Giustizia

Tizian e i videogames: gli affari dei clan non vanno raccontati. Tizian: sentire l’audio mi fa impressione

”Non avevamo bisogno delle intercettazioni uscite oggi per sapere quanto sia importante e pericoloso il lavoro di Giovanni Tizian. Quando un anno fa, all’indomani della decisione della magistratura di metterlo sotto scorta per le sue documentate inchieste sulle mafie al nord, decidemmo come Ordine e Ossigeno di organizzare a Bologna una manifestazione nazionale in sua difesa, volevamo non solo esprimergli solidarietà e vicinanza, ma soprattutto accendere i riflettori su di lui. Riflettori e visibilità che non devono mai venire meno se vogliamo veramente sostenerlo nel suo rischioso lavoro quotidiano”. Lo scrive in una nota il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, Gerardo Bombonato.
“Una sorta di ‘scorta mediatica’, di ‘cordone sanitario’ intorno a lui, che non deve limitarsi ai soli giornalisti. E’ una battaglia di civiltà che riguarda tutti – prosegue Bombonato – Nelle intercettazioni rese note oggi il boss della ‘ndrangheta, oltre alle minacce di morte (‘dev’essere messo a taceré, ‘io gli sparo in bocca’), dice una grande verità: ‘I giornali sono peggio della magistratura’. Ecco che cosa temono di più i mafiosi, mettiamoli all’angolo con un giornalismo serio e d’inchiesta. La magistratura fa il suo mestiere, ma le coscienze si risvegliano solo con una corretta, puntuale e coraggiosa informazione. Proprio quella che conduce da anni l’amico e collega Giovanni Tizian , al quale vanno tutta la nostra stima e un sincero ringraziamento da parte di tutta la categoria per ciò che sta facendo”.

Tizian: sentire quell’audio mi ha fatto impressione

“Continuerò a fare inchieste, a raccontare quel che c’é da conoscere perché i cittadini possano conoscere, formare la propria coscienza. E certi personaggi non abbiano più dignità in questo paese”. Lo dice Giovanni Tizian all’Ansa. “Sentire quell’audio – aggiunge – mi ha fatto impressione. Ne parlano così tranquillamente che sembra un piano industriale, e invece parlano di vite umane”. E si è detto contento per gli arresti: “Sono una buona notizia”.
“Si è concluso oggi – ha detto ancora il giornalista del Gruppo Espresso – un pezzo di storia iniziato con l’assegnazione della scorta”, che ovviamente rimarrà. Ha spiegato anche di non aver mai sentito, prima di oggi, l’audio della telefonata.
Tantissimi sono i messaggi che gli sono arrivati durante questa lunga giornata: “Mi fanno molto piacere”.

l’articolo che non piacque a Nicola Femia

“Modena, terra d’affari per i clan dei videogames”, così titolava la Gazzetta di Modena il 17 dicembre 2011. E’ di quel giorno l’articolo di Giovanni Tizian di cui Nicola Femia, boss della ‘ndrangheta, si lamenterà successivamente con un faccendiere piemontese, Guido Torello. “O la smette, o gli spariamo in bocca”, la risposta. Dalle carte dell’indagine ‘Medusa’ condotta dalla Dda di Bologna nel 2009, riportava il cronista, “spunta anche il nome di uno ‘ndranghetista. Gli uomini del clan lo chiamavano ‘Roccò, in realtà si chiama Nicola Femia, secondo gli investigatori sarebbe legato alle ‘ndrine della provincia di Reggio Calabria e opera nel settore delle slot. Gli uomini del clan chiedevano a lui le ricariche per il poker online e lo chiamavano preoccupati quando qualche giocatore vinceva troppo.
Ma ‘Roccò rispondeva con un laconico “e vabbé si vince e si perde non preoccupatevì”.
Ancora, raccontava il giornalista, “‘Rocco’ è citato anche in un’indagine recente della Dda di Milano. In quella vicenda il suo nome è legato a esponenti di spessore della ‘ndrangheta lombarda che con il gioco d’azzardo legale hanno accumulato milioni di euro”.

il grazie del suo direttore

“La cosa che mi viene da dire è grazie a Giovanni per il suo coraggio, per come ha fatto e per come continua a fare il suo mestiere”. Sono le parole del direttore della Gazzetta di Modena, Enrico Grazioli, che commentano il caso delle intercettazioni emerse in un’inchiesta sulla ‘ndrangheta che riguardano il ‘suò giornalista. Giovanni Tizian ha un contratto a Roma con il Gruppo Espresso, ma continua anche a lavorare per il quotidiano modenese. “Lo ringrazio per aver dato negli anni, nel silenzio e forse anche nella paura, un senso alla nostra professione, che tante volte qualcuno sminuisce. Grazie come giornalista e come cittadino”.
La sua storia “è un esempio di come ci si dovrebbe comportare”. Ora anche Gazzetta di Modena sta rilanciando su twitter l’hashtag ‘iomichiamogiovannitizian’ e darà alla vicenda, ovviamente, il più ampio spazio.

le intercettazioni di fine 2011

“O la smette o gli spariamo in bocca”. Così due degli arrestati nella maxi-operazione anti-’ndrangheta della Gdf di Bologna, parlano al telefono del giornalista della Gazzetta di Modena, Giovanni Tizian.
Nell’intercettazione di fine 2011 quello che è ritenuto il capo dell’organizzazione, Nicola Femia, si lamenta con un faccendiere, Guido Torello, di articoli pubblicati su di lui.
“In mezza pagina parla di me questo giornalista, ed è già la seconda volta in due anni. Dice… un esponente della ‘ndrangheta, poi questa cosa dei giochi..”, dice Femia a Torello nella telefonata registrata. E il faccendiere si mette subito a disposizione: “Va bene, mi dici come si chiama il giornale e il nominativo. E lo facciamo smettere immediatamente. Ci penso io, ce l’hai copia?”. E aggiunge: “Ti dirò che c’è un giornalista che rompe le balle ad una persona che mi sta aiutando, poi ti diro chi è. O la smette o gli sparo in bocca, perché è una persona che mi sta dando una mano”.
Poi riferito a Tizian, che ora è sotto protezione: “Questo è qui è una persona che o gli stai sul culo…”. Quindi quando Femia gli accenna dei contenuti degli articoli usciti sulla Gazzetta di Modena e scritti da Tizian, Torello taglia corto: “Vedi che glielo faccio dare in bocca, glielo faccio dare in bocca. Ti spiego: sappi una cosa, che ci sono due poteri oggi in Italia, la magistratura e i giornali”. E Femia: “Eh lo so, il giornale è peggio della magistratura”.

Appena venuti a conoscenza del contenuto delle intercettazioni su Giovanni Tizian, ”l’ufficio si attivò immediatamente attraverso i canali ufficiali, segnalando la cosa alla prefettura, per provvedere a far tutelare il giornalista, che venne messo sotto protezione”. Lo dice all’Ansa il procuratore e responsabile Dda di Bologna, Roberto Alfonso, sulla telefonata tra due persone vicine alla ‘ndrangheta, che parlavano di ”sparare in bocca” a Giovanni Tizian, sotto scorta da subito dopo quella minaccia. [15:00 23/01/13]

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