DOCTA IGNORANTIA

Passeggiando tra i non detti di una città metropolitana

Dal 6 luglio Reggio Calabria è la quindicesima città metropolitana istituita per decreto. In attesa di istituzionalizzare il passaggio, abolendo la Provincia e facendola assorbire dal Comune, è partita la comunicazione dei ringraziamenti
Approfondimenti
DL 95, 6 luglio 2012 DL 95, 6 luglio 2012
città metropolitana città metropolitana
area metropolitana area metropolitana

È necessaria una premessa, prima di addentrarmi nel tema. Non sono un giurista, non sono uno storico, non sono un economista. E non sono neppure un sociologo. Dunque molti dei ragionamenti che proverò a fare insieme a voi – che partono dal mio umilissimo matrimonio con l’insegnamento socratico so di non sapere – potrebbero contenere in sé sfumature in grado di irritare qualcuno. Lo metto in conto da subito: da studioso dell’uomo, antropologo dei giorni nostri, conosco l’impossibilità di condividere con la totalità letture scomode della realtà.

Tralascio i dettagli sull’antefatto: per arrivare ad ammirare la Sicilia dalla neo città metropolitana reggina ho optato per l’avventura delle avventure, il treno. Convinto che fosse comunque meno avventuroso dell’infilarmi in mezzo alla polvere e ai cantieri di una A3 che ride da sola, quando qualcuno cerca di chiamarla autostrada. Chiunque abbia, per una sola volta, atteso il proprio convoglio sui binari che lacerano la punta estrema dello stivale, sa di cosa parlo. Tralascio i dettagli anche sull’arrivo: idem come sopra.

E mi catapulto sul mio primo contatto con Reggio Calabria. Forse occorrono altri dettagli sul mio vissuto: calabrese igp (di denominazione di origine controllata non se ne parla, quella spetta di diritto ai pochi eletti in grado di comunicare al popolo il calabro-pensiero), concittadino mancato di Rino Gaetano da una parte, Bernardino Telesio dall’altra, sono emigrato per studiare. Come tanti. Forse ho avuto più fortuna degli altri, perché sono riuscito a trovare un lavoro degnissimo, denso di soddisfazioni, “fuori”. Ritorno appena posso, in Calabria. Non per questioni parentali: con il tempo sono riuscito a sradicare buona parte dei miei congiunti, convincendoli a passare dalla parte del torto, a lasciare la terra di origine. Ritorno perché amo la mia terra, almeno quanto ne odio alcune storture che non sono riuscito a trovare in nessun altro luogo, nel mio lungo peregrinare per lavoro.

Ma ritorniamo al punto. Reggio Calabria non è stata una dei teatri della mia giovinezza. Ci sono capitato qualche volta da ragazzo, arrivato di notte e partito all’alba. La ricordo magica e profumata. Sensuale e ricca di promesse. Spero di ritrovarla così, come l’ho lasciata insieme alla mia spensieratezza di allora.

Piazza Garibaldi. Un nome che promette. Ma fin dal nome – carico di quei mille che non fecero mai l’unità degli italiani, più necessaria di quella dell’Italia – si capisce che è una promessa da marinaio. Piazza Garibaldi puzza. Il suo odore è un fetore che si alza dall’asfalto bollente e ti inchioda davanti al simbolo del consumismo moderno, il McDonald all’inizio di corso Garibaldi. Di fronte, inizia lo scempio. Un angolo di strade e cartacce. Manifesti a lutto – l’ultima traccia mortale del nostro esistere – e poster pubblicitari. Vengo attirato da un doppio azzurro, accanto alla scritta timida “W MSI”. Il resto lo fa il mio istinto da studioso, aiutato dall’altro simbolo del consumismo moderno, pronto a uscire dalla borsa per fare il proprio dovere. L’ipad, questa tavoletta che oggi mi fa ripercorrere i tanti ieri, a partire da quello più recente. Un venerdì 17.

Non voglio tediare oltre. E finalmente vengo al punto.

Parto dalla definizione giuridica. Per semplificare al massimo mi wikipedizzo: “una città metropolitana comprende una grande città e i comuni ad essa strettamente legati per questioni economiche, sociali e di servizio, nonché culturali e territoriali”. Il territorio così disegnato prende il nome di area metropolitana, “zona circostante un’agglomerazione (o una conurbazione) che per i vari servizi dipende dalla città centrale (metropoli) ed è caratterizzata dall’integrazione delle funzioni e dall’intensità dei rapporti che si realizzano al suo interno”. E ancora: “elementi necessari affinché esista una vera e propria area metropolitana sono, in particolare, la presenza di una rete di trasporti che colleghi tra loro i diversi ambiti urbani e la presenza di forti interazioni economico/sociali all’interno dell’area stessa”. Mi interrogo, gli occhi fissi sui reggini che ringraziano il governatore Scopelliti, cercando di non guardare quell’accento al contrario che sottolinea l’impossibilità di accostare la prima riga “Reggio oggi” alle successive due “é” – anche il correttore di Word cerca di rifiutarsi di scriverlo – “una Città Metropolitana”. Così, con le maiuscole, che fanno tanto organo istituzionale già in essere, da quando esiste il benedetto articolo 18 del DL 95, 6 luglio 2012. Per inciso. Ma cosa significa realmente il titolo “per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”? Che continueranno ad avere nulla come hanno oggi, a partire da quella rete di trasporti essenziale per poter definire metropolitana qualsivoglia area?

Mi interrogo, appunto, sul sistema dei trasporti. Rido come ride da sola l’A3. Come ridono i cessi sporchi dei treni pomposamente chiamati “Frecce”, aria condizionata da ibernazione o inesistente, a seconda di come gira quel giorno al fato. E non so quale delle due condizioni sia peggiore. Rido come ridono le immondizie sparpagliate in questo gioiello di città metropolitana. Scusate, di Città Metropolitana con le maiuscole, ci mancherebbe. Rido come rideranno, al calar del sole, quegli orribili insetti formato topo. Un amico mi dice che le chiamano cufe, qui. Per me sono solo blatte giganti, con buonapace di Gregor kafkianamente “metamorfomizzato”. Rido come ride la parodia di una città, i cui cittadini NON ringraziano per questo decreto, perché non sanno – e non vogliono sapere – che cosa cambierà nelle loro case con i rubinetti e le posate arrugginite dall’acqua salata, nei loro conti in banca in attesa di superare il precariato, nei loro bagni in acque marcescenti che però bisogna dire che sono “chiare, fresche e dolci”, sennò chi comanda si arrabbia. Rido con un sorriso forzato per tutta la durata della mia permanenza, caffè dopo caffè, chiacchiera dopo chiacchiera, da quei manifesti che sono un inno all’indecenza fino a piazza de Nava, altro inno all’indecenza, con quei lavori in corso che ancora avvolgono, con le sue nebbie, il museo.

Rido per non piangere. E poi piango. Penso a chi viene qui a raccontare il modello Reggio e se ne va prima, anticipando il rientro per la disperazione. Rivedo tutte le immagini e le parole catturate nella rete, a cercare di farmi un’idea su questa rinascita della Calabria partendo proprio da qui. Risento ogni parola di resa. Risento ogni cassandresca certezza di arresti eccellenti, perennemente smentita da Solone, che millenni fa già la sapeva lunga, sulla giustizia, la rete del ragno che cattura i moscerini e la potenza di sfondamento dei grandi insetti.

Proprio mentre la mia memoria parla greco, in un crepuscolo che mi indica la via del ritorno verso la stazione, evito per sbaglio una blatta gigante. Corre veloce. Sa da dove viene, sa dove andare. Oggi anche lei ringrazia il governatore perché Reggio è – é – una città metropolitana.

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5 risposte a Passeggiando tra i non detti di una città metropolitana

  1. giuseppe scrive:

    io credo che, comunque, sia noi reggini che ci viviamo quotidianamente, sia noi reggini che scendiamo in citta’ dal Nord solo ed unicamente nel periodo di festa, Natale, Pasqua, estate, dobbiamo avere la capacita’ reattiva di stabilire cosa e’ che non va, e allo stesso modo e con la stessa reattivita’ partecipare costruttivamente alla nostra rinascita, o quanto meno alla nostra presenza attiva in tutto quel che succede nella nostra citta’………..allo stesso modo, il reggino da tanti anni al Nord, che ritorna a reggio solo per un periodo di relax, parmigiana della mamma, mare pulito della costa, jonica o tirrenica che sia, dovrebbe finirla con il solo bacchettarci e polemizzare con la qualunque………..racconto un aneddoto, se mi e’ concesso, ieri passeggiando in via marina, non dico mai lungomare falcomata’ o arena ciccio franco, semplicemente V I A M A R I N A, alta o bassa che sia, ho visto, insieme alla mia famiglia, una macchina che lanciava dal finestrino una bottiglia di plastica vuota, presumibilmente dopo averne bevuto il contenuto..domanda: a quel signore nordista ma di reggio…..: ma lei pensa che la stessa famiglia, al nord, avrebbe buttato dal finestrino la bottiglietta vuota? IO CREDO DI NO!!!! ed allora perche’ si vuol far passare reggio per quello che non e’? io credo che noi reggini, abbiamo bisogno soltanto di credere in noi stessi, magari proiettati in una realta’ diversa da quella attuale, con l’aiuto di qualche politico, che conosce reggio meglio di noi altri, come quello che abbiamo avuto diversi anni fa, ( per chi non lo ricorda, la famosa PRIMAVERA REGGINA), certo oggi e’ piu’ facile pensare ad altro…ma credo, comunque, che reggio, cosi’ come tutte le altre citta’ del pianeta, sia costituita da persone attente a certi valori, che non sono solo la parmigiana della mamma, ma anche la costruttivita’ di un ideale che sia basato sulla concretezza e sulla realta’ del nostro essere Reggini, certo con i nostri limiti, ma anche con le nostre piccole soddisfazioni quotidiane…….. ma certo con il rispetto per tutto e per tutti……….non butteremmo mai una bottiglietta vuota dal finestrino…..

  2. nico scrive:

    Buonasera, parlo da reggino che conosce bene i (numerosi) pregi e i (troppi) difetti della sua città e non le risparmia nessuna critica, se necessaria. Ne parlo, pertanto, a ragion veduta… Ho trascorso molti anni in altre città d’Italia del Nord e del Sud… No, non sto per dirle che “ogni mondo è paese”, le frasi fatte non sono per me… I luoghi in cui sono stato li ho esaltati o, ferocemente, criticati per i motivi più diversi… Ma prima di farlo, li ho vissuti, ne ho respirato l’aria, gli odori, condiviso la quotidianità e il “sentire comune” degli abitanti. Le sue sono critiche da turista, con l’approccio da: “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”. Afferma di partire dall’insegnamento socratico “so di non sapere”. Fa bene: è ancora fermo al “non sapere” ma con l’errata, superficiale, convinzione di “aver capito” (o, almeno, di aver capito in parte). Ha solo attraversato la città “a volo d’uccello” cogliendone alcuni particolari e “perdendone” molti e più significativi… Ma, come un uccello, tanto le è bastato per lascire “peggior traccia” del suo sorvolo sul vestito di qualche malcapitato abitante o turista… Non so quale sia il suo lavoro, ma spero che lo svolga con minore, dannosa, superficialità. Senza acrimonia. Saluti.

  3. Valentina scrive:

    Non vorrei dare troppa importanza a chi, a questo punto, non ci ritiene degni della sua presenza o addirittura della sua opera in questa nostra disastrata città. Ma, vorrei fare una semplice domanda: se vive nell’ “oro” chi l’ha costretta a salire su quel treno (italiano e non strettamente reggino) e venire a trovare le nostre blatte? Continui a fregarsene come ha fatto fino ad oggi della nostra città perchè, questa città, di gente che sa solo parlare non ne ha proprio bidogno….Forse noi, veri reggini, un giorno e credo assolutamente non lontano, studiando e investendo quotidianamente nel nostro territorio, rimboccandoci le maniche, RIUSCIREMO!
    PS: se lei è così bravo ci dia almeno un piccolo ma efficace suggerimento: come possiamo debellare quegli animali di cui lei dice? Altrimenti continui pure a seguire i loro percorsi. …

  4. Vengo messo al corrente di alcuni particolari – tramite i commenti che non posso leggere di prima mano perché non so resistere dentro i sociale network, e che mi sono stati gentilmente girati – che non avevo preso in considerazioni. I topi, primi fra tutti. Mea culpa. Non se la prendano troppo, poveri topi. Non ho mai lasciato il corso Garibaldi, invero. E ho visto varia animalanza, ma non mi sembra fossero topi.
    Piuttosto, chiedo scusa a chi si è sentito offeso dalla superficialità della mia rabbia. Mi rendo conto, è facilmente interpretabile come un complotto contro Reggio, chi la governa e chi l’ha governata.
    La pancia, purtroppo per i complottisti, non prevede complotti. Si limita a dolere fino a quando non si libera. Mi sono liberato. L’ho liberata. Posso godere almeno delle attenuanti generiche per non aver sparpagliato il prodotto di tanta fatica liberatoria insieme all’immondizia seminata per strada?

  5. Laura scrive:

    Però la vegetazione del lungomare è fantastica,finchè dura e se si cura da se, ma attenzione se ti soffermi sotto la folta chioma di uno di quei mirabili esempi di fauna,magari solo per ferti una foto con un così bello sfondo… potresti sentirti cadere addosso qualche str..zetto di topo .. topo grande come un gattino.. tecnicamente aumentano le possibilità se sei nei pressi del tapis-roulant …grande albergo murino con possibilità di approvigionamento alimentare a due passi!

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