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Ora mi conosci? Anche a Cosenza un flashmob contro l’omofobia e l’intolleranza

Un’arpa al centro di piazza XI settembre, un gruppo di persone mascherate raccolte intorno alla musica dolce delle corde pizzicate, un capannello di passanti incuriositi che sono rimasti a guardare queste maschere immobili per diversi minuti. Pareva quasi un’installazione artistica e potrebbe anche essere tale se si pensa all’inventiva che gli omosessuali devono avere ogni giorno per vedere salvaguardati i loro diritti. Il flashmob, organizzato da Eos Arcigay Cosenza in collaborazione con Omocrazia, Certi Diritti, Controverso, Liberi.tv e Liq Mag in occasione della giornata mondiale contro l’Omofobia e la Transfobia, è stato un modo per ricordare quello che ogni giorno viene dimenticato. L’impossibilità ad accedere a tutti quei diritti, come il matrimonio, che ormai alla maggior parte sembrano scontati ma che per la comunità LGBT sono una battaglia che ancora non vede un orizzonte certo e che, di fatto, opera una discriminazione.

I partecipanti al flashmob di Cosenza

Proprio per abbattere la diffidenza, i partecipanti al flashmob indossavano una maglietta con su scritto alcune caratteristiche personali e la domanda provocatoria “Ora mi conosci?” per scardinare il pregiudizio di diversità che gli omosessuali ormai si portano dietro da sempre. C’era chi portava scritto sul petto di essere alto e moro, chi comunista, chi riflessivo e permaloso. Caratteristiche comuni che non tracciano nessuna differenza con tutti quelli comunemente definiti “normali”.

Al riparo di un ombrello con i colori dell’arcobaleno, per richiamare le manifestazioni organizzate nello stesso momento a Reggio Calabria, un’attivista ha ricordato ai presenti l’esistenza degli omosessuali, il loro diritto a essere trattati uguali agli altri, l’impossibilità di accettare ancora le discriminazioni e gli attacchi omofobici, anche fisici, che li costringono a difendersi da un pregiudizio dilagante e immotivato.

La risposta della cittadinanza è stata varia. C’era chi si lasciava intervistare dagli attivisti di Liberi.tv, chi chiedeva informazioni sulla manifestazione e leggeva con attenzione i volantini distribuiti, chi è rimasto ad ascoltare incantato l’arpista che ha suonato per tutto il tempo, altri che appena apprendevano il tema del flashmob si allontanavano infastiditi. Eppure la solidarietà e l’interesse percepiti dagli organizzatori è stata ben oltre le aspettative, un piccolo segno che può diventare uno spiraglio di civiltà e tolleranza, per una società che non sia fintamente moderna ed emancipata.

 

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