Imprenditore, ma anche “talpa” per conto delle cosche. Questa sarebbe la figura di Domenico Gattuso, di 36 anni, arrestato stamani nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Milano sulla cosca Lampada. Era il “mister x” che forniva agli affiliati notizie sulle indagini nei loro confronti perché “poteva guardare il computer dei carabinieri ma non poteva guardare il computer dello Sco e della polizia e quindi non poteva sapere chi c’era dietro all’indagine”. Ma non era il solo. Anche dai servizi segreti giungevano notizie riservate che venivano girate alla cosca.
A riferire queste circostanze, finite nella nuova ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Milano, è stato l’avv.
Vincenzo Minasi, arrestato il primo dicembre dello scorso anno nella prima fase dell’inchiesta, nell’interrogatorio davanti ai pm lombardi.
In uno di questi interrogatori, Minasi riferisce che Franco Morelli, l’ex consigliere regionale della Calabria arrestato a dicembre nella prima tranche dell’inchiesta, “mi disse che aveva delle buone entrature nei servizi segreti e mi fece il nome di Nicola Pollari”, l’ex capo del Sismi. E sempre Morelli, dice Minasi, “portò notizie da Roma. Nel senso che lui disse ‘Sono stato a Roma dai miei amici, i quali mi hanno confermato che c’é l’indagine su Milanò “.
Parlando di Gattuso, e della fuga di notizie sull’inchiesta Meta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, Minasi afferma: “Poi seppi, perché mi venne detto dal Giulio Lampada e da Gattuso che la forza investigativa era nata dai Carabinieri di Reggio Calabria e addirittura la persona che poteva fornire queste notizie era la stessa che sapeva perfettamente chi era Giulio Lampada. Questo particolare lo seppi quando conobbi poi Gattuso, nel marzo del 2010″.
Minasi ha spiegato anche che Gattuso, socio dei Lampada in varie attività, a sua volta, assumeva le informazioni da un colonnello del Ros amico del padre. “Il fatto che l’informatore che qui si ritiene essere Gattuso apprendesse notizie da quella fonte privilegiata – scrive il gip – è sicuro ed emerge da fonti del tutto genuine quali la conversazione ambientale del 17 marzo all’interno dello studio Minasi”. Nell’intercettazione tra Minasi, Francesco Lampada e Leonardo Valle Minasi, riferendo ciò che gli è stato detto da Giulio Lampada, dice agli altri che un giovane ha fornito alcune notizie sull’inchiesta e aggiunge, con una frase incompleta: “il papà con il colonnello del Ros”. “Allora – chiede Francesco – il papà è in amicizia con un colonnello del Ros?”. “E’ socio”, risponde Minasi che poi alla successiva domanda “chi è questo colonnello del Ros”, risponde: “e che ne so?”.
Minasi ha anche riferito che Gattuso, nel suo studio, verso aprile-maggio 2011 gli disse: “Gli atti non sono più a Reggio, adesso se la vede solo Milano”. Nella stessa occasione Gattuso disse a Minasi, secondo la testimonianza: “Fin quando gli atti erano a Reggio Calabria il mio amico poteva controllare, però non poteva controllare la Polizia, adesso gli atti non ci sono più a Reggio e non può controllare”.
“La notizia che fornisce Gattuso – scrive il gip – è tremendamente esatta e presuppone una conoscenza “interna” delle sorti del fascicolo, anche dopo la chiusura della indagine”. La terza parte dell’informativa Meta (dove si parla dei rapporti tra i Lampada, Valle e i Condello), ricorda il gip, “viene trasmessa per competenza alla Dda di Milano in data 5 maggio 2011″.
News 24
’NDRANGHETA/ BLITZ CONTRO I VALLE-LAMPADA: IMPRENDITORE REGGINO GATTUSO GUARDAVA NEL COMPUTER DEI CARABINIERI
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