Marianna Madia compirà 33 anni il 5 settembre. Una bella ragazza, con una finezza intrinseca che ha l’impronta dello Chateaubriand di Roma. Una carriera tutta in salita: nel comitato direttivo dell’Arel, l’Agenzia di ricerche e legislazione fondata da Nino Andreatta, nel comitato di redazione della rivista Italianieuropei, nel 2008 è stata candidata da Veltroni alla Camera dei Deputati. Ed è stata subito ressa: giovane, bella, culturalmente preparata, umile (la sua campagna elettorale partì all’insegna della “inesperienza politica”, espressione che utilizzò a più riprese, cercando di sottolinearne la valenza positiva), ex fidanzata di Giulio Napolitano, figlio di Giorgio Napolitano. La nomenklatura – politica, giornalistica, perbenistica – gridò allo scandalo. Il suo modo di interpretare la politica gettò nel dimenticatoio il tentativo di assimilarla ancora ad altre colleghe “starlette”. A primavera 2013 viene riconfermata alla Camera dei Deputati.
Domenica sera Marianna ha dato un altro colpo duro a chi ancora resiste inseguendo le vecchie logiche interne al Pd. Fabrizio Barca, ex ministro della Coesione Territoriale nel governo Monti, sta facendo un tour nazionale in vista del congresso del partito. Domenica ha raddoppiato se stesso, convocando su una barca – un barcone sul Tevere, per l’esattezza, nel centro culturale “Tevere democratico” – l’incontro con i cittadini, organizzato dai militanti di Sel e Pd per affrontare il nodo del futuro della sinistra italiana. “Troppi delinquenti nel partito” ha tuonato Marianna Madia, denunciando “vere e proprie piccole associazioni a delinquere sul territorio” .
Nel Pd, prosegue la deputata, “ho visto ipocrisia, ho visto opacità, ho visto un sistema che non chiamerei neanche di correnti, ma di piccole e mediocri filiere di potere che sono attaccate così al potere e non vogliono cedere di un millimetro”. Ma non basta. Il biondo Tevere le chiede di affondare sulle diramazioni locali romane, con un riferimento esplicito alle “associazioni a delinquere”.
Barca non si tira indietro. Riprende l’intervento a gamba tesa della giovane collega e spara una cannonata. Verso Sud. Verso questa nostra terra che pensavamo dimenticata: «Quello che racconta Marianna Madia in Calabria, ad esempio, lo vedi benissimo, assume toni drammatici. In quella terra il partito è diviso tra veri e propri capibastone che vengono dal passato e un 25% di partito straordinario. Quello che ci hai detto in modo molto libero la gente lo vede. Le persone a quel punto scelgono altri». “Il suicidio è servito” chiosano David Perluigi e Nello Trocchia, che hanno raccontato la serata per Il Fatto Quotidiano.
A noi, che non piacciono i suicidi consapevoli, né quelli indotti, rimane solo una domanda: se a livello nazionale esiste la certezza che in Calabria il Pd sia gestito da “capibastone che vengono dal passato”, qualcuno può iniziare a fare i nomi, per metterli da parte e dare spazio a quel 25% straordinario che non riesce a restituire un senso e un ruolo alla politica?


l'articolo de Il Fatto quotidiano










Condivido! Dobbiamo trovare il sistema di fare politica in modo nuovo, aperto, senza dover ogni volta trovare un giustificazione di appartenenza, l’unica appartenenza è al PD. Può esserci la condivisione di un percorso, di idee, e di un programma con il rispetto che DEVE essere reciproco, verso gli amici che hanno un ruolo di rilevanza nel partito. Non si può restare ancorati a schemi di sudditanza politica senza avere una possibilità di replica come se le persone si dovessero annullare completamente per diventare servili nei confronti dei cosiddetti ” capibastone”.