotta su due binari: il binario nazionale contro lo sfruttamento esterno e il binario sociale contro le classi mediatrici della soggezione”. Nella dedica finale del film compare a fianco al nome di Zitara quello di Ciccio Svelo, avvocato di Reggio Calabria, in riferimento a tante battaglie politiche e civili, anch’egli scomparso da pochi giorni.

Dopo il Torino Film Festival, dove vinsero nel 2005 e dove tornarono in concorso per tre anni di seguito, dopo Firenze, dove concorsero col docu-lungo “in amabile azzurro” alla cinquantesima edizione del Festival dei Popoli e la partecipazione a vari festival internazionali i due autori calabresi Felice D’Agostino e Arturo Lavorato sono sbarcati al lido di Venezia con il cortometraggio di 20 minuti, poi risultato vincitore, “In attesa dell’avvento”. La sezione Orizzonti per la quale il corto è stato selezionato è definita  dall’organizzazione come “un viaggio in compagnia di corti medi e lungometraggi, per affrontare la questione del racconto cinematografico senza negarne la dimensione emotiva e sensuale”.

Arturo Lavorato

Veniamo al cortometraggio. Venti minuti contro 150 anni. A seguire i due documentaristi in questa nuova tappa ci sono gli stessi compagni di viaggio degli  ultimi film, i paesani di Nicotera Marina, coinvolti in un percorso sempre più drammaturgico e sempre meno documentaristico. In Particolare Francesco Saverio Pagano e Toni Capua, ormai preziosi collaboratori dei registi, e Jerri Gallone  e Giuseppe Carbone, di fatto protagonisti principali del film, insieme ad altre e altri che qui sarebbe lungo elencare.

Così D’Agostino e Lavorato parlano del loro lavoro nella sinossi ufficiale del corto: “1861 – 1971 – 2011. Date. Saldi puntelli della retorica ufficiale a formulare e riformulare l’interpretazione della storia avvenuta. L’Unità d’Italia e le sue celebrazioni,  1861, ci colgono in questo difficile 2011 con una retorica che cozza forte contro gli irrisolti della storia italiana. Giocando allora con questa banalità della storia fatta a date, incuneiamo in questo binomio celebrativo il 1971 della rivolta a Reggio Calabria… Il passato oscuro che ritorna con le sue ombre inquietanti a turbare l’ordine retorico con cui si vorrebbe governare un presente di crisi”.

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6 risposte a Festival del cinema di Venezia, ai calabresi D’Agostino e Lavorato il premio Orizzonti

  1. matteo valenti scrive:

    Giovanni, Ciccio Franco era un ottimo panettiere. La “rivolta di Reggio” è stata cavalcata benissimo della destra e malissimo dalla sinistra. In ogni caso vai a studiare si, ti viene in mente qualcosa se ti dico: Angelo Casile?

  2. guglielmo scrive:

    per rispondere a giovanni basta dire di documentarsi….Nicola era uomo di sinistra….e come.
    Lui era un sindacalista alla Giuseppe Di Vittorio….fatto e cresciuto nelle lotte contadine, nell’umanità vera, non delle lotte di classe poi sfociate….non per il fatto che uno è ricco è ignobile, anche se, ammetto, di signori in quell’ambiente ne ho incontrati pochi. L’industrialotto medio, ha la mentalità del caporale (inteso come reclutatore di braccia per l’agricoltura)….pochi sono i signori, altrimenti non ci troveremmo in brache di tela. Ma non sto ora a dire. Per quanto riguarda paolo, vorrei rispondere che l’unità può essere raggiunta solo con unità di intenti….purtroppo (ed in questo giovanni ha ragione) il sottobosco meridionalista, pulula di repubblichini ed ex nostalgici fascisti che camuffati da meridionalisti vogliono reciclare (e riciclarsi) il pensiero della socializzazione (la terza via antagonista al fascismo e al comunismo), se ci fate caso, sono tutti antisemiti e flertano con gruppi di destra ed estrema destra (alleanza nazionale, il pin ecc.) vogliono fare l’amalgama dei movimenti e poi fanno accordi con personaggi di destra (e non solo) e ti presentano il piatto già pronto. Non parliamo poi quando c’è qualcuno che fa qualcosa, sono pronti a sputare addosso a tutto ed a tutti, perchè solo loro fanno bene. Poi ci sono diversi accattoni e morti di fame, ma quello è quasi normale…..che dire: “RIVOLUZIONE” non significa cambiare padrone e finchè non capiremo questo (cioè il messaggio di Zitara) non arriveremo mai a niente….molti di noi soffrono della cristallizzazione dei pensieri (FROMM)……siate scevri di questo e iniziedrete a capire chi era davvero Nicola Zitara.

  3. Paolo scrive:

    E’ naturale rivolgere delle critiche ai lavori degli altri, come è naturale disprezzare un’intera opera secondo i propri gusti, ciò che invece è meno naturale, è imporre agli altri nel realizzare un proprio lavoro, quali sono i temi da trattare, quali sono i punti di vista da considerare e quale deve essere il livello minimo di cultura e gli accessori da possedere, per essere in grado di capire il mondo.

    Il grande Zitara, disse “I nemici del Sud, sono a Sud”. Quando tutti i meridionali saranno in grado di capire che l’unione fà la forza, forse il meridione potrà uscire dalla perenne condizione di sottosviluppo.

    Nei libri di testo ci hanno insegnato una storia che non appartiene a tutti gli italiani e contemporaneamente ci hanno nascosto un’altra storia che con grande difficoltà sta venendo fuori.

    Solo diffondendo cultura come questi due registi, che oltretutto sanno esprimerla senza finanziamenti pubblici, si può vincere l’eterna ignoranza di un popolo che non conosce neanche le proprie radici.

    Non si può pensare di risolvere i problemi di oggi e di domani di questo paese, pensando solo di destra o di sinistra. Solo conoscendo il passato e le sue divisioni, si può correggere il presente ed affrontare il futuro UNITI.

  4. Pingback: Festival del cinema di Venezia, ai calabresi Felice D’Agostino e Arturo Lavorato il premio Orizzonti per un corto dedicato a Nicola Zitara | TravelSquare

  5. Giovanni scrive:

    La smettano di dare una connatazione ad una rivolta di DX come fu quella di Reggio Calabria..questi fra poco parleranno bene anche di Ciccio Franco…Ma vadano a studiare..non basta una macchina da presa per capire il mondo!

    • Mino scrive:

      Magari anche tu potresti studiare un po’ – diversi iscrittti alla CGIL strapparono le tessere e partecipartono alla rivolta: erano fascisti?
      Se non lo sai ti informo che Nicola Zitara era un socialista ed ha scritto un libro che ti consiglio di leggere – devi attrezzarti, tematiche finanziarie – L’INVENZIONE DEL MEZZOGIORNO una storia finanziaria pubblicato nel gennaio 2011