I giudici del tribunale di Catanzaro hanno depositato le motivazioni della sentenza emessa nel luglio del 2012 nei confronti di 26 imputati coinvolti nell’inchiesta Why Not, sui presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici.
In 150 pagine i giudici hanno ricostruito minuziosamente le fasi del processo spiegando anche le ragioni per le quali si è giunti alla condanna di nove imputati ed all’assoluzione di altre nove persone. Particolare rilievo viene dato anche alla parte riguardante la prescrizione dei reati che hanno riguardato otto dei 26 imputati.
Nelle motivazioni i giudici si dilungano, in una decina di pagine, per spiegare l’assoluzione, con formula piena, dell’ex vice presidente della Giunta regionale di centrosinistra, Nicola Adamo, e dell’imprenditore Antonino Gatto per un episodio, che non è stato mai dimostrato, relativo ad un finanziamento elettorale in cambio di un provvedimento regionale in favore della grande distribuzione.
I giudici di Catanzaro, nelle motivazioni, spiegano, nel dettaglio, attraverso le risultanze del processo, le modalità dell’affidamento da parte della Regione di alcuni servizi a società private che impiegavano lavoratori interinali.
Attraverso le numerose testimonianze e gli elementi acquisiti durante il processo i giudici spiegano anche come si è giunti alle condanne nei confronti dei nove imputati che hanno riportato pene variabili dai tre anni e sei mesi agli otto mesi di reclusione.
“La lucida e puntuale motivazione della sentenza restituisce a Nicola Adamo quella ‘giustizia’ per tanto tempo attesa”. Lo affermano in una nota congiunta i difensori di Adamo, gli avvocati Fabio Viglione ed Ugo Celestino, che esprimono soddisfazione per le motivazioni della sentenza del processo Why Not riguardo “l’assoluzione con formula piena da tutte le accuse” del loro assistito.
“Una giustizia – aggiungono – basata sulla verifica più limpida e trasparente dei fatti ipotizzati. La pronuncia assolutoria è il frutto di un bilancio corretto ed esaustivo di quanto il processo ha dimostrato con riferimento al consigliere regionale Adamo. Abbiamo accompagnato il nostro assistito in un lungo percorso di sofferenza nel quale, soprattutto per l’infamante accusa di aver ricevuto denaro in cambio della propria attività politico-istituzionale, non riusciva a darsi pace. Ma anche nei momenti più difficili ha sempre creduto nel nostro lavoro e nella terzietà del giudice, difendendosi nel processo ed accettandone rispettosamente tutte le regole”.
“E’ evidente – concludono i difensori – come la ricca e pregnante motivazione della sentenza di oggi renda merito all’onestà dell’uomo ed alla correttezza del politico”.
la fine dell’udienza preliminare
Sedici persone sono state rinviate a giudizio ed altre cinque sono state prosciolte al termine dell’udienza preliminare per la vicenda Tesi, stralciata dall’inchiesta Why Not sui presunti illeciti nella gestione dei fondi pubblici in Calabria.
Il giudice per le udienze preliminari di Cosenza, Enrico Di Dedda, ha disposto il rinvio a giudizio per 16 indagati ed ha disposto l’inizio del processo per il 16 aprile prossimo. Il Gup ha anche disposto il non luogo a procedere per non aver commesso il fatto nei confronti dell’attuale assessore regionale Giuseppe Gentile, del consigliere regionale Nicola Adamo, dell’ex consigliere regionale Francesco Morelli e di Rinaldo Scopelliti e Antonio Gargano.
L’inchiesta tesi riguarda i rapporti tra la società e la Fincalabra, la finanziaria regionale della Calabria. Negli anni scorsi il filone dell’indagine era stato stralciato dall’inchiesta Why Not ed inviato al tribunale di Cosenza perché competente per territorio.
“Viva soddisfazione per il risultato raggiunto che va ad aggiungersi alle sentenze pienamente assolutorie già riportate dall’on. Adamo nella vicenda giudiziaria Why Not”. Lo affermano in una nota congiunta gli avvocati Ugo Celestino e Fabio Viglione, difensori del consigliere regionale della Calabria Nicola Adamo.
“Ancora una volta – hanno aggiunto – il processo ha dimostrato l’assoluta correttezza delle condotte di Nicola Adamo. Era così evidente la totale estraneità dell’ex assessore in ordine all’ipotesi di reato che lo stesso pubblico ministero ha correttamente richiesto la pronuncia assolutoria”.
“Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Cosenza, Enrico Di Dedda – proseguono – ha dichiarato non luogo a procedere nei confronti dell’On. Nicola Adamo per non aver commesso il fatto in relazione alla contestazione che il giudice di Catanzaro aveva trasmesso proprio a Cosenza per competenza territoriale nel processo ‘Why Not’. Si trattava del capitolo legato al rapporto tra la società Tesi e la Fincalabra, finanziaria regionale”. [20:45 09/01/13]











