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Laganà e l’onorevole scelta di autosospensione: piccole riflessioni sul tema dopo le uniche due reazioni, opposte, di Storace e D’Attorre

Sabato pomeriggio. Sta scendendo la notte su una giornata che nella Locride è stata più lunga di altre. Si attendeva la sentenza sugli appalti della sanità che vedevano come “imputata di punta” Maria Grazia Laganà, deputata Pd, moglie di Franco Fortugno, vicepresidente della Regione Calabria ucciso il giorno delle primarie del Pd, il 16 ottobre 2005.
In mattinata Maria Grazia Laganà, in una dichiarazione spontanea ai giudici del Tribunale di Locri, dice: “le accuse che mi sono state rivolte non sono vere”. Il pg mercoledì aveva chiesto la condanna a 3 anni. Meno di tre ore dopo arriva la sentenza: condanna a due anni, pena sospesa.

Dopo qualche ora si rompe il silenzio.

“Prendo atto della decisione dei giudici, che rispetto ma che non posso assolutamente accettare, ribadendo ancora una volta la mia completa estraneità ai fatti contestati” scrive l’onorevole Laganà in una nota stampa, comunicando di reputare “doveroso autosospendermi da ogni da ogni incarico di partito, dal gruppo parlamentare e anche da iscritta del Partito Democratico. Lo faccio per rispetto al Pd, lo faccio per evitare qualsiasi speculazione politica ulteriore e lo faccio per avere ampia possibilità di difendere la mia rettitudine e la mia trasparenza professionale ed umana ancor prima che politica”.

A stretto giro Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, “cinguetta” su Twitter: “L’on. Laganà (vedova Fortugno), condannata a due anni per truffa alla Asl di Locri, si autosospende dal Pd. Si dimetta dal Parlamento!”.

Sceglie canali più tradizionali e ufficiali, invece, Alfredo D’Attorre, commissario regionale del Pd Calabria, che scrive in un comunicato stampa: “Esprimo apprezzamento per il gesto di responsabilità compiuto dall’on. Maria Grazia Laganà, la quale, appena appresa la notizia della condanna in primo grado nel procedimento giudiziario che la vede coinvolta, ha annunciato la sua autosospensione con effetto immediato dal Partito e dal Gruppo parlamentare, esprimendo nel contempo la fiducia nell’operato della Magistratura in vista dei successivi gradi di giudizio. Esprimo l’auspicio che nei successivi gradi di giudizio l’on. Maria Grazia Laganà possa dimostrare la sua completa estraneità ai fatti che le vengono imputati”.

Questi i fatti.
Tra le due posizioni opposte degli unici commenti pervenuti a corollario della condanna, e della sucessiva autosospensione dal Pd, una domanda ci nasce spontanea: va bene il rispetto per il partito che l’ha candidata, e la conseguente decisione di evitare speculazioni politiche. Ma, parlando di rispetto, e volendo dare per scontata la sua innocenza, così fortemente ribadita in ogni sua dichiarazione, non pensa l’onorevole Laganà che per rendere più credibile ciò che afferma sarebbe stata cosa buona e giusta autosospendersi all’inizio del processo, e magari dimettersi anche dal Parlamento, in attesa che la magistratura facesse chiarezza su ciò di cui è accusata?

Questo dovrebbe essere il comportamento del mio rappresentante in Parlamento, quello che il mio voto da semplice cittadino dovrebbe contribuire ad eleggere. Questo dovrebbe essere il comportamento preteso dal partito al quale decidererei di affidare il futuro del mio paese. In uno Stato democratico.

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