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Dallo Juventus Stadium un messaggio contro la ‘ndrangheta

A Torino la prima nazionale di "bianco come la vaniglia", il romanzo di Paola Bottero dedicato a Francesco Maria Inzitari, il diciottenne di Rizziconi assassinato dalle cosche, super tifoso bianconero. Durante l'evento illustrate le iniziative della Fondazione costruita per onorare la sua memoria con un impegno costante per la legalità
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Se la barbarie non avesse fermato troppo presto il suo percorso di vita, avrebbe voluto essere lì, in quello stadio gioiello appena inaugurato, in quel simbolo della sua squadra del cuore. È per questo che sabato scorso lo Juventus Stadium di Torino ha fatto da cornice alla presentazione in prima nazionale di “bianco come la vaniglia”, il romanzo edito da sabbiarossa edizioni che la giornalista e scrittrice Paola Bottero ha voluto dedicare a Francesco Maria Inzitari. Un evento voluto dalla Fondazione che porta il nome dello sfortunato diciottenne assassinato dalla ‘ndrangheta, e che in suo onore e in sua memoria vuole portare, dentro e fuori la Calabria, un messaggio forte di legalità e di speranza per i giovani, contro la violenza, l’arroganza mafiosa e la subcultura criminale. Non a caso la presentazione di “bianco come la vaniglia” è stata aperta da un filmato con le parole di don Luigi Ciotti, leader e fondatore dell’associazione antimafia “Libera”, che in occasione della venuta della Nazionale di calcio a Rizziconi, per un allenamento in un campo confiscato alle cosche, ha raccontato ai tantissimi studenti presenti di aver portato un fiore nella tomba di Francesco: “Un ragazzo che amava lo sport, lo sport pulito”. Un ragazzo dal cuore bianconero.

Da sinistra Alessandro Russo, Paola Bottero, Nicoletta Inzitari, Caterina Luciano e don Pino De Masi nel corso della presentazione di “bianco come la vaniglia” allo Juventus Stadium

Accanto a Paola Bottero, nella sala conferenze messa a disposizione dalla Juventus, c’erano Nicoletta Inzitari, sorella di Ciccio e presidente della Fondazione Francesco Maria Inzitari, Caterina Luciano, autrice della copertina di “bianco come la vaniglia”, e don Pino De Masi, referente calabrese di Libera. Ha moderato l’evento il giornalista Alessandro Russo.

Nicoletta Inzitari, spiegando l’attività della fondazione e l’impegno per la legalità che si costruisce cominciando dalle scuole, ha fatto proprie le parole di don Ciotti, per il quale una seria ed efficace lotta alla mafia deve necessariamente partire da Roma. «Come diceva Giovanni Falcone – ha concluso la presidente della fondazione – la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine».

Caterina Luciano ha spiegato come, da piemontese che conosce le vicende di ‘ndrangheta e di violenza solo per le cronache dei giornali, sia riuscita a scoprire attraverso il libro che dietro le vicende di violenza esistano realtà che spesso fa comodo non approfondire. Ci sono esseri umani e c’è un’umanità che, in questo caso, è rappresentata dagli occhi straordinari di Francesco, «occhi che sanno di vita e di voglia di scoprire tante cose». «Occhi – ha concluso – che io non ho voluto riportare nella copertina, dove ha lo sguardo abbassato, perché ciascuno dovrà riuscire a trovarli, come li ho trovati io. Ce ne sono tanti, di quegli occhi, questa sera qui».

Don Pino Demasi, rispondendo alla domanda di Alessandro Russo «tutte queste iniziative lasciano qualcosa, tutte queste iniziative hanno un senso?», ha spiegato che le iniziative hanno un senso se lasciano un segno dal quale ripartire. «La venuta della Nazionale di calcio a Rizziconi servirà a qualcosa se lascerà un segno sul territorio, se i bambini di Rizziconi andranno a giocare in quel campo, se l’esempio dello sport pulito inciderà sui cittadini. La forza della ‘ndrangheta non dipende solo dai suoi affiliati e dai suoi fiancheggiatori, ma anche dai tanti che voltano la testa dall’altra parte e dicono “non mi riguarda”. Don Ciotti ha voluto portare un fiore nella tomba di Francesco proprio per questo: per lasciare un segno, perché gli altri sappiano».

Paola Bottero ha emozionato i presenti quando ha ricordato la lacerazione vissuta scrivendo la storia di Francesco, che le ha consentito davvero di comprendere il perché la mamma di Francesco, Maria, abbia preferito non offrire testimonianze dirette sul figlio, mettendo nuovo sale su una ferita che sarà eterna e insopportabile. «Francesco era un ragazzo normale, era un giovane di talento, era corretto, era onesto, aveva tanta voglia di fare, era già un grande imprenditore. E per questo era un eroe. Un eroe normale, di quelli di cui la Calabria ha bisogno. Era un eroe perché voleva costruire il proprio futuro qui, perché non voleva scappare. Perché pensava che tentando di migliorare il proprio destino avrebbe potuto migliorare la propria terra. Con il mio libro ho voluto restituire umanità a quello che è stato etichettato solo come un fatto di cronaca, seguendo il destino di tanti fatti di cronaca. Un titolo su un giornale per cui si dice “tanto a me o alla mia famiglia non potrà mai accadere”. Era quello che pensava Roberta Congiusta, prima che le uccidessero il fratello Gianluca. Era quello che pensava anche Nicoletta. Restituire umanità alle vicende serve a restituire la memoria di persone straordinarie a chi non ha avuto la fortuna di conoscerle, ma serve anche a svegliare le nostre coscienze, troppo assuefatte a pensare che la violenza della ‘ndrangheta sia altro da noi».

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2 risposte a Dallo Juventus Stadium un messaggio contro la ‘ndrangheta

  1. Pingback: Le immagini della presentazione di “bianco come la vaniglia” allo Juventus Stadium di Torino | Scirocco News

  2. caterina scrive:

    siete straordinari
    grandi per il vostro impegno travolgente

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