Il professor Luigi Carbone da qualche giorno è diventato un caso giornalistico e non solo. Un caso perché, secondo le stime del Codacons, con i suoi 61 anni è lui il precario più longevo d’Italia. E’ anche il precario della scuola calabrese con più anni di lavoro, ben 18. Quello di cambiare continuamente istituto senza poter completare un percorso di studi con i suoi alunni è forse il rammarico più grande. Come quello dei tanti precari della scuola italiana, il suo è un lavoro umiliato da un sistema che punta a quantificare tutto senza qualificare nulla.
Luigi Carbone ha presentato la domanda per l’inserimento in graduatoria nel 1993. Alle spalle ha dieci anni di insegnamento negli Stati Uniti dove ha fatto gli studi universitari. Figlio di un italiano emigrato, in America ottiene il Bachelor of art nel 1976 presso il Worcester State College del Massachusetts. Poi, dopo un ulteriore anno di studi e dieci esami sostenuti, ottiene un master in letteratura italiana. Inoltre, per quanto non lo abbia ancora conseguito, ha compiuto il percorso di studi per il riconoscimento del Ph.D (Doctor of Philosophy), titolo accademico riconosciuto a livello internazionale, formalmente paragonato al dottorato di ricerca italiano. In Italia invece ottiene la laurea in Lingue e Letterature straniere presso l’Università La Sapienza di Roma. Compie il suo percorso di studi con il supporto di personalità di spicco, tra cui il professor Franco Cardini storico e saggista, che lo stesso Carbone definisce uno dei più grandi Medioevalisti, e il professor Agostino Lombardo, che è stato un linguista e critico letterario italiano, professore emerito di letteratura inglese presso La Sapienza e membro dell’Accademia dei Lincei dal 29 luglio 1987.
Ma il curriculum vitae del professor Carbone non è stato sufficiente per ottenere la sospirata immissione in ruolo, raggiungibile solo attraverso il macchinoso sistema delle graduatorie, che il portale www.orizontescuola.it cerca di chiarire.
Oggi Luigi Carbone insieme con altri colleghi ha deciso di fare causa al Ministero dell’Istruzione per richiedere «l’adozione degli atti amministrativi generali necessari ad ottenere la definitiva immissione in ruolo degli insegnanti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento, e la conseguente conversione dei contratti di lavoro a tempo determinato, oltre che un risarcimento pari a 40mila euro».
È forse banale ma viene da chiedere: perché ha fatto ritorno in Italia, si è mai pentito di questa scelta?
Non sono pentito, questa è la mia patria, qui ho vissuto vent’anni. Io sono italiano, mi piace vivere qui ma spesso mi sento frustrato nel non vedere riconosciuto il mio lavoro e gli sforzi che ho fatto per crescere professionalmente. Mi sento frustrato nel vedere che mi è preclusa la possibilità di una crescita professionale. Ma non mi pento di voler vivere nella mia patria.
Con il suo girovagare di scuola in scuola per tutta la provincia crotonese, riesce a proporre un insegnamento ben strutturato, un percorso didattico valido ai suoi alunni?
Ovviamente no, sono ragazzi che vedo magari solo per un anno. Mi metto in discussione, loro imparano seguendo un metodo di insegnamento, poi finisce l’anno scolastico e per me, ma soprattutto per loro è un po’ come dover ricominciare.
Negli ultimi anni la crisi del sistema scolastico è stata attribuita quasi completamente alle scelte del ministro Gelmini. Ma il suo precariato va ben oltre l’operato della Gelmini.
Le ultime scelte in materia di scuola sono state pessime, ma non è questione di questo o quel governo, di questo o quel ministro. E’ il sistema ad essere sbagliato, perché non solo mortifica la professionalità di chi lavora ma offre agli studenti una preparazione che inevitabilmente si fa discontinua e perciò spesso qualitativamente bassa. Il più delle volte, nella selezione del corpo docenti, si compiono scelte ridicole che deprimono la preferenza del merito. Alle volte è sufficiente un corso di 100 ore per poter cambiare la materia di insegnamento a discapito magari di insegnanti più qualificati.
Cosa si aspetta da questo ricorso?
Molto banalmente, quello che credo si aspettino gli oltre 2000 precari della provincia di Crotone e tutti i precari d’Italia: di vedere riconosciuti il diritto ad un lavoro dignitoso e sicuro.












