Cronaca

’NDRANGHETA/ Da Milano nuovo blitz contro i Valle-Lampada: nei guai imprenditore reggino e tre finanzieri. Tra le carte il nome di Pollari

Un conto stimato in difetto pari a settecentoventi mila euro. Questo ”il prezzo” della corruzione di tre finanzieri che “con i Lampada, avevano trovato la loro gallina dalle uova d’oro” in cambio di ‘soffiate’ sui controlli nei bar dove erano installate le slot machine e oggi nella nuova tranche dell’inchiesta sul clan (che segue le ordinanze nei confronti di alcuni esponenti della famiglia Valle-Lampada del luglio 2010 e novembre 2011) sono finiti in manette su disposizione del gip di Milano Giuseppe Gennari.
Con loro è stato arrestato anche Domenico Gattuso, per apporto esterno in associazione mafiosa, colui che, stando alle indagini, oltre a fornire notizie riservate, sarebbe entrato “progressivamente in affari con i Lampada”. Disposti invece gli arresti domiciliari per il direttore del Gran hotel Brun, utilizzato dai Lampada come “vera e propria base per tutti i numerosissimi ospiti”. Lui, ‘fraintendendo le regole’ quando la squadra mobile si presentò per un controllo nell’ambito dell’inchiesta, avrebbe avvertito “le persone controllate dell’accaduto”. Anche in seguito a questo “spunto”, il gruppo Valle – Lampada inizierà a rafforzare “una intensissima attività di ricerca di informazioni con modalità illegali”. Notizie che in alcuni casi si rivelano “tremendamente esatte” e recenti come emerge dalle indagini. Gattuso sarebbe entrato in pieno in quel turbinio di incontri, telefonate, contatti, richieste, riunioni che caratterizzano la stagione della affannosa ricerca di notizie da parte dei Lampada. Tra le carte ‘spunta’ anche il nome dell’ex dirigente del Sismi Nicolò Pollari, non indagato. A citare i servizi segreti e fare il collegamento con Pollari è l’avvocato Vincenzo Minasi (arrestato lo scorso novembre) in un interrogatorio del 20 dicembre scorso. Al legale, Morelli (ex consigliere regionale della Calabria arrestato nel novembre scorso) avrebbe detto di avere delle “buone entrature” nei servizi segreti e gli avrebbe fatto il nome di Nicola Pollari. “Naturalmente il riferimento ad ambienti dei servizi (…) è preoccupante”. Scrive il gip che sottolinea che Minasi “parla di circostanze apprese da terzi”. Informazioni e contatti sono il fine dei Lampada che, per avere “controllori personali” avrebbero pagato da 40 a 60 mila euro al mese i tre finanzieri. Dal 2008, la pattuglia formata da loro tre, si legge, avrebbe svolto per il gruppo di Milano quasi esclusivamente l’attività istituzionale di servizio per il controllo nel settore Monopolio.
“Insomma, i tre indagati sono sostanzialmente i ‘padroni’ esclusivi dell’attività di controllo milanese nel settore dei Monopoli di Stato”, scrive il gip, secondo il quale questa situazione determina “una inconcepibile concentrazione di poteri” e costituisce “una miscela esplosiva per indurre comportamenti corruttivi”.

FINANZIERI PAGATI 40.000 EURO AL MESE
Settecentoventimila euro in un anno e mezzo. E’ quanto avrebbero percepito i tre finanzieri finiti oggi agli arresti nella nuova tranche dell’inchiesta milanese sul clan della ‘ndrangheta dei Lampada-Valle dagli uomini della cosca per chiudere un occhio nei controlli. I tre, tutti in servizio al Gruppo di Milano – Guardia di Finanza e in carico al 2° Nucleo Operativo, che opera nel settore del monopolio statale, sono Michele Di Dio di 34 anni, Michele Noto di 39, e Luciano Russo di 36 anni. I pubblici ufficiali, accusati di corruzione, sono stati arrestati grazie anche alla collaborazione del nucleo di polizia tributaria di Milano con gli inquirenti. Secondo quanto ricostruito, i tre ”ricevevano la promessa e poi si facevano consegnare” si legge nell’ordinanza del gip di Milano Giuseppe Gennari “somme di denaro oscillanti da un minimo di 40mila a un massimo di 60mila euro mensili per un totale non inferiore a 720mila euro nell’arco di un anno e mezzo dal 2008 al dicembre 2009″. Insieme con i tre finanzieri “a libro paga” è finito in manette Domenico Gattuso, 35 anni, mentre è agli arresti domiciliari Vincenzo Moretti, ex direttore del Gran hotel Brun, che in seguito agli accertamenti svolti dal personale della Squadra Mobile di Milano sui soggiorni di alcuni soggetti vicini al clan, avrebbe avvertito i Lampada.

Ilda Boccassini

Ai tre militari, da quanto si e’ saputo, sono stati sequestrati beni per un totale di circa 720mila euro. I tre finanzieri, accusati di corruzione, erano colleghi di Luigi Mongelli, maresciallo della Guardia di Finanza arrestato il 30 novembre scorso nella prima tranche dell’operazione.
I tre finanzieri arrestati, secondo l’accusa, si sarebbero fatti corrompere per chiudere un occhio durante controlli sull’attività del gioco d’azzardo, business fondamentale per la cosca dei Valle-Lampada. Al centro ci sarebbe stato Giulio Lampada, assieme al fratello Francesco, entrambi gestori di bar e locali a Milano e arrestati lo scorso novembre.

ARRESTATO DIRETTORE HOTEL DI LUSSO
Tra le cinque persone destinatarie di un’ordinanza firmata dal gip di Milano Giuseppe Gennari, nell’ambito dell’inchiesta sul clan dei Valle-Lampada, c’é anche il direttore del lussuoso hotel ‘Brun, accusato di favoreggiamento personale. Nell’ ambito delle indagini che nei mesi scorsi avevano già portato in carcere un avvocato, un politico e un magistrato calabrese, era emerso che il gip del Tribunale di Palmi Giancarlo Giusti, solo indagato, si faceva pagare viaggi ed escort dagli uomini del clan Lampada.
Oltre ai tre finanzieri, accusati di corruzione, al direttore dell’albergo, accusato di favoreggiamento personale, è finito in carcere con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa anche Domenico Gattuso, ritenuto dagli inquirenti uno dei soci ‘chiave’ del clan dei Lampada. Gattuso è stato arrestato a Reggio Calabria e sarà portato in carcere a Milano.
L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe aperto numerose società per conto dei Lampada, avrebbe gestito contatti istituzionali e avrebbe avuto un ruolo nella fuga di notizie riguardo a un’indagine della magistratura calabrese, la cosiddetta operazione ‘Meta’.

LA PRECEDENTE INDAGINE
Le precedenti indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Alessandra Dolci, avevano al centro il clan Valle-Lampada, gia’ decimato nel luglio del 2010. Erano stati arrestati Giulio Lampada, ritenuto “il regista di tutte le operazioni” e il fratello Francesco, gestori di bar e locali, e veri e propri imprenditori nel settore dei giochi di azzardo, la moglie di quest’ultimo, Maria Valle (ai domiciliari), suo fratello Leonardo, il presidente delle misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, Vincenzo Giuseppe Giglio, il cugino medico Vincenzo, il consigliere regionale della Calabria Francesco Morelli (Pdl), l’avvocato Vincenzo Minasi, il maresciallo della Guardia di Finanza Luigi Mongelli e un ‘fedelissimo’, Raffaele Fermino.
Nell’ordinanza si facevano poi i nomi di due funzionari che “hanno mostrato di intrattenere relazioni di speciale privilegio e compiacenza con i Lampada”: il direttore di un’agenzia Unicredit di Milano e quello di un’agenzia di Paullo del Credito Bergamasco.

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