Avrei voluto vedere da vicino la loro faccia. La faccia di Aurelio Misiti, Elio Belcastro, Pino Galati.
Avrei voluto osservarli mentre guardavano Berlusconi abbandonare mestamente il Quirinale, tra i fischi e gli Hallelujah della folla che si era radunata lì per assistere alla sua caduta.
Avrei voluto vedere la loro faccia, non perché trovi particolarmente esaltanti gli sberleffi ai vinti, né perché mi venga da festeggiare, visto che comunque sarà sempre il popolo a grondare sangue, mentre ai Della Valle e i Montezemolo andrà sempre bene. No. Avrei voluto guardarli per capire cosa si può provare a passare dalle stelle alle stalle (si fa per dire) nel giro di pochi giorni. A ritornare – dopo l’esaltazione di una nomina a viceministro e sottosegretario, con l’auto blu e il telefono blu, l’aereo blu e il ristorante blu, le telecamere osannanti e il cellulare deferente – alle chiacchierate tra peones, agli appostamenti fuori da Montecitorio, tra quelli che, se passano le Jene, sperano di essere essere presi per il culo pur di apparire in televisione.
Negli ultimi rantoli del berlusconismo c’è stata tanta Calabria. Più la politica è scesa, più i calabresi sono saliti. È diventato sottosegretario, tra lo stupore generale, il rizziconese Elio Belcastro. È diventato sottosegretario il catanzarese Giuseppe Galati, noto ai più per un trapianto di capelli che aveva fatto gridare al miracolo anche Berlusconi e per aver impalmato la leghista Carolina Lussana. È diventato sottosegretario il melicucchese Aurelio Misiti (melicucchese non perché cuccador ma perché di Melicucco, in provincia di Reggio Calabria). Ma Misiti, docente di transumanza politica ad Harvard (l’unico partito che ancora non ha visitato nella sua vita è il circolo dei fan di Gianni e Pinotto, ma non disperiamo), è stato persino nominato viceministro, riuscendo subito a far ridere l’Italia: da sostenitore del ponte sullo Stretto è riuscito a dare, infatti, parere favorevole a una mozione contro il ponte, e pure a nome del governo.
Ma, lasciando per un attimo i tre moschettieri, a proposito di risate come dimenticare il sempreverde Ciccio Nucara (vi ricordate la telefonata di Silvio alle sedie vuote di Amantea?), tra i primi ad annunciare la nascita dei “responsabili”, uno dei pochi calabresi che resterà nella storia perché, essendo riuscito a fare iscrivere un’altra persona al Pri, ha messo in minoranza per due a uno Giorgio La Malfa. O come dimenticare Santo Versace, Gianfranco Pittelli, Ida D’Ippolito, che hanno abbandonato rumorosamente Berlusconi contribuendo alla sua caduta. E infine Dorina Bianchi, eletta nel Pd, poi passata all’Udc e infine al Pdl, con l’incredibile talento di ritrovarsi sempre al posto sbagliato al momento giusto (e, domani, probabilmente fuori da Palazzo Madama).
Insomma, una regione di due milioni e mezzo di abitanti, in un paese di oltre sessanta milioni, con nessun peso economico, ha svolto un ruolo di primo piano nella parabola berlusconiana con una sfilza di nomi che hanno animato le cronache nazionali. E nessuno riesce a capire come mai.
È anche per dir loro che la politica è cieca come la fortuna, che avrei voluto guardare in faccia Elio Belcastro, Giuseppe Galati e Aurelio Misiti. Li avrei osservati mentre si specchiavano nello sguardo sconfitto, triste, rancoroso del caimano. Avrei voluto leggere nelle loro teste, chissà, per trovarci le immagini di un Silvio che ha perso Palazzo Chigi, ma ha pur sempre le televisioni, le ville, il bunga bunga. E per trovarci lo scoramento di chi ha fatto appena in tempo ad assaporare potere e celebrità e oggi resta senza nulla.
Infine, io avrei voluto guardarli soprattutto per consolarli. Per spiegar loro che non ci saranno altri loro conterranei, che vengano dal Pdl, dall’Mpa, dal Pd, da Idv, da Sel o da vattelapesca, a occupare le poltrone che fino a poco fa erano scaldate da loro. Perché, con Berlusconi, se ne va anche la centralità calabrese negli intrighi di palazzo. E dubitiamo che a un Monti, a un Bersani, a un Casini, o a uno stesso Berlusconi, ora che non c’è bisogno di scilipotare, possa fregare di dare un peso a questi esponenti politici.
Elio Belcastro, Giuseppe Galati e Aurelio Misiti, magari ci sarà qualche calabrese nel governo. Ma sarà un professore, un intellettuale, sarà qualcuno nato in Calabria ma che dalla Calabria è scappato in tempo e con la Calabria non vuole averci a che fare. State tranquilli: dei vostri compagni di cammino, dei deputati o senatori calabresi, non ci sarà nessuno. È questo il vostro più grande successo, è questo il vero contributo che avete dato alla rinascita del paese.















…..e io mi associo.
Chapeau Alessandro Russo.