Calabria, Campania, Puglia e Sicilia hanno avviato incontri “istituzionalmente finalizzati all’affermazione della legalità e al contrasto alla criminalità organizzata”. Venerdì scorso, 26 luglio, un parterre de roi ha risposto all’invito di Salvatore Magarò, che ha aggiunto all’incarico di presidente della Commissione regionale (calabra) contro la ’ndrangheta quello di responsabile del Coordinamento interregionale della “Macroregione della legalità”.
Sono arrivati a Reggio Calabria il presidente della Commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia, Nello Musumeci, e i vicepresidenti, Salvatore Cordaro, Fabrizio Ferrandelli e Gianluca Miccichè, il presidente della commissione d’inchiesta Anticamorra, per la vigilanza e la difesa contro la criminalità organizzata del Consiglio regionale campano, Gianfranco Valiante, il vicepresidente Angelo Marino e il presidente della Commissione speciale sulle ecomafie e il riutilizzo dei beni confiscati, Antonio Amato, gli altri componenti della Commissione calabra, Tilde Minasi, Damiano Guagliardi e Gesuele Vilasi e, “in rappresentanza della Presidenza del Consiglio regionale e del Governatore Scopelliti, il vicepresidente dell’Assemblea, Alessandro Nicolò”. Prossima tappa a Palermo, “alla ripresa dopo la pausa estiva”.
E questa è la sintesi delle note diramate alla stampa. Cui si aggiungono le dichiarazioni di intenti. O, per usare le parole ufficiali, gli “obiettivi qualificanti indicati nell’agenda di lavoro approvata”: “nelle scuole di tutt’Italia scoccherà l’ora della legalità (da istituire con una proposta di legge d’iniziativa delle Regioni del Sud); per le aziende ci sarà un rating antimafia, per favorire le imprese che rispettano maggiormente legalità e trasparenza, con un sistema di premialità nei bandi pubblici; le certificazioni antimafia rilasciate dalle Prefetture dovranno essere più tempestive, certe ed esaustive a garanzia delle scelte degli amministratori locali; nel Mezzogiorno saranno promosse iniziative comuni e condivise contro le ecomafie, per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti, in particolare in materia di trasporto e smaltimento dei rifiuti pericolosi e di gestione delle discariche”.
Calabria, Campania, Puglia e Sicilia sono non a caso le regioni in cui si registrano i dati più allarmanti. Parlando di Ecomafie, ad esempio, il rapporto 2013 di Legambiente contiene numeri che non danno adito a dubbi: 34.120 reati, 28.132 persone denunciate, 161 ordinanze di custodia cautelare, 8.286 sequestri, per un giro di affari di 16,7 miliardi di euro gestito da numerosi clan. Dei 302 illeciti ambientali accertati nel 2012, il 45,7% è concentrato proprio in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, seguite dal Lazio, con un numero di reati in crescita rispetto al 2011 (+13,2%) e dalla Toscana, che sale al sesto posto, con 2.524 illeciti (+15,4%).
Dati che non cambiano geografia sui decreti di scioglimento di consigli comunali per sospetto di infiltrazioni mafiose: il Ministero dell’Interno ne elenca 227 dal 1991 al 31 dicembre 2012 (così suddivisi: Campania 91; Calabria 64; Sicilia 58; Puglia 7; Piemonte 3; Liguria 2; Basilicata 1 e Lazio 1). Ma sono dati antichi, come sappiamo, visto l’elenco in continuo aggiornamento, soprattutto nella nostra regione.
Per non parlare delle indagini in corso sulle collusioni tra politica e mafie. O dei consiglieri regionali che sono in attesa di giudizio, in carcere o ai domiciliari.
Bella, l’idea della Macroregione della legalità. Bella, l’idea di unire le forze per far scattare l’ora della legalità. Bella, l’idea di contrastare la criminalità organizzata, che se ne frega delle targhe antimafia e continua ad operare dentro e fuori dei Palazzi.
Sarebbe bello, anche, che al di là degli squilli di trombe e delle pur indispensabili iniziative di marketing antimafia si iniziasse a fare esami al proprio interno, in quelle nicchie politiche in cui il confine è sempre più labile e sempre più grigio. Confidiamo in Salvatore. Che, anche nel nome, sembra avere i requisiti giusti.












