da Gabriele Limido *
A sinistra fanno scuola di moralismo ma poi restano incastrati dalle loro stesse malefatte. È il caso dell’onorevole, ormai ex Pd, Maria Grazia Laganà condannata a 2 anni per truffa all’ex asl di Locri dopo periodi in cui il parlamentare ci ha propinato concetti sulla legalità, sulla questione morale e sull’antimafia.
Lady antimafia dopo essersi autosospesa dal Pd, non solo dovrebbe dimettersi dalla carica di deputato, come ha sostenuto il nostro segretario nazionale Francesco Storace, ma dovrebbe restituire alla collettività le retribuzioni da parlamentare che immeritevolmente ha intascato in questi anni dalla Camera. Siamo alle solite, i maestri del moralismo di facciata, che sta soprattutto a sinistra, inciampano nelle loro contraddizioni. Il caso Lusi, il caso Penati, e ora il caso Laganà, sono degli esempi lampanti di questa falsa scuola di moralismo. E i vari Bersani, Renzi e Vendola restano muti su questa squallida vicenda.
La questione morale, in Calabria e in Italia, è un’emergenza nazionale ed è diventata più una forma oratoria da predicare nelle piazze mediatiche e non da seguire e applicare nella società. Una sorta di “pedigree” di garanzia, una falsa patente di legalità da sbandierare ai media, per ottenere dei privilegi dalla casta. A sinistra questa icona, questa via della legalità, che dovrebbe seriamente essere perseguita e rispettata, prende l’immagine di un professionismo di apparenza, da sponsorizzare alla società civile per poi aver un riscontro politico successivo. E i “guru” della sinistra sono dei professionisti in questo. Fanno passare i ladri in santi della politica.
Parole e concetti aleatori che, di tanto in tanto, vengono lanciati come fumo negli occhi alla pubblica opinione, costruendo il valore della questione morale più come una cortina fumogena per farsi notare, che come, invece, in una serie di comportamenti coscienziosi da portare avanti nella vita civile e politica del Paese.
* segretario regionale Calabria de La Destra












