Giustizia

’NDRANGHETA, DA MILANO UNO TSUNAMI GIUDIZIARIO SI ABBATTE SULLA CALABRIA

La conferenza stampa con la Boccassini, Bruti Liberati e Pignatone dopo i dieci arresti eccellenti tra i quali il magistrato reggino Vincenzo Giglio e il consigliere regionale del Pdl Franco Morelli. I dettagli sulle accuse di corruzione per la nomina della moglie del giudice a commissario dell'Asp di Vibo. Scoperchiata la pentola degli infedeli servitori dello Stato

Conferenza stampa oggi negli uffici della Procura di Milano per illustrare l’operazione di ieri contro la ‘ndrangheta e che ha portato in carcere tra gli altri anche il giudice Vincenzo Giglio e il consigliere regionale Francesco Morelli. all’incontro con i giornalisti hanno partecipato, tra gli altri, l’aggiunto Ilda Boccassini, il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, il capo della procura di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, l’aggiunto calabrese Michele Prestipino, il pm della Dda di Milano Paolo Storari e la collega Alessandra Dolci.
Il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini ha spiegato che ”ci sono lavori in corso, non solo a Catanzaro ma anche a Milano” sulla possibile presenza di “talpe” che possano aver rivelato informazioni agli esponenti mafiosi. “Di talpe probabilmente ce n’è stata più di una”, ha aggiunto Boccassini. La ‘ndrangheta è “trasversale, appoggia chiunque nelle campagne elettorali politiche”, ha aggiunto Ilda Boccassini, chiarendo che la mafia calabrese “a differenza di Cosa nostra che odiava i comunisti e ha sempre sponsorizzato la Dc, salvo una parentesi per il Psi”, è “trasversale”.
L’operazione di ieri “non è un processo alla magistratura di Reggio Calabria, ma ad alcuni magistrati”, ha chiarito il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati che ha anche chiarito che non si può “generalizzare” nemmeno sulla politica, perché “alcuni politici sono vittime del tentativo di infiltrazione”.

PRESTIPINO: MILANO PUO’ DIVENTARE COME REGGIO CALABRIA

Secondo il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Michele Prestipino, con le attuali modalità d’azione della ‘ndrangheta, ”Milano può diventare come Reggio Calabria”. Prestipino, che ha partecipato negli uffici della Procura di Milano a una conferenza stampa sull’operazione che ieri ha portato all’arresto di dieci persone, tra cui anche un magistrato calabrese, ha spiegato che “con la struttura organizzativa della ‘ndrangheta si estendono anche le sue relazioni esterne: Milano puo’ diventare come Reggio Calabria”.

Michele Prestipino

“Il professionista che lavora fianco a fianco con la famiglia Gallico a Palmi ha uno studio a Milano e a Como – ha aggiunto in riferimento all’avvocato penalista Vincenzo Minasi, arrestato ieri nell’ambito delle indagini -. Il centro dei suoi interessi è in mezzo tra le due regioni e lavora con un professionista che è a Lugano e che sposta i soldi negli Stati Uniti”.

BOCCASSINI: SUI POLITICI SERVONO LE PROVE

”La Dda di Milano nei confronti delle persone delle istituzioni come dei mafiosi agisce quando ha le prove per affrontare un dibattimento”. Così l’aggiunto Ilda Boccassini ha risposto, in una conferenza stampa, ai cronisti che chiedevano quali responsabilità abbiano anche di tipo penale i politici che compaiono nelle carte dell’ operazione di ieri e su cui la ‘ndrangheta avrebbe fatto confluire i voti. Il pm Alessandra Dolci ha chiarito che per il contrasto alla zona grigia ”qualora non ci siano elementi per il concorso esterno in associazione mafiosa, valorizzeremo le misure di prevenzione a carattere personale e patrimoniale”.

BOCCASSINI: SCONCERTA L’ANTIMAFIA PARLATA

Un “aspetto doloroso” dell’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di dieci persone, tra cui un giudice del tribunale di Reggio Calabria, per presunti legami con la ‘ndrangheta, e’ stato quello di vedere “appartenenti alla Guardia di Finanza, alla magistratura, alla politica e alle istituzioni che tengono comportamenti non consoni”. A dirlo è stato il Procuratore aggiunto Ilda Boccassini nel corso di una conferenza stampa negli uffici della Procura di Milano tenuta unitamente al procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, che con i suoi pm ha collaborato all’indagine”.

Edmondo Bruti Liberati e Ilda Boccasini

Ilda Boccassini ha spiegato però che gli inquirenti sono rimasti sconcertati da una “campagna politica per ingraziarsi l’antimafia, che non esiste, che è solo parlata”. Una campagna proveniente “da chi sa che cosa significa trovare un bazooka sotto casa”. Il riferimento è alle minacce che nel 2010 furono messe in atto nei confronti del procuratore di Reggio Calabria, Pignatone. Pur senza citarlo, è apparso evidente che il magistrato milanese si riferisse a Vincenzo Giglio, presidente della sezione del Tribunale di Reggio Calabria noto per le sue iniziative antimafia talvolta di stampo polemico di altri colleghi.

BOCCASSINI: A BOSS ONOREFICENZA DEL VATICANO

Il procuratore aggiunto della Dda di Milano Ilda Boccassini, nel corso della conferenza stampa per illustrare l’operazione di ieri contro la ‘ndrangheta e la ‘zona grigià, ha spiegato che la famiglia Lampada, al centro delle indagini, e in particolare il presunto boss Giulio Lampada, ha ricevuto “una importante e prestigiosa riconoscenza da parte del Vaticano”. Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip spiega che il presunto boss è stato insignito del titolo di Cavaliere di San Silvestro dal Vaticano, con nomina di Bertone.

STORARI: ’NDRANGHETA A MILANO CONTA SU POLITICI DI PERIFERIA

Per la ‘ndrangheta e’ “più importante e vitale” contare sugli appoggi e sulle candidature di figure politiche nelle realtà dell’hinterland, milanese ad esempio, che a livello nazionale. Lo ha spiegato il pm della Dda di Milano Paolo Storari in una conferenza stampa negli uffici della procura milanese, a cui hanno preso parte anche la collega Alessandra Dolci, l’aggiunto Ilda Boccassini, il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati, il capo della procura di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, l’aggiunto calabrese Michele Prestipino, il capo della squadra mobile milanese Alessandro Giuliano e quello della squadra mobile calabrese.
“Avere un candidato, anche se in un comune dell’hinterland – ha chiarito Storari – è per la ‘ndrangheta vitale”. Il magistrato ha ricordato che l’operazione di ieri, contro la cosca Valle-Lampada e la ‘zona grigia’, è strettamente connessa all’indagine Infinito del luglio 2010 (110 condanne pochi giorni fa), ricostruendo come in una “riunione elettorale” dei presunti boss delle cosche lombarde del maggio 2009 erano presenti anche esponenti della famiglia Valle, tra cui Leonardo Valle che sarà interrogato oggi dal gip, assieme ad altri tre.
Tutti e 9 gli arrestati in carcere su ordinanza del gip di Milano sono stati trasferiti nella carceri milanesi, tra cui quello di Opera.
Boccassini ha invitato poi i magistrati e i cronisti che credono che la ‘ndrangheta sia una realta’ “parcellizzata in ‘ndrine che si scontrano tra loro” a considerare invece la “visione unitaria” di questo fenomeno. L’operazione di ieri per Bruti Liberati (che ha sottolineato la “collaborazione” tra i magistrati milanesi e calabresi) “è un filone particolarmente significativo e delicato per i contatti con il mondo istituzionale”. E’ una organizzazione, secondo Pignatone, “che ha il suo cuore a Reggio Calabria e proiezioni in Lombardia e altre regioni del nord con una ‘zona grigia’ internazionale”. Prestipino ha spiegato che dalle ultime indagini è emerso che i mafiosi oggi dicono che “non possono più usare i canali svizzeri, perché gli svizzeri da un po’ di tempo dicono tutto ai magistrati, e quindi sfruttano altri canali arrivando fino negli Usa”. E la Boccassini è poi tornata sull’importanza della “periferia” per le cosche. “Le zone periferiche sono più importanti per la ‘ndrangheta – ha concluso – anche per l’infiltrazione nell’Expo è più importante l’indotto, in relazione ad esempio ad infrastrutture nei comuni dell’hinterland”.

L’INTERCETTAZIONE

“Eh, prenditi sta presidenza di commissione”, dice il sindaco Alemanno a Morelli, dopo avergli spiegato di aver parlato “con Scopelliti (Governatore della Calabria, ndr)”. L’8 giugno 2010, scrive il gip, Morelli viene nominato “presidente della Commissione Bilancio” dell’amministrazione calabrese.

Questo è uno stralcio di quanto compare nell’ordinanza del gip Giuseppe Gennari, nella quale sono state trascritte alcune telefonate intercettate tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il consigliere regionale calabrese Francesco Morelli, uno dei dieci arrestati stamani, con cui si chiude la serata, in attesa della conferenza stampa di domani.

Lo tsunami che si è abbattuto stamattina sulla Calabria ha un fulcro, contenuto proprio in questa parte di ordinanza.
Il gip, ricostruendo gli stretti rapporti tra Morelli e il magistrato calabrese Giuseppe Vincenzo Giglio, affronta anche, in una quindicina di pagine, la ‘cronistoria’ delle “aspettative di governo” del consigliere regionale, aspettative che si ‘scontrano’ però con le ‘voci’ che circolano di indagini sul suo conto.
Nell’aprile 2010, infatti, Morelli viene eletto nel consiglio calabrese e, scrive il gip, “i numeri ottenuti in cabina elettorale giustificavano, per l’abile Morelli, aspettative di governo (…) alla guida dell’assessorato regionale per l’Agricoltura e Forestazione”. Ma, prosegue il gip, “che le cose non vadano come Morelli si aspettava già viene fuori da una conversazione con Alemanno del 13 aprile” 2010. Alemanno: “Senti, mi dice La Russa che … eh … nella lista mandata a Scopelliti per gli assessori in Calabria il tuo nome non ci sarebbe, ti risulta?”. Morelli: “Eh! Mi risulta sì!”. Il gip spiega che “il grimaldello per fare fuori Morelli sarà proprio quello di temuti guai giudiziari. E il giudice Giglio – chiarisce il giudice – è colui che si adopera per disinnescare l’inghippo”. Il 18 aprile 2010, “Morelli – ricostruisce il gip – esce da casa del giudice, e telefona subito a Francesco Bevilacqua (senatore, ndr) che gli riferisce di aver parlato con Alemanno che, a sua volta, è stato al telefono per due giorni con Scopelliti e con La Russa per risolvere la situazione”. Giglio, in quei giorni, come scrive il gip, invia “un fax al politico cosentino (Morelli, ndr) dal quale risulta che a carico di quest’ultimo non vi sarebbero indagini in corso”. Il 6 maggio 2010, poi, in una telefonata intercettata, Alemanno dice a Morelli: “Senti io ieri sera finalmente sono riuscito a parlare con Scopelliti a quattr’occhi”. E più avanti gli spiega ancora: “Tu potresti subentrare da assessore se nel frattempo tutte quelle vicende sono state chiarite, e nel frattempo faresti il presidente della commissione bilancio”. E Morelli: “Va bene”. L’8 giugno Morelli viene nominato e, conclude il gip, “il giudice Giglio si compiace per ciò, inviando un messaggio all’amico politico: “Bene. Questa è fatta”.

Segue la cronaca della giornata di ieri, a partire dalla mattinata.

DIECI ARRESTI ECCELLENTI TRA I QUALI IL MAGISTRATO REGGINO VINCENZO GIGLIO E IL CONSIGLIERE REGIONALE FRANCO MORELLI: ACCUSE DI CORRUZIONE PER LA NOMINA DELLA MOGLIE DEL GIUDICE A COMMISSARIO DELL’ASP DI VIBO. I PARTICOLARI DELL’INCHIESTA TRA CORRUZIONE, VIAGGI E ESCORT. L’operazione coordinata da Ilda Boccassini in sinergia con la procura di Reggio scoperchia la pentola che teneva insieme criminalità organizzata, politici, giudici, avvocati e marescialli della Finanza

‘Ndrangheta, da Milano uno tsunami sulla Calabria: eseguiti dieci provvedimenti cautelari tra i quali l’arresto di un giudice del Tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Giglio, nell’ambito di un filone dell’inchiesta della Dda milanese nato dall’operazione ‘Infinito’. I provvedimenti sono stati firmati dal gip Giuseppe Gennari e riguardano anche il consigliere della Regione Calabria Franco Morelli e un noto avvocato di origini calabresi.
Il giudice Vincenzo Giuseppe Giglio, arrestato nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Milano, è presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria. L’accusa è corruzione, favoreggiamento, rivelazione del segreto d’ufficio con l’aggravante di aver agevolato le attività della ‘ndrangheta.
Francesco Morelli (Pdl), consigliere regionale della Calabria, rappresenterebbe l’anello di collegamento tra i clan e gli ambienti politici nazionali.

Ilda Boccassini

L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini e dai Pm Paolo Storari e Alessandra Dolci. Riguarda in particolare la prosecuzione dell’indagine sul clan Valle-Lampada (e non l’operazione ‘Infinito’).

I PERSONAGGI COINVOLTI, ARRESTI E PERQUISIZIONI

Nell’inchiesta della Dda di Milano,  è stato arrestato anche il maresciallo capo della Guardia di Finanza, Luigi Mongelli, per corruzione, e sono in corso perquisizioni che riguardano anche Giancarlo Giusti, giudice in servizio presso il Tribunale di Palmi.

Un avvocato di Palmi, Vincenzo Minasi, è stato fermato su disposizione della Dda di Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta collegata a quella di Milano contro la ‘ndrangheta. Minasi è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni.

Tra le persone arrestate, dunque, l’avvocato Vincenzo Minasi, penalista, difensore di Maria Valle, la figlia del capo clan, e Vincenzo Giglio, medico a Reggio Calabria e cugino del giudice arrestato.
Sono stati fermati inoltre anche tre presunti affiliati alla ‘ndrangheta, Gesuele Misale, Alfonso Rinaldi e Domenico Nasso. Misale è accusato di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, Nasso di associazione mafiosa e Rinaldi di intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose.
I fermi sono stati eseguiti dalle Squadre mobili di Reggio Calabria e di Milano.

Su disposizione della Dda di Reggio Calabria sono stati perquisiti, inoltre, gli studi degli avvocati Francesco Cardone, del Foro di Palmi, e Giovanni Marafioti, del Foro di Vibo Valentia, indagati nella stessa inchiesta. La dda di Reggio Calabria ha confermato che il provvedimento di custodia cautelare è del Gip di Milano, su richiesta della Dda del capoluogo lombardo, mentre la Dda di Reggio Calabria ha emesso il provvedimento di fermo eseguito stsmattina.

I DIECI ARRESTI: IL COMUNICATO UFFICIALE

In una nota firmata dal procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, si legge che sono dieci le persone arrestate nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Alessandra Dolci. Oggi, si legge nel comunicato, la Dda “nel quadro di una indagine svolta in coordinamento con la Dda della Procura di Reggio Calabria, ha dato esecuzione all’ordinanza emessa dal gip di Milano il 10 novembre scorso”.

Il magistrato Vincenzo Giglio

In particolare, sono finiti in carcere Raffaele Ferminio per associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, un medico di Reggio Calabria, Vincenzo Giglio, per concorso esterno in associazione mafiosa, Giuseppe Vincenzo Giglio, presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria per corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale aggravato dalla finalità di favorire l’associazione mafiosa, Francesco Lampada per corruzione e intestazione fittizia di beni, già detenuto per associazione mafiosa, concorso in usura e intestazione fittizia di beni.
In carcere poi anche Giulio Giuseppe Lampada, per associazione mafiosa, corruzione, concorso in rivelazione di segreti d’ufficio, intestazione fittizia di beni, Vincenzo Minasi, avvocato del foro di Palmi e con studi a Milano e Como, per concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione di segreti d’ufficio, intestazione fittizia di beni, reati aggravati dalla finalità di favorire l’associazione mafiosa.
L’ordinanza in carcere firmata dal gip Giuseppe Gennari riguarda anche Luigi Mongelli, maresciallo capo della Guardia di Finanza, arrestato per corruzione, Giuseppe Morelli, consigliere regionale calabrese, per concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione di segreti d’ufficio e corruzione e Leonardo Valle per associazione mafiosa, corruzione e intestazione fittizia di beni. Ai domiciliari, invece, è finita Maria Valle, moglie di Francesco Lampada, arrestata per corruzione. Sono in corso anche numerose perquisizioni della squadra mobile di Milano e di Reggio Calabria tra il capoluogo calabrese e quello lombardo. Tra i destinatari delle perquisizioni anche Giancarlo Giusti, giudice del Tribunale di Palmi, che è indagato per corruzione in atti giudiziari.

SCOPELLITI SU ARRESTO MORELLI: FATECI LEGGERE LE CARTE

”Fateci leggere le carte. Dateci la possibilità di leggere qualcosa. Ancora non abbiamo nessuna notizia”. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria in merito all’arresto del consigliere regionale Franco Morelli, del Pdl, nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Milano. Questa mattina Scopelliti è a Lamezia Terme, per una conferenza stampa sul patto di stabilità regionale.

L’operazione della Dda di Milano ed il provvedimento di fermo della Dda di Reggio Calabria saranno al centro domani di una conferenza stampa che si terrà nel capoluogo lombardo, con Ilda Boccassini e Giuseppe Pignatone. Lo si apprende stamattina a Reggio Calabria. Intanto si viene a sapere che l’accusa di corruzione contestata al consigliere regionale della Calabria Franco Morelli è da mettere in relazione alla nomina della moglie del giudice Vincenzo Antonio Giglio, Alessandra Sarlo, a commissaria dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia: è quanto si afferma nella contestazione contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di Morelli dal gip di Milano su richiesta della Dda.

CHI È FRANCO MORELLI

Franco Morelli, il consigliere regionale della Calabria arrestato stamani nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Milano, è il presidente della Commissione consiliare Bilancio, programmazione economica ed attività produttive.
Nato a San Benedetto Ullano (Cosenza) nel 1958, sposato con due figli, è stato capo di gabinetto nella giunta regionale di centrodestra guidata da Giuseppe Chiaravalloti, dal 2000 al 2005.Ha partecipato attivamente alla costituzione e promozione di “Area”, la rivista della Destra sociale ed attualmente, come scrive sulla biografia nel suo sito internet, è tra i più impegnati promotori per la costituzione dei “Circoli della Nuova Italia” ispirati e promossi dal sindaco di Roma Gianni Alemanno. Alle ultime elezioni regionali dello scorso anno è stato eletto, nella lista del Pdl con 13.671 preferenze nella circoscrizione di Cosenza.
Nella passata legislatura è stato presidente della Commissione speciale di vigilanza, vicepresidente della commissione Affari istituzionali e affari generali e componente degli Istituti regionali ricerca e aggiornamenti educativi presso il Ministero della Pubblica istruzione.
Agli inizi degli anni Novanta, da direttore generale di Europa occupazione – Impresa e solidarietà della Fondazione Cassa Risparmio di Roma ha contribuito all’elaborazione del primo Accordo di programma quadro in Italia del settore con i Ministeri del Tesoro e dell’Industria.

POLIZIA IN SEDE CONSIGLIO REGIONE CALABRIA

Agenti della polizia di Stato si sono presentati stamani a Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria.
Gli agenti hanno effettuato una perquisizione negli uffici del consigliere Franco Morelli, arrestato la scorsa notte su richiesta della Dda di Milano, che e’ presidente della Commissione consiliare, Bilancio e programmazione economica.

PERQUISITI SEDI SOCIETA’ MORELLI E CASA MOGLIE

A Morelli vengono anche contestati il concorso esterno in associazione mafiosa e la rivelazione di atti giudiziari coperti da segreto.
Stamattina, su disposizione della Dda di Milano, sono stati perquisiti, oltre all’ufficio di Morelli al Consiglio regionale della Calabria, una casa a Roma di proprietà della moglie del consigliere regionale e le sedi di alcune società di vari settori in cui il consigliere regionale avrebbe una partecipazione. Società di cui sarebbero partecipi alcuni affiliati alla ‘ndrangheta.
Morelli, stamattina, e’ stato portato a Reggio Calabria per alcuni adempimenti legati al suo arresto ed è stato successivamente trasferito nel carcere di Opera a Milano. Nei prossimi giorni, in presenza del suo difensore di fiducia, l’avvocato Franco Sammarco, sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia da parte del gip di Milano.

INDAGINI,GIP PALMI CORROTTO CON VIAGGI ED ESCORT

Il gip di Palmi, Giancarlo Giusti, indagato per corruzione in atti giudiziari nell’inchiesta della Dda di Milano, sarebbe stato corrotto, da quanto si è saputo, con alcuni viaggi nel nord Italia e con alcune escort da Giulio Giuseppe Lampada, che è finito in carcere per associazione mafiosa ed altri reati sempre nell’ambito dell’operazione di oggi.
Da quanto si e’ appreso, sarebbe stato il presunto affiliato alla ‘ndrangheta Giulio Giuseppe Lampada a pagare una ventina di viaggi al giudice nel nord Italia, il quale poi avrebbe intrattenuto anche rapporti con alcune escort, in un hotel milanese in zona San Siro. Per quanto riguarda invece la posizione di Giuseppe Vincenzo Giglio, il magistrato della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, finito in carcere in base all’ordinanza del gip di Milano Giuseppe Gennari, il prezzo della corruzione nei suoi confronti sarebbe stato quello di favorire, tra le altre cose, la carriera della moglie. Da quanto si è saputo, infatti, la moglie del magistrato è stata dirigente provinciale ed è poi diventata commissario straordinario della Asl di Vibo Valentia. Dalle indagini è emerso anche che il medico Vincenzo Giglio, cugino del magistrato di Reggio Calabria, avrebbe appoggiato la campagna elettorale di Leonardo Valle, arrestato oggi per associazione mafiosa, che si era candidato in un comune dell’hinterland milanese, senza poi essere eletto. L’avvocato del foro di Palmi Vincenzo Minasi, anche lui arrestato, avrebbe raccolto una serie di notizie riservate su alcune indagini che riguardavano il clan Valle. Sempre stando a quanto si è saputo, il consigliere regionale calabrese del Pdl Giuseppe Morelli, finito in carcere, avrebbe anche lui acquisito notizie riservate rivolgendosi al magistrato Giglio, il quale gli avrebbe mandato anche un fax per tranquillizzarlo sul fatto che non ci fossero indagini penali a suo carico. La Dda di Milano e il gip milanese hanno individuato la competenza territoriale della magistratura milanese per queste indagini perché il reato al centro dell’inchiesta è quello di associazione mafiosa che riguarda il clan Valle, reato che attira anche gli altri reati ‘satellite’.

GIUDICE A BOSS: DOVEVO FARE IL MAFIOSO

”Non hai capito chi sono io … sono una tomba, peggio di … ma io dovevo fare il mafioso, non il giudice”. Così il gip di Palmi, Giancarlo Giusti, indagato per corruzione in atti giudiziari nell’inchiesta della Dda di Milano sulla cosca della ‘ndrangheta dei Valle-Lampada, si esprime parlando al telefono con Giulio Lampada (arrestato). Lo si evince da un’intercettazione contenuta nell’ordinanza firmata dal gip di Milano Giuseppe Gennari.

Le intercettazioni e la ricostruzione della telefonata

GIUDICE GIGLIO PRESIEDE ANCHE CORTE ASSISE

Il giudice Vincenzo Giuseppe Giglio, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulla ‘ndrangheta della Dda di Milano, ha 51 anni ed e’ in magistratura da 25 anni.
A Reggio Calabria, oltre alla sezione misure di prevenzione del Tribunale, presiede anche la prima sezione della Corte d’assise.
Giglio è anche docente di Diritto penale alla Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università statale Mediterranea di Reggio Calabria. E’ iscritto alla componente di Magistratura democratica.
Giglio, nella qualità di presidente della sezione misure di prevenzione, ha emesso numerosi provvedimenti di sequestro nei confronti di affiliati alle cosche della ‘ndrangheta tra cui quelli per 330 milioni di euro al re dei videopoker Gioacchino Campolo e di 190 milioni di euro alla cosca Pesce, tra cui due squadre di calcio.
In passato Giglio ha avuto una polemica col Procuratore della Repubblica aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, contestando la sua tesi secondo la quale su Reggio ”pende la condanna di dovere essere perennemente circondati e ammorbati dalla ‘ndrangheta”. Secondo Giglio, invece, “non è questa l’aria che si respira a Reggio Calabria. Preferisco Gratteri come inquirente – aveva detto ancora Giglio – che come opinionista e sociologo”.

LA MOGLIE ALESSANDRA SARLO È DIRIGENTE DELLA REGIONE

Alessandra Sarlo, la moglie del giudice Vincenzo Giglio, arrestato nell’operazione contro la ‘ndrangheta della Dda di Milano, è attualmente dirigente generale del settore Controllo strategico della Regione Calabria, assunta dopo essere stata commissaria dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia.
Sarlo fu nominata dalla Giunta regionale commissaria a Vibo Valentia nel luglio del 2010 ed è rimasta in carica fino al gennaio del 2011, quando l’Azienda sanitaria provinciale fu sciolta per infiltrazioni mafiose dal Consiglio dei Ministri su proposta dell’allora titolare del Viminale, Roberto Maroni. Lo scioglimento fu disposto sulla base dei risultati cui era giunta la Commissione d’accesso nominata nell’ottobre del 2010 che accertò, tra l’altro, la “presenza di esponenti della criminalità organizzata tra il personale dipendente di ditte aggiudicatrici di appalti”. La commissione rilevò anche la “condotta di dirigenti che hanno favorito l’aggiudicazione di taluni appalti a ditte riconducibili direttamente o indirettamente ad esponenti di spicco della criminalità organizzata locale”.
Situazioni che, secondo la commissione, si sarebbero protratte anche nel periodo in cui l’Azienda sanitaria è stata gestita da Alessandra Sarlo.

‘NDRANGHETA: GIUDICE COINVOLTI FIRMARONO APPELLO LIBERA

Contro la vendita dei beni dei boss i due magistrati coinvolti nell’inchiesta di Milano sulla ‘ndrangheta.
Il giudice Giancarlo Giusti, destinatario di un decreto di perquisizione emesso dalla Dda di Milano, è in servizio al Tribunale di Palmi dove si è occupato sia di civile che di penale.
Dal 20 settembre scorso è stato applicato alla sezione penale dal presidente del Tribunale Mariagrazia Arena.
Nel novembre del 2009, insieme ad un’altra quarantina di magistrati e giudici, tra i quali Vincenzo Giglio, il presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, risulta tra i firmatari di un appello lanciato da Libera contro l’ipotesi, all’epoca in discussione in Parlamento, che i beni confiscati potessero essere messi in vendita.

QUINDICI MESI FA OPERAZIONE CONGIUNTA REGGIO-MILANO

L’operazione odierna è un seguito delle indagini congiunte della Dda di Reggio Calabria e di Milano ma tecnicamente non può definirsi un seguito delle maxioperazioni del luglio 2010 che portarono in carcere centinaia di persone tra Calabria e Lombardia, delineando il quadro delle alleanze e del comando a Milano e a Reggio.
Quelle due operazioni – denominate Crimine ed Infinito – scaturite da due diverse ordinanze di custodia cautelare hanno già portato a dibattimenti (a Milano si è concluso con pesantissime condanne una settimana fa), rinvii a giudizio, patteggiamenti, e suggellò il rapporto di collaborazione tra i due uffici giudiziari, impegnati in prima linea nel delineare l’allargamento delle cosche mafiose calabresi fuori regione e soprattutto in Lombardia. L’operazione odierna è il seguito di quelle indagini congiunte.

CHI SONO I VALLE: TRA USURA E AGGANCI POLITICI

Dall’usura ai videopoker, fino agli agganci con il mondo della politica. Sono gli ‘interessi’ della cosca della ‘ndrangheta dei Valle, strettamente legata a quella dei Lampada, e con base tra Milano e Pavia, documentati nelle ultime indagini della Dda di Milano che nei mesi scorsi hanno portato prima in carcere e poi a processo il ‘patriarca’ del clan Francesco Valle, 73 anni, e alla condanna, tra gli altri, del figlio del boss, Carmine Valle.
L’operazione contro i presunti affiliati alla cosca dei Valle, scattata il primo luglio del 2010, era stata una sorta di ‘assaggio’ del maxi-blitz coordinato dalla Dda milanese, guidata dall’aggiunto Ilda Boccassini, che alcuni giorni dopo, il 13 luglio, aveva fatto ‘piazza pulita’ delle infiltrazioni della mafia calbrese in Lombardia. Oltre 170 arresti che, il 19 novembre scorso, si sono ‘trasformati’ in 110 condanne fino a 16 anni di reclusione, una sentenza storica che ha riconosciuto l’esistenza di una ‘cupola’ della ‘ndrangheta al nord. Il processo a Francesco Valle, e ad altri due dei suoi figli, Fortunato e Angela, è ancora in corso a Milano e dovrebbe concludersi il prossimo anno, mentre lo scorso settembre si è concluso in abbreviato con condanne fino a 10 anni e mezzo di carcere il giudizio in abbreviato per Carmine Valle e altri quattro. Nell’ambito del blitz del luglio 2010 contro la cosca, su ordinanza sempre firmata dal gip Giuseppe Gennari – giudice anche nell’inchiesta che oggi ha portato a 10 arresti – era stato arrestato anche Francesco Lampada, raggiunto stamani da una nuova misura cautelare. Dalle indagini però era emerso anche il ruolo di Giulio Giuseppe Lampada, fratello di Francesco e finito oggi in carcere, ritenuto dagli inquirenti una sorta di ‘braccio politico-imprenditoriale’ dei Valle, attivo nel settore delle slot-machine e dei videopoker sparsi per numerosi bar di Milano. Il legame tra i Valle e i Lampada sta anche nel fatto che Maria Valle (da oggi ai domiciliari), la giovane figlia del ‘patriarca’ Francesco, è sposata con Francesco Lampada. Il presunto e anziano capo-clan, che aveva messo in piedi negli anni un giro di racket ed usura che ‘strozzava’ decine di piccoli imprenditori lombardi (dai quali non è mai arrivata alcuna denuncia), viveva in una specie di ‘quartier generale’: un ristorante-masseria nella zona sud-ovest di Milano, al confine con Pavia. Con tanto di telecamere e impianti d’allarme per garantire la sua sicurezza. Dalle indagini era emerso che il clan avrebbe anche ottenuto le licenze per aprire “un ‘mini casino’”, una discoteca e anche attività di ristorazione” nel comune di Pero (Milano) nell’ambito di un progetto di riqualificazione di quelle aree “in virtù del prossimo Expo”, grazie “all’interessamento” dell’assessore comunale di Pero, Davide Valia. “‘Ma chi e’ quello che ti spiana la strada, il tuo padrino politico? Chi è il politico?”: così poi Fortunato Valle si era rivolto all’epoca, intercettato al telefono, ad un altro degli arrestati, Riccardo Cusenza, imprenditore che stava cercando di essere eletto nel 2009 alle elezioni amministrative del Comune di Cormano, nel capoluogo lombardo.

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5 risposte a ’NDRANGHETA, DA MILANO UNO TSUNAMI GIUDIZIARIO SI ABBATTE SULLA CALABRIA

  1. Franco Magnone scrive:

    Franco Morelli è una vittima politica,in Italia non esiste giustizia vera è tutta una truffa ai danni di chi aiuta i più deboli,Franco è un Grande-

  2. Pingback: Anonimo

  3. doriana scrive:

    ma F. Morelli non è legatissimo all’Opus Dei ?